Giannetti? Soltanto una questione di culo. Per l’allenatore Rastelli beninteso

Cosa manca a Giannetti? Un po’ di culo”. Alla vigilia Rastelli aveva trovato un modo spiccio per giustificare le occasioni mancate dal centravanti nella partita col Sassuolo. E in effetti, ripercorrendo la carriera del buon Niccolo’, non si puo’ dar torto all’allenatore del Cagliari. La fortuna non e’ stata spesso dalla sua parte. Da giovane, arrivato alla Juventus dal Siena, sembrava dovesse spaccare il mondo. Un suo gol al Manchester City di Robarto Mancini in Europa League (quel giorno tra i bianconeri giocava tra gli altri Legrottaglie, attuale secondo di Rastelli) passo’ in secondo piano di fronte al mancato successo. E un mese dopo il giovane Niccolo’ non fu particolarmente fortunato al debutto in campionato. Ancora 19enne mister Delneri lo schiera titolare contro il Bari. Gioca a fianco a Del Piero e la notte prima non prende sonno per l’emozione. In campo corre, si batte, esulta quando la Juve passa in vantaggio, ma aspetta il suo momento, quel gol che gli cambiera’ la vita. E invece il destino cinico e baro gli mette di fronte un magiaro sconosciuto. Rudolf e’ stato appena sbolognato dal Genoa e all’ultimo giorno di mercato di gennaio e’ finito al Bari. i pugliesi allenati da Ventura sono ultimi in classifica (capita anche ai migliori, anche se non e’ questo il caso) e quando al tecnico genovese comunicano il nome del nuovo arrivato chiede se si tratta di un ballerino. il destino pero’ vuole che anziche’ la goleada bianconera si realizzi l’impossibile: il pareggio degli ultimi col gol di Rudolf. Che ovviamente danza davanti alla panchina per esultare. La misura e’ colma: Delneri prima che il gioco venga ripreso sostituisce Giannetti che di li’ alla fine del campionato non verra’ piu’ impiegato, facendo un mesto ritorno al Siena.Ma solo per poco. Scende in purgatorio al Gubbio, ma non va. Finisce agli inferi al Sudtirol in C e neanche li’ supera i 2 gol. il Cagliari lo prende pagandolo una bella cifra (3 milioni e mezzo) dopo un parziale riscatto a La Spezia. Beretta lo ha avuto a Siena e giura su di lui. in B gioca part time ma raggiunge 10 gol. Finalmente! Ma in A e’ sempre la solita solfa : 11 presenze, 0 gol e a gennaio torna a La Spezia dove si sblocca solo all’ultima di campionato. Ciononostante a Cagliari sono buoni e pazienti. Del resto non e’ nato qui, perche’ non dargli la milionesima chance? il resto e’ storia recente: gli errori che fanno esultare il Sassuolo e oggi il Chievo. A 26 anni e mezzo aspettava il primo gol in serie A. Dovra’ aspettare ancora dopo lo 0-2 odierno. Gli mancava un po’ di culo dice Rastelli. Per altri ne ha avuto anche troppo. Piccola annotazione: nell’anno in cui Giannetti passo’ dal Siena alla Juventus un certo Ciro Immobile compi’ il cammino inverso. Cosi’ va il calcio.

 

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Punto e a capo: quando ti aspetti il salto di qualità il Cagliari stecca

