Zola e Ferrara: i cuccioli di Maradona trovano panchina

I cuccioli di Maradona crescono. Ciro Ferrara e Gianfranco Zola, 45 e 46 anni rispettivamente, trovano due panchine più o meno lo stesso giorno. L’ex terzino del Napoli lascia l’Under 21 azzurra per andare a Genova sponda Sampdoria, neopromossa in serie A. L’olianese ricomincia, dopo due anni ai box, dal Watford, società che milita nell’equivalente della nostra serie B e che è appena stata acquistata dalla famiglia Pozzo. Molti ricorderanno che appartenne anche a Elton John, altri che ci giocava Luther Blisset, il centravanti pacco acquistato dal Milan di Farina nel 1983. Insieme all’Udinese e al Malaga (che proprio oggi ha presentato Floro Flores, un attaccante forte che ha avuto il solo torto di non andare d’accordo con Guidolin a Udine) diventano così tre le società di loro proprietà, se non è un record poco ci manca.

Anche Zola come Ferrara ha avuto un passato da tecnico nell’under 21 quand’era collaboratore di Pierluigi Casiraghi. In inghilterra aveva poi cominciato bene col West Ham in Premier, salvo poi venire esonerato l’anno dopo. Come calciatore aveva ottenuto i migliori risultati con Napoli e Parma, ma soprattutto col Chelsea in Premier. Nella sua ultima partita in carriera, giocata con la maglia del Cagliari, segnò una doppietta in casa della Juventus, persaltro ininfluente sul risultato di 4-2 per i bianconeri .  Per lui 35 presenze e 10 gol in nazionale

Di Ferrara si ricorda l’esperienza più agra che dolce da allenatore della Juventus quando subentrò a Ranieri a due giornate dalla fine per poi venire esonerato l’anno dopo dopo 21 turni. Ben più luminosa la carriera di calciatore con 500 presenze tonde in A divise tra Napoli e Juventus. Con le due squadre ha vinto qualcosa come 19 trofei, praticamente tutti quelli per Club tra cui spiccano 7 scudetti, Champions League e Intercontinentale. In nazionale ha collezionato 49 presenze.

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12 Pensieri su &Idquo;Zola e Ferrara: i cuccioli di Maradona trovano panchina

  1. Incredibile come Luther Blisset sia rimasto famoso negli anni (ed io lo conoscevo per questo) per essere stato scelto come pseudonimo collettivo usato a cavallo degli anni ’80/’90 da gruppi di artisti della scena underground mondiale. I “suoi” scritti mettevano in me, allora giovane studente, una buona dose di paranoia complottistica e spasmodico timore per la sicurezza della privacy nell’allora incipiente era dell’informazione.

    • Alla base di tutto secondo me c’era una buona dose di ironia da aprte di chi aveva usato quello pseudonimo. Perchè pochi giocatori come Blisset sono rimasti nella mente dei tifosi rossoneri con la qualifica di bidoni. Forse solo Calloni l’ha battuto.

  2. O Simo sei OT!
    Ho grande ammirazione dei Pozzo e della loro gestione della società Udinese e della loro fitta rete di osservatori che permette loro di acquistare, parcheggiare e lanciare giocatori sempre giovani e pieni di talento. Prima il Malaga e ora il Watford….Complimenti.
    Due conti a voce alta: chi di noi per “soli” 5 mila euro al mese non girerebbe il mondo a cercar talenti? Vedo tante mani alzate e ne scelgo “solo” 10. In totale starei investendo 800 mila euro ( lira piu’ lira meno ….non sono un consulente del lavoro) a fronte di infiniti guadagni dati dalla compravendita dei giocatori e dagli incassi che vengono dai risultati (l’udinese arriva da anni nei primi posti della classifica). Perchè diamine non lo fanno tutti?
    Nanni dammi una risposta….:)

    • Perchè molti pur avendo il fiuto per i soldi sono fondamentalmente dilettanti allo sbaraglio. Il calcio italiano, parlo di serie A evidentemente, consente di gestire società anche a chi non ci mette una lira di suo. Navigano negli euro che ricevono soprattutto da Sky e non aguzzano l’ingegno per ottimizzare gli investimenti. I tanto celebrati presidenti di società come Chievo, Catania, Cagliari, Atalanta, Siena, esaltati perchè tengono in A (tranne qualche veloce caduta e risalita) le loro società da anni, in realtà non rischiano un bel niente. I miracoli erano dei loro predecessori che potevano contare solo sugli incassi al botteghino (es. Cagliari gestione Delogu nell’80-81, sesto in serie A). A tal proposito ti rimando ad uno dei prossimi post.

  3. I due Calloni, cresciuti nella Pro Patria, proprio bidoni non erano. Anzi, uno ( non ricordo il nome del “destinato”) è stato in procinto di trasferirsi al cagliari. A causa del cognome non si è fatto niente. In compenso,molto più tardi, è arrivato Kallon.

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