Sono stati più bravi loro. Qual è il problema?

Cosa ci ha consegnato l’Europeo? Quali certezze ha regalato all’Italia il conseguimento della finale? Quali dubbi ha alimentato l’infausta ultima esibizione?

Cominciamo col dire che al dilà del malumore per il 4-0 con la Spagna non è stato un torneo inutile e nemmeno pernicioso come il mondiale di Sudafrica. Prandelli, ripartito dalle macerie lasciate da Lippi, ha costruito qualcosa che comunque rimane. Ha commesso sicuramente degli errori (non conosco allenatore nella storia del calcio che sia rimasto immune da questi), ma ha saputo dare a questa squadra una connotazione precisa se non proprio un’identità; perlomeno ha presentato un gruppo  per cui gli italiani hanno potuto anche gioire e non si siano dovuti vergognare come è successo prima del suo arrivo. Tanto? Poco? Di questi tempi è già qualcosa direi.

Soprattutto ha dimostrato che ai luoghi comuni si può dare un bel calcio nel sedere se solo si vuole. E mi riferisco all’utilizzo di Cassano e Balotelli che gran parte dell’opinione pubblica – fuorviata da opinionisti bravi a reggere solo la cadrega dei manovratori di turno – aveva bocciato senza possibilità di replica.

L’esempio più eclatante è rappresentato da Marcello Lippi che per Cassano aveva un odio viscerale e non lo chiamava mai. Poi accendevi la tivù e sentivi qualche inviato al seguito della nazionale, che facendo suo il pensiero dell’ex Ct, ribadiva che per quel giocatore non poteva esserci posto. In maniera vigliacca aggiungo, perché tanto sapeva che non ci sarebbe stata controprova per sbugiardarlo.

Claudio Prandelli ha fatto un falò di questi luoghi comuni, ha dimostrato che Cassano non era poi quella specie di diavolo che si voleva dipingere. E che lo stesso Balotelli poteva rappresentare un valore aggiunto. Credo che tra i compiti di un allenatore, ma anche di un selezionatore, ci sia anche quello di responsabilizzare i ragazzi. I soldatini allineati vanno bene al fronte. Si può fare calcio anche senza essere maniaci della disciplina come Sacchi o Lippi.  Basta essere persone normali. Persone che sanno riconoscere quando un avversario ha meritato più di te. Mi è piaciuta molto in tal senso la serenità di De Rossi in risposta ai complimenti di Iniesta. “Non penso che l’Italia abbia creato molte difficoltà alla Spagna. Se rigiochiamo questa partita dieci volte, otto volte la rivincono loro. A Danzica avevamo pareggiato perché eravamo stati quasi perfetti e loro no. Ma non può essere la regola”. In altri tempi un’affermazione del genere sarebbe stata vista quasi come un tradimento, una resa. E invece non dobbiamo dimenticarci che i valori dello sport quale lealtà e riconoscimento dei meriti altrui, senza accampare se e ma, sopravviveranno ai ducetti di turno. Per fortuna!

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7 Pensieri su &Idquo;Sono stati più bravi loro. Qual è il problema?

  1. Gli spagnoli sono stati più bravi ed hanno vinto meritatamente. Secondo me è pure giutno il momento di “chiudere” con gli europei e guardare al futuro. Prandelli resta, e questa è una buona notizia. Ora bisogna continuare nella ricostruzione. Sono convinto che il C.T. ci riuscirà.

  2. La dichiarazione di De Rossi parte dal presupposto che l’Italia ieri abbia appunto “giocato” la partita contro la Spagna. Secondo me cosi’ non e’ stato. Ancor prima dell’abbandono di Thiago Motta in campo c’era solo ed esclusivamente la Spagna. Eravamo cotti? meglio allora rinunciare ad alcuni titolari (vedi Chiellini) e mettere in campo genete fisicamente abile ed arruolabile. Pur non contestando il buon lavoro fatto da Prandelli fino alla semifinale credo che poi abbia peccato di inutile ostinazione alla coerenza (i fatti gli avevano dato gia’ ragione sulla scelta di portare alcuni uomini all’Europeo contro tutto e tutti). Il buon lavoro resta ma di certo la piu’ pesante sconfitta subita dall’Italia in una finale che conta restera’ un ricordo indelebile nella nostra storia calcistica. Forse ‘ solamente lo specchio di un paese che ha perso orgoglio ed eccellenza in molti ambiti e precipita sempre di piu’ in ogni tipo di classifica internazionale. Oppure e’ solo una disgraziata partita di pallone!Forza Cagliari (almeno in tal senso sono abituato a non farmi molte illusioni)

    • Parli del Cagliari e in un certo senso un accostamento tra la debacle di ieri e la semifinale di Coppa Uefa con l’Inter del ’94 la colgo. Molti, commentando quel 3-0 a senso unico, parlarono di partita venduta, secondo me avvenne la stessa cosa che abbiamo visto ieri: ci siamo arrivati cotti e anche con un po’ di presunzione.

  3. Come sempre le tue analisi sono puntuali ed estremamente documentate. Speriamo almeno che l’insieme di entusiasmo e delusione provochi quel cambiamento cui ha fatto riferimento Prandelli. L’Italia del pallone puo’ perdere contro chiunque ma non essere umiliata da nessuno. Quella partita del Cagliari la vidi allo stadio ed a pensarci fa ancora un po male!!

  4. anch’io credo sia molto importante, superato lo shock della sconfitta per 4-0, vedere tutto ciò di positivo, quantomeno per me, è accaduto durante questo europeo della “ricostruzione”. Le critiche le lascio ad altri. L’Italia è arrivata in finale e, per come si erano messe le cose, non pensavo sarebbe arrivata neppure ai quarti. Grazie a Prandelli ho visto finalmente i miei beniamini, il matto anziano e il giovane, giocare insieme. Ho visto un raro gesto di amicizia e spirito di squadra in Bonucci che tappava la bocca a Balotelli anticipando le nefandezze che era pronto a gridare e che probabilmente gli avrebbero fruttato una squalifica dopo un goal da grande fuoriclasse qual’è. Ho apprezzato il solito grande Pirlo, Barzagli, De Rossi, Balzaretti, ho scoperto Nocerino e “Rufus” Diamanti, perchè è sempre tutto arrufato. Forse questi ultimi li avrei fatti entrare in finale, per dare un pò di verve all’azione, e creare qualche difficoltà in più agli spagnoli. Last but not least è nato il tuo blog, e accidenti,a dire che avevo che avevo chiuso da un pezzo con il calcio, mi toccherà seguire il campionato italiano … se non altro sorridendo. Bravo Boi!

    • Grazie Franci, era ora che tornassi a occuparti di calcio. Finisce che torna a giocare pure il tuo idolo Antognoni! Mi sembra di capire che hai esaltato Prandelli soprattutto per la capacità di saper fare gruppo. E’ il grande pregio di quest’uomo come in passato lo era stato di Bearzot, Lippi e tanti altri. Il problema è che diventa un limite quando non si vuol apparire ingrati e si va avanti sempre con gli stessi anche se non si reggono in piedi.

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