Exploit del Sassuolo o gentile omaggio del Cagliari? Per capirlo dobbiamo rimandarvi ai risultati di domenica prossima. In particolar modo quello della squadra di Bucchi, il tecnico che vincendo stasera ha potuto tirare un grosso sospiro di sollievo per la sua panchina. Già perché il Sassuolo fino a oggi aveva rimediato tre sconfitte e un misero punto in quattro partite. Se domenica dovesse ripetere la vittoria significherebbe che ha avuto un seplice inizio lento e che poi ha mostrato i suoi valori. Ma se dovesse perdere un’altra volta, beh allora si potrebbe dire che il successo di oggi è stato un regalo del Cagliari. Uno 0-1 da non credere vista la classifica e lo stato di forma palesato dai rossoblù nelle due precedenti vittorie. Se poi si pensa che Cragno è stato il migliore in campo con un rigore parato e un gol già fatto tolto a Ragusa nel finale, lo stupore è grande. Senza fare processi perché è la prima volta che il Cagliari toppa la prestazione, qualche domanda in questi casi si impone. La prima è rivolta alla società: come è possibile spendere 12 milioni per acquistare un attaccante e alla prima occasione in cui questi è cpostretto al cambio, sostituirlo con uno che l’anno scorso non giocava in B? Ma dico nel vasto panorama ci sarà qualcuno che può fare la sua figura in serie A seppur per uno spezzone di gara. Senza andare a ricordare la improvvida cessione di Han, ci sarà stato qualcuno un po’ meglio in giro. Pensate che Ragatzu fosse tanto peggio? Seconda domanda rivolta a Rastelli: si era parlato di cambi obbligati alla vigilia per quei giocatori come Cigarini, Capuano, Pavoletti e Ceppitelli che venendo da una lunga inattività non potevano essere impiegati se non part time in incontri così ravvicinati. Evidentemente il rischio l’avevano calcolato tutti fuorchè il tecnico, perché sia Pavoletti che Ceppitelli hanno avvertito problemi muscolari: uno è uscito e l’altro è rimasto solo per far numero visti i cambi già effettuati. Terza domanda ancora rivolta al tecnico: perché non alzare l’asticella anziché ribadire anche dopo le due vittorie consecutive che l’obiettivo è la salvezza? Per pararsi il di dietro evidentemente, ma così facendo si corre il rischio di accontentarsi e non fare mai il salto di qualità. Oggi ci saremmo attesi una squadra con gli occhi di tigre e invece non si è visto niente di tutto questo. Ultima domanda ai tifosi. Matri, il match winner dal dischetto, nonostante un altro rigore sbagliato, è regolarmente fischiato dai tifosi rossoblù. Di Borriello non ne parliamo. Eppure entrambi quando hanno indossato la maglia del Cagliari il loro dovere l’hanno fatto in pieno. Per chi non lo ricordasse Matri l’ultimo anno andò via a gennaio che era già arrivato a 11 reti. E l’anno prima ne aveva segnate 13. Borriello ne ha fatte 20 l’anno passato. Sembrerebbero grandi nemici a giudicare dai cori di disapprovazione. Al contrario si ha una grande pazienza verso quelli che non la buttano mai dentro. Boh, chi ci capisce è bravo.

 

