De Rossi, il campione normale che fa impazzire gli allenatori

Uno che debutta prima in Champions League che in campionato non può fare una carriera qualunque. E’ successo quando aveva appena 18 anni a Daniele De Rossi, ed il fatto che a dargli tanta responsabilità sia stato Fabio Capello la dice lunga sulle capacità del centrocampista della Roma che oggi compie 29 anni.

Proprio i tecnici sono stati quelli a regalare i maggiori complimenti al giocatore nato a Ostia. Forse perché colleghi del padre Alberto, classe 1957, cresciuto nella Primavera della Roma, anche se a differenza di Bruno Conti (che però era due anni più grande), Sella, Casaroli, Criscimanni, Orsi e Ugolotti non arrivò mai alla prima squadra.

E’ forse l’unica persona in grado di far andare d’accordo Marcello Lippi e Roberto Mancini, due che proprio non si amano. Lippi lo adora perché fu uno dei protagonisti nella vittoria del Mondiale 2006 quando il giallorosso non aveva ancora 23 anni. Mancini zitto zitto ancora non ha rinunciato ad averlo al Manchester City se è vero che ha convinto lo sceicco Mansour a investire per lui una fortuna sia per il cartellino che per l’ingaggio. Un tentativo che comunque sembra destinato a naufragare dopo il recente rinnovo del contratto con la Roma.

De Rossi è un giocatore che fa del temperamento la sua dote migliore, ragion per cui non può essere considerato un fuoriclasse. Però con la costanza negli allenamenti ha imparato a calciare la palla con forza e precisione, è in grado di servire lanci lunghi, di rendersi pericoloso nelle punizioni e possiede uno stacco di testa degno di un grande centravanti.

Gioca in nazionale da otto anni dopo aver fatto la trafila con tutte le formazioni degli azzurrini. Sono oltre un centinaio le sue presenze di cui 78 (con 10 gol) con la rappresentativa maggiore. E oltre al Mondiale in Germania ha vinto anche un Europeo con l’Under 21. Quella appena iniziata è per lui la tredicesima stagione da professionista, tutte con la Roma. Nel suo palmares manca ancora lo scudetto, visto che era nelle giovanili quando i giallorossi portarono a casa quello contrassegnato dai 21 gol di Batistuta. E’ uscito da difficili vicende familiari che in passato gli avevano impedito di accettare una sontuosa offerta del Real Madrid perché gli avrebbe negato la possibilità di poter stare con la piccola figlia Gaia, e da circa un anno sembra aver ritrovato la serenità a fianco all’attrice Sarah Felderbaum. Molti suoi compagni sanno farsi apprezzare solo nelle dichiarazioni che seguono le vittorie. Lui non ha avuto alcuna difficoltà ad elogiare la Spagna dopo il 4-0 nella finale degli Europei. “Se giochiamo dieci volte contro, almeno otto le vincono loro. Sono più forti”. Sarà pure scontato, ma questa sincerità  lo fa apprezzare ancora di più.

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6 Pensieri su &Idquo;De Rossi, il campione normale che fa impazzire gli allenatori

  1. I personaggi come De Rossi li chiamo “giocatori veri”. In campo si battono con intelligenza, orgoglio,generosità e mettono in mostra le buone doti tecniche in loro possesso;fuori dal campo, quando parlano, non si nascondono dietro banalità che concedono degli alibi soprattutto a se stessi e, talvolta, per “fare fessi” i tifosi sciocchi; sono sempre “veri” quindi sinceri anche nella sconfitta, la più dolorosa.

    • Ho cercato di ometterlo nel pezzo perchè secondo me non ci sono cose più portasfortuna di questi appellativi. Ha quasi trent’anni e se continuano a chiamarlo così Totti giocherà fino ai 50 e lui la fascia la vedrà col binocolo!

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