Van Persie ricorda Bergkamp: fortissimo ma non vincente

Ci sono dei giocatori fortissimi ma che non lasciano il segno. Uno di questi, posso sbagliarmi per carità, credo sia Robin Van Persie. Nonostante l’Europeo  disastroso, in perfetta linea con quello dell’Olanda, per questo attaccante di Rotterdam che fra poco più di due settimane compirà 29 anni c’è la fila dei migliori club d’Europa.

Lo vuole la Juve, ma lo vogliono anche i due Manchester e in Germania. Tutto è cominciato da quando ha dichiarato di non voler più rinnovare il contratto con l’Arsenal che scade fra 12 mesi. Indubbiamente stiamo parlando di un giocatore di classe, ma anche di uno che calca ormai da anni la Premier e che solo nell’ultima stagione ha incantato tutti segnando 30 gol.

Le sue medie passate sono nettamente inferiori e una regola non scritta del calciomercato invita a diffidare di quei giocatori che sono reduci dalla stagione della loro vita. Non me ne voglia Max Allegri, ma è un po’ quello che successe al Cagliari quando lo acquistò. Pagò dodici miliardi perché aveva segnato 12 gol in A col retrocesso Pescara, ma quella cifra che non aveva mai realizzato prima, non la ripetè mai più, e il giovane Cellino si prese una delle più grandi fregature della sua carriera.

Van Persie ha molti aspetti in comune con un altro giocatore olandese con cui ha giocato anche un paio di stagioni nell’Arsenal. Mi riferisco a Dennis Bergkamp (ricordate il bambino che calcia la lattina nella copertina di Sfide? E’ lui), un signor attaccante che quantunque terrorizzato dagli aerei seppe farsi conoscere un po’ dappertutto. La carriera di Bergkamp peraltro fu decisamente più luminosa di quella di Van Persie. Intantò giocò 20 anni tondi tondi: 7 all’Ajax, 2 all’Inter e ben 11 all’Arsenal. In nazionale arrivò a giocare 79 partite con 37 gol. In totale in carriera giocò poco più di 800 gare e mise a segno più di 300 gol.

Cifre fantastiche per qualsiasi giocatore, eppure non si può dire che Bergkamp abbia lasciato una traccia indelebile nella sua carriera. Non è stato quel trascinatore e quel vincente che i suoi straordinari mezzi tecnici gli avrebbero potuto consentire. Nel suo palmares figurano Coppe Uefa e non Champions. Guarda caso come in quello di Van Persie.

L’ultima considerazione è anche un dubbio amletico: Bergkamp venne battezzato Dennis perché i genitori erano tifosi di Dennis Law, l’idolo della tifoseria del Manchester United, molto meno di quella del Torino dove sparì dopo un anno col compagno di bevute Baker. Niente niente che Van Persie sia stato battezzato Robin perché i genitori andavano pazzi per Batman?

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