Due spallate di Barella e Joao Pedro: per il Cagliari è una impresa inedita

Due parole sulla partita prima di tuffarci nelle cifre con le quali far festa. Il Cagliari l’ha vinta perché così come era successo contro il Crotone ha dimostrato di avere una qualità superiore rispetto agli avversari da un punto di vista soprattutto tecnico. A centrocampo gente come Schiattarella e Viviani non hanno retto il passo al cospetto dei dirimpettai rossoblù lasciando il generoso Mora a predicare nel deserto. Mora che di aspetto agli over 50 potrebbe ricordare il Vendrame degli anni Settanta (ribadisco aspetto, non vorrei essere querelato dallo scrittore di Casarsa della Delizia che aveva grandissima tecnica). Così come a sinistra il giovane Costa ha imparato a sue spese come Padoin, sicuramente tra i migliori, abbia ancora tanta voglia di ben figurare. E se Lazzari aveva tanta birra nelle gambe, la stessa non andava di pari passo con i suoi piedi, tutt’altro che capaci nel gestire il pallone, al punto da non riuscire mai a servire un solo assist ai compagni d’attacco. Anche l’occasione con la palla toccata da Cragno che ha sbattuto sulla traversa era nata da un suo cross sbagliato. Il duello Borriello-Pavoletti è vissuto più nelle intenzioni che nei fatti. L’ex rossoblù ha calciato verso Cragno solo su punizione a risultato ormai segnato, mentre il suo successore ha fallito una buona opportunità di testa con il portiere fuori causa su perfetto assist di Sau (bravo), per poi sfiorare il gol con un sinistro a fil di palo dopo aver raccolto una corta respinta della difesa.
Trovato il primo gol con Barella al 17’, grazie anche a una deviazione che non toglie comunque al ventenne la gioia di finire finalmente sul tabellino dei marcatori, il Cagliari ha capito in fretta che il più era già fatto, e dopo lo splendido raddoppio di Joao Pedro a metà ripresa ha chiuso i conti rischiando di vincere di goleada. Se solo Farias, ieri di nuovo nella sua versione più egoista, non si fosse incaponito a voler segnare a tutti i costi, fallendo quattro buone opportunità di cui due clamorose. Le cifre dunque: i 6 punti in 4 gare significano una proiezione aritmetica a 57 a  fine campionato, il che (lo dico per chi è portato a leggere cose non scritte) non significa che sarà quello l’esito finale, ma piace perlomeno l’idea. Cragno, che negli ultimi minuti è stato bravo a salvare la propria porta dopo una deviazione assassina, ha chiuso imbattuto per la seconda giornata di seguito su 4 giocate, eguagliando il suo record della precedente esperienza cagliaritana, quando però di partite ne fece 14. In quella stagione non prese gol nella vittoriosa trasferta di Empoli per 4-0 e nello 0-0 di Parma. A Ferrara in serie A il Cagliari non aveva mai vinto neanche ai tempi di Riva e Boninsegna (due sconfitte e un pari), ed ha sfatato così un tabù. La squadra di Rastelli ha bloccato anche la serie nera di 5 ko consecutivi in trasferta (tre nel finale della scorsa stagione e due quest’anno) e ha tenuto imbattuta la propria porta dopo 21 gare fuori casa di seguito nelle quali aveva preso almeno un gol. Ultima nota per dare a Rastelli quel che è di Rastelli. Se è vero che la Spal pur perdendo mantiene comunque una dignitosa classifica, guardando la crisi dei suoi colleghi Baroni (Benevento), Pecchia (Verona) e dello stesso Bucchi (pure lui era in B) col Sassuolo che sarà il prossimo avversario mercoledì, bisogna rendere merito all’allenatore del Cagliari per il buon impatto che era riuscito ad avere l’anno passato in classifica quando il debuttante nella massima divisione era lui. Adattarsi alla serie A non è così scontato.

Sino a ottobre il calcio italiano passeggia: e i mega staff a cosa servono?

La nazionale becca tre pappine dalla Spagna e il commento più  gettonato è stato: “purtroppo il livello del calcio italiano è questo”. Poco importa che un anno fa, Con Conte Ct, contro gli stessi avversari fosse finita 2-0 per noi (era il 27 giugno 2016 mica un’era geologica fa). Ieri la Juventus ha ripetuto pari pari il tonfo in casa del Barcellona e oltre a tutto il popolo italiano non juventino, ha fatto felice proprio il Ct Ventura che potrà far suo il refrain: “purtroppo il livello del calcio italiano è questo”. Aggiungiamo il miracoloso 0-0 della Roma con l’Atletico Madrid, miracoloso perché se fosse finita 0-3 (un risultato a caso) nessuno avrebbe potuto obiettare nulla. Ma allora l’argomento è chiuso, di cosa vogliamo parlare se “purtroppo il livello del calcio italiano è questo? Per esempio, con un’analisi meno banale, ci si potrebbe chiedere perché da una vita stiamo a constatare che nei mesi di luglio, agosto e settembre la condizione dei nostri giocatori è sistematicamente deficitaria nei confronti di tutti gli avversari, eppure non facciamo nulla per migliorarla. Comprensibile a luglio, ma con i calendari che ormai fissano scadenze importanti anche in estate, è davvero impossibile studiare una preparazione atletica perlomeno sufficiente a evitare questi handicap di partenza con chiunque ci capiti a tiro? Nello specifico, a cosa servono i mega staff di cui si sono dotate tutte le società, dalle più piccole alle più grandi, di preparatori atletici, psicologi, ottimizzatori di non si sa bene cosa, tecnici addetti al recupero fisico di chi non è al top, altri al mantenimento di chi lo è, allenatori dei vari settori del campo, preparatori dei preparatori e allenatori degli allenatori? Un’accozzaglia di personaggi per lo più spettatori a sbafo da bordo campo la cui utilità è tutta da discutere. Perché poi alla resa dei conti, sia quando esisteva solo un preparatore atletico, sia oggi che i collaboratori sono molti e variegati, per vedere la squadra correre bisogna aspettare la seconda metà di ottobre e per vederla dare il massimo novembre? Misteri. L’importante è che l’allenatore di turno si circondi di persone di fiducia per controllare meglio “lo spogliatoio” e per tenere in scacco la società. La quale avendo a libro paga tanti personaggi, prima di esonerare qualcuno ci pensa un po’ di più. Già, perché poi alla fine questo è. Della preparazione che tarda ad arrivare sembra non importi a nessuno.

