I titoloni per i gol di Larrivey ai dilettanti e il precedente di Victorino

Vedendo la prima pagina di un quotidiano sportivo con un titolo in bella mostra sulla “storica” doppietta di Larrivey contro il Cus Cagliari, mi sono ricordato di come l’argentino in tutti questi anni sia riuscito a campare su queste partitelle “del giovedì” contro sparring partner delle ultime categorie dei tornei dilettanti.

 Non ci sarebbe da scandalizzarsi se partiamo dal concetto che i giornali non sono fatti necessariamente per accrescere il bagaglio culturale di chi li legge, ma in quanto prodotti commerciali devono essere per prima cosa venduti. E quindi ogni mezzo è lecito per indurre il lettore ad acquistarli.

Ma che per invogliare il tifoso ad andare in edicola lo si debba prendere in giro con questi titoli ridicoli lo trovo una mancanza di rispetto all’intelligenza della gente.

Sappiamo tutti che queste partitelle lasciano il tempo che trovano, che far gol contro avversari di livello dilettantistico non è un’impresa. Allora perché dare alla doppietta fatta contro il Cus lo stesso risalto di una segnata contro la Juventus? Al limite avrebbe meritato un titolo il giovane Ligas che a sorpresa aveva portato in vantaggio gli universitari!

Ma torniamo a Larrivey e alle sue “prodezze”. L’argentino ha avuto un predecessore in maglia rossoblù che teneva i conti dei gol segnati in allenamnto su un quadernetto. Si chiamava Valdemar Victorino, noto col nomignolo di “El Piscador”, e prima di arrivare a Cagliari si fece conoscere dal pubblico di casa nostra per aver segnato un gol contro l’Italia con la maglia della Celeste uruguaiana in una sfida per la Copa de Oro (più nota come Mundialito) del gennaio 1981. L’Uruguay vinse 2-0 contro i futuri campioni del mondo e Victorino fece un figurone al cospetto di Claudio Gentile, mica uno qualunque. In quella competizione segnò anche contro l’Olanda e contro il Brasile. Fu un anno d’oro per il centravanti che con la maglia del Nacional di Montevideo vinse campionato, Libertadores e Inercontinentale.

Un anno e mezzo dopo ce lo trovammo vestito in maglia rossoblù, anzi per meglio dire con la casacca bianca che aveva la scritta dello sponsor Ariostea. Il suo ingaggio trovò consensi unanimi della stampa anche perché Bearzot, nel frattempo diventato il Ct campione del mondo, sentenziò che era stato l’acquisto migliore di tutto il calciomercato.

Molti ricorderanno che Victorino fu uno dei più grandi “pacchi” della storia rossoblù perché non riuscì mai ad andare in gol se non ad inizio stagione in Coppa Italia. Banalmente venne offerta la motivazione della carta d’identità truccata perché poteva essere l’unica che spiegasse come mai quel centravanti che aveva fatto ammattire l’Italia si fosse imbrocchito nel giro di due anni, anche meno.

 “Dice di avere trent’anni ma ne ha almeno dieci in più” fu il commento generale. Magari era anche vero, ma certamente il giocatore non venne aiutato dal modulo di Giagnoni, invero catenacciaro, che fece scomparire dalla scena anche Uribe, premiato come terzo nel Pallone d’oro sudamericano  dell’anno precedente dopo Maradona e Zico.

Vitorino si rifaceva però il giovedì nelle partitelle d’allenamento e dopo una di queste entrò negli spogliatoi commentando soddisfatto: “Con questo sono arrivato a 380 gol in carriera”. Nello Malizia, un nome una garanzia, era il portiere del Cagliari nella stagione 82-83 e di fronte a tanto entusiasmo sbottò: “Ma fammi il favore Valder!”. Questi per tutta risposta replicò piccato: “Nello, cosa credi, in vita mia ho segnato dappertutto, mi manca solo di far gol sulla luna”. Il portiere, molisano di Montenero di Bisaccia e compaesano del futuro pm e politico Antonio Di Pietro, non resistette e lo fulminò: “Sulla luna? E quale luna, al Luna Park vorrai dire”. I compagni scoppiarono in una risata fragorosa, il timido Victorino smise di appuntare i suoi gol nel quadernetto e si lasciò andare. Più di una volta venne portato a casa a braccia dai locali notturni e concluse senza più un sorriso la sua avventura italiana. Però la sua carriera non finì. Giocò ancora con due squadre argentine e chiuse in Ecuador per intraprendere la carriera di agente di calciatori. Oggi ha sessanta o settant’anni.

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16 Pensieri su &Idquo;I titoloni per i gol di Larrivey ai dilettanti e il precedente di Victorino

  1. Di Victorino si disse pure che non fosse il vero Victorino visto nel “mundialito” ma un cugino. Forse meno alto, sicuramente basso. Si disse pure che avrebbe preteso che la Società gli acquistasse i detersivi per la sua casa. Purtroppo per lui si imbattè in Gigi Riva, allora dirigente del Cagliari, che gli mostrò un negozio e lo spedì minacciandolo di prenderlo a calci nel sedere se avesse rinnovato la richiesta. Non ci fu bisogno, perché al termine del campionato lasciò l’Italia: con un solo vero gol all’attivo.
    Di Larrivey si è già detto. Anche troppo.

  2. Di Victorino ho un vago ricordo, a quei tempi (avevo 10 anni) c’era anche Uribe, ma non mi pare abbiano lasciato un segno indelebile tutti e due messi insieme!!!…così come non capisco l’insistenza del presidente su Larrivey, secondo me ha alcune caratteristiche dell’attaccante ma gli manca “sa mellu di e s’annu”, davanti alla porta avversaria è panico!!!, sembra che perda il senso dell’orientamento!! Solo i napoletani quando lo vedono toccano ferro, possibile che in quella partita si sia guadagnato la stagione e la permanenza a Cagliari???…..una cosa è certa, speriamo regga Pinilla e sopratutto io spero che esploda Sau, sarebbe proprio bello!!!