Sau meravigliaiu: al Cagliari basta solo un tempo per sistemare il Crotone

Il Cagliari sistema la pratica Crotone già nel primo tempo, frazione di gioco in cui mostra le cose migliori. Segna Sau e non è una novità, mentre Pavoletti costringe Cordaz alla parata più difficile della giornata con il suo pezzo forte, il colpo di testa. Cigarini è un altro rispetto alle due precedenti uscite: ha ritrovato il ritmo partita e la qualità nelle giocate è di spessore nettamente superiore. Mette due volte il compagno solo davanti al portiere: prima Pavoletti che spreca con un controllo approssimativo facendosi riprendere dal difensore, e dopo Sau che non ci crede abbastanza temendo di essere in fuorigioco. Addirittura tre gli assist del regista se si considera il gol giustamente annullato a Joao Pedro sempre per off-side. Il brasiliano è autore del colpo di biliardo più bello: l’assist di esterno destro a irridere l’allegro piazzamento difensivo dei calabresi – con voragine nel mezzo – e a piazzare Sau in contropiede solo davanti a Cordaz (si può dire in casa dell’impiccatoz?). Il tiro che scheggia il palo prima di adagiarsi in rete fa impazzire i 16mila tifosi che hanno sfidato il tempo incerto pur di non perdersi la prima nel nuovo, piccolo e accogliente stadio provvisorio. Mi soffermo su quanto successo nel primo tempo perché la ripresa ha offerto meno spunti: un bel salvataggio di Pisacane su Budimir a precedere l’uscita di Cragno; un bel tiro a giro di Joao Pedro di poco alto, e giusto sul finire una punizione di Barberis a fil di palo. La differenza fra le due squadre l’ha fatta il maggior tasso tecnico dei centrocampisti rossoblù in fase di costruzione del gioco. L’allenatore ospite Nicola, che sapeva della mancanza di piedi buoni tra i suoi, chiedeva al proprio portiere il sistematico rilancio lungo a saltare il centrocampo proprio per questo motivo. In tal modo le punte Budimir e Trotta sono finite regolarmente ingabbiate nelle maglie della difesa rossoblù. I padroni di casa, che hanno mostrato un buon piglio in tutte le fasi della gara, non potevano non pagare a gioco lungo l’assenza dai campi del centravanti Pavoletti (rimasto sino all’ultimo nonostante fosse sfinito per mettere minuti sulle gambe) e del capitano Dessena, giustamente sostituito dopo quasi un’ora (per cortesia basta con queste facce deluse). Conferme positive per Barella, Pisacane e per Ionita nonostante l’ingresso dalla panchina. Così come è da apprezzare l’altruismo messo in mostra da Farias quando è entrato. Il Crotone può prendersela con la dannazione del numero 3: alla terza partita il Cagliari gli ha preso 3 punti; ha subito la rete al minuto 33 e Sau ha segnato il gol numero 33 in serie A. Andate a raccontare ai calabresi che si tratta del numero perfetto!

C’è Pavoletti: Cagliari col Crotone nello stadio gnomo per la prima vittoria

 Finora abbiamo scherzato, si potrebbe dire. Il campionato del Cagliari comincia ora. Questo almeno era il pensiero ricorrente in casa rossoblù quando vennero stilati i calendari. Alle resa dei conti però quelle con la Juventus e con il Milan sono state due occasioni mancate. Perché pur affrontate in trasferta sono parse tutt’altro che due corazzate, e andando a guardare l’andamento dei due incontri il Cagliari ha perso delle ghiotte occasioni per smuovere subito la classifica e partire con quella dose di entusiasmo di cui va ancora alla ricerca contro il Crotone. Già il Crotone, la squadra calabrese è di caratura nettamente inferiore alle precedenti, ma paradossalmente per il Cagliari può essere un avversario più difficile. Almeno fino a quando non riuscirà a sbloccare il risultato. La squadra di Rastelli pur non raccogliendo niente ha fatto finora due belle figure perché ha potuto esibirsi nel canovaccio tattico che le è più congeniale. Ovvero aspettare l’avversario che attacca e trovare così gli spazi per mostrare le sue doti. Ora è chiamata a recitare la parte opposta, e questo almeno inizialmente le complicherà la vita. Del resto se non vinci contro il Crotone in casa non si capisce bene quali ambizioni si possano accampare. E’ la prima di Pavoletti, l’acquisto più costoso della storia rossoblù, che ha un’eredità mica da ridere. Perché piaccia o no, il suo predecessore i suoi 16 centri li aveva timbrati. C’è da dire peraltro che Borriello confermò di essere un fior di bomber nonostante un’intesa tutt’altro che buona con il brasiliano Farias. Il quale ha nei piedi i numeri per far diventare capocannoniere qualsiasi compagno, ma nella testa l’egoismo tipico di un goleador più che di un uomo assist. E questo non aiuta né lui né il Cagliari. Vedremo come accoglierà il nuovo arrivato e soprattutto se lo servirà a dovere. Tenuto conto che Farias e Pavoletti seppur per poco sono già stati compagni nel Sassuolo. A contribuire alla riuscita del primo successo stagionale provvederà e non poco il pubblico cagliaritano. Ingenuo ed entusiasta come pochi. In quale altro luogo, mi chiedo, avrebbero fatto festa per un nuovo stadio che altro non è che il piccolo catino montato qualche anno fa a Quartu e subito rimosso. Facciamo pure gli appausi per la celerità, ma insomma, se andiamo a vedere l’attuale impianto che ospita il Cagliari è al 45° posto per capienza fra gli stadi d’Italia (fonte Wikipedia), e centri come Lecce e Messina per fare due esempi di città con squadre nei campionati minori, vantano stadi che possono raccogliere più del doppio della sua capienza. Addirittura quello di Benevento può ospitare un numero superiore di spettatori. Con la differenza che la città di Cagliari la serie A l’ha conosciuta 52 anni fa e nel frattempo l’ha frequentata 38 volte vincendo anche uno scudetto. A Benevento sono appena arrivati dopo una vita passata in C. Speriamo sia davvero una situazione provvisoria.

 