    • Concordo su Pinilla e Sau, non credo che Larrivey si sia guadagnato la conferma dopo la tripletta al Napoli, per il semplice motivo che già la partita seguente era seduto in panchina. E questo fa capire il valore di quella tripletta nel giorno in cui la squadra prese sei gol.

  3. Fa sorridere il fatto che su un giocatore modesto come lui si punti anche in questa stagione….nel recente passato sono stati messi alla porta giocatori piu’ forti danto loro solo pochi mesi di “prova”.
    Ma Larrivey è meglio di Cocco? (Cocco lasciato “a gratis” all’albinoleffe….).

  4. Indubbiamente certe scelte lasciano perplessi.Possibile che il Cagliari non riesca a piazzare Larrivey ? Intendo dire piazzarlo all’estero, magari dove la massima serie è corrispondente, più o meno, alla nostra Seconda divisione. Gira voce che Larrivey sia intoccabile, e, comunque, da Cagliari non intenda andare via. I misteri ( ?) del calcio.

    • E’ evidente che non c’è la volontà di darlo via. Ma la vergogna è che per il quarto anno di seguito la società sta facendo finta di metterlo sul mercato con l’intenzione ormai smascherata di tenerlo. Si vergognano di loro stessi e delle decisioni che prendono. Questo dice tutto sulla serietà delle persone e dei criteri di scelta.

  5. però al mundialito victorino segnò il famoso gol all’italia quando a marcarlo era collovati, non gentile. e in quel torneo apparve come un giocatore velocissimo e integro. uribe peraltro era un genio, purtroppo giagnoni amava gli scarponi e non i giocatori raffinati

  6. Waldemar Victorino
    Quando una semplice partita basta per sistemarti a vita

    Victorino rappresenta un valido esempio di come una semplice partita, una occasionale isolata ma condita da una gagliarda prestazione, possa permettere ad un giocatore di “vivere” di rendita, o comunque di far credere di essere un vero artista del pallone. La partita in questione fu Uruguay-Italia disputata durante il Mundialito edizione 1981: una gara legata al destino di Victorino, detto “El Piscador”, idolo del Nacional di Montevideo, punta rapida e micidiale sotto porta. All’epoca questa insolita competizione metteva di fronte tutte le Nazionali che avessero vinto almeno una volta la Coppa del Mondo. Quel giorno l’uruguayano – in una delle sue prime uscite sulla ribalta internazionale – giocò veramente la partita della vita, senza dar tregua al suo marcatore diretto, un certo Fulvio Collovati, realizzando anche una rete di pregevole fattura. Per la cronaca, con la Nazionale dell’Uruguay centrerà 15 reti in 33 gare, dal 1976 al 1981. Fu così che il Presidente del Cagliari, rimasto estasiato dalle giocate di questo “pallonaro” sudamericano, decise di ingaggiarlo nell’estate del 1982, un po’ come succederà qualche anno più tardi con Berlusconi che si invaghì dell’argentino Borghi. Altra coincidenza: come Borghi, anche Victorino si rivelerà un vero “Bidone”. Appena 10 gare, tanta panchina e isolani retrocessi in B al termine della stagione. E pensare che l’obiettivo era la qualificazione alla Coppa Uefa, e Victorino sarebbe dovuto essere la ciliegina sulla torta di una campagna acquisti che portò al Cagliari anche il peruviano Uribe, suo degno compagno di giochi. Pertanto, per l’uruguayano il verdetto fu inappellabile: cessione definitiva, e al più presto. E per fortuna che alcuni incoscienti dirigenti della squadra del Newell’s Old Boys si dissero disposti a sborsare ben 100 milioni di Lire per averlo! I dirigenti rossoblu non crederono alle loro orecchie, ovviamente accettando l’offerta senza fiatare. Di lui e della sua esperienza isolana si disse: «Era animato da una grande voglia di dimostrare il suo valore. Sbagliava tutto, per questo l’allenatore fu costretto a metterlo fuori squadra, ma era un peccato, perché si impegnava tanto, tantissimo». Evidentemente non abbastanza per essere competitivo. Oggi fa il procuratore. Ma non diciamolo ad alta voce.

    Stagione Squadra Presenze Reti
    1969-70 Cerro Porteno (B)
    1971-74 Inattivo
    1974-75 Progreso
    1975-79 River Plate
    1979-81 Nacional Montevideo 19 11
    1981-82 Deportivo Calì 13 11
    gen. 82 Nacional Montevideo
    1982-83 Cagliari 10 –
    1983-85 Newell’s Old Boys
    1985-86 Colon Santa Fe
    1986-87 LDU Portoviejo

    Inizio
    |
    Bidoni

    • Grazie Mauro per il tuo contributo. L’unica differenza che riscontro con Borghi è l’età. Borghi era giovane Victor Rinò aveva già gli anni di Noè quando arrivò da noi. E comunque resto dell’idea (come peraltro hai sottolineato in un precedente commento) che Giagnoni e il modo di giocare di quel Cagliari gli avessero messo la pietra al collo per affogare definitivamente.

  7. Tornando all’argomento iniziale, segnalo la recente “telecronica”, nel senso che ormai è diventata abitudine, dell’ineffabile commentatore di Biddiolina, che evidentemente convinto di trovarsi in finale di Champions, si produce in entusiastiche grida e sperticate lodi per i gol realizzati dal Cagliari in allenamento contro la selezione sarda di serie D.

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