L’Italia coccola Zappacosta: anche Rastelli ha contribuito alla sua crescita

Più o meno tutti gli osservatori sono stati concordi nel definire il laterale destro basso (ma non era più sintetico il termine fluidificante di una volta?) Zappacosta come uno dei migliori in campo nella nazionale azzurra che ha battuto per 1-0 l’Israele. Perché dal suo ingresso, nella ripresa, ha tratto beneficio la manovra della squadra sulla fascia destra, liberando la tecnica di Candreva. Che in combinazione con lo stesso Zappacosta ha messo in mezzo all’area di rigore qualcosa come sei o sette palloni pericolosi, su uno dei quali Immobile non ha potuto esimersi dal segnare il gol vincente. Mi piace soffermarmi oggi su Zappacosta che al di là della prestazione di ieri sera è l’uomo del momento essendo stato trasferito nelle ultime ore di mercato dal Torino al Chelsea per la cifra non indifferente di 28 milioni di euro (25 più bonus). Perché nel calcio se si attua una giusta politica di valorizzazione, i risultati si possono ottenere anche quando le premesse non sembrano le più incoraggianti. E per valorizzare i giovani e portarli a livelli di prim’ordine non è necessario che siano dei fuoriclasse in senso stretto. Quante volte vedendo dei bambini giocare (oggi nelle scuole calcio li chiamano Piccoli Amici) abbiamo sentito dire: quello è un fenomeno! Perché aveva una buona tecnica individuale, perché stoppava in maniera naturale i palloni apparentemente meno addomesticabili, o perché in una partitina sapeva vedere subito il compagnetto meglio piazzato e non esitava a servirlo. Tutto molto bello, è naturale che simili gesti rubino, come si ama dire, l’occhio. Più difficile è vedere o meglio intravedere, cosa potrà fare il bambino meno dotato tecnicamente da madre natura in prospettiva. Su quali leve spingere perché possa dimostrare un giorno le sue doti. Zappacosta non era certo un predestinato, giocava a Sora, nel basso Lazio quasi ai confini con la Campania, dov’era nato, ma non erano in molti a puntare su di lui. Anche se l’Isola Liri, squadra che lo lanciò in C2 a soli 17 anni, gli aveva dato fiducia. La bravura fu dell’Atalanta che dopo 2 presenze nella stagione dell’esordio e altre 12 nella prima fase del campionato successivo, ruppe gli indugi e per evitare di vederselo soffiare, lo portò sin dal mercato di gennaio nella sua Primavera. Davide aveva 18 anni e appena arrivato a Zingonia capì subito che per lui era stata una grande fortuna. Arrivò a cavallo di due generazioni: quella dei nati nel 91 e 92 che cominciavano ad andare in giro a farsi le ossa (Gabbiadini, Zaza, Sportiello) e quella dei ragazzini terribili del 94 (Caldara, Conti, Gagliardini) e addirittura del 95 (Grassi) che si affacciavano. Davide Zappacosta, classe 1992, in quei sei mesi migliorò molto, ma di certo non era pronto per il grande salto. Al punto che l’Atalanta decise di cederlo in prestito all’Avellino che giocava in C1 (o Lega Pro come già si chiamava). Ma non per un anno solo come avrebbe fatto e come fanno spesso le società miopi, bensì per tre lunghe stagioni. Qui contribuì anche la fortuna di essere finito in una squadra in ascesa, perché grazie anche al tecnico Rastelli che dall’Irpinia prese il trampolino che lo lanciò al Cagliari, l’Avellino vinse il campionato di C1 e due anni dopo arrivò ai play off promozione per la A. Zappacosta, che aveva preceduto il tecnico in Irpinia di un anno, dopo la terza stagione all’Avellino era maturo per il rientro in sede e difatti a Bergamo giocò una trentina di partite segnando 3 reti e prendendo il volo. Oggi se l’Italia si ritrova un giocatore di buon livello lo deve alla lungimiranza e alla pazienza dell’Atalanta che lo scoprì quando nessuno ci credeva, lo sgrezzò aspettando la maturazione e lo lanciò nel grande calcio. Non è da tutti fare questo tipo di lavoro a lunga scadenza. Se si può fare un appunto alla società bergamasca è stato di quello di aver avuto troppa fretta di realizzare. I 3 milioni e mezzo pagati dal Torino per l’acquisto nell’estate di due anni fa sono una bazzecola in confronto ai 28 appena guadagnati dai granata. Ma Cairo quando si tratta di quattrini  evidentemente è più bravo di tutti. E nella circostanza ha approfittato della stima che Antonio Conte nutre per il ragazzo. L’allenatore del Chelsea infatti lo portò nel giro azzurro un anno fa inserendolo nella prima lista dei 30 convocati per gli Europei. E poi l’attuale Ct Ventura che lo ha avuto nel Torino e pur preferendogli talvolta Bruno Peres lo ha fatto debuttare regalandogli finora 5 presenze.