Gattuso e la guerra ad Allegri

Ha ancora il dente avvelenato e non fa nulla per nasconderlo. Rino Gattuso è calabrese fino alla punta dei capelli, e quando subisce un torto non porge l’altra guancia ma se la lega al dito. Dopo tredici anni ha lasciato il Milan per andare al Sion in Svizzera. Normale percorso per uno che al calcio ha dato tanto e che a 34 anni comincia a sentire il peso di mille battaglie, si dirà. In realtà Gennarino ha dovuto cambiare i programmi in corsa perché fino all’anno scorso mai avrebbe pensato di lasciare il club rossonero che gli ha dato vittorie, notorietà e la sicurezza economica per la sua famiglia fino alla terza generazione.

Tutta colpa di Massimiliano Allegri, a suo dire, compagno ai tempi di Perugia, quando l’attuale allenatore milanista era agli sgoccioli della carriera mentre Gattuso era un giovanotto di 17-18 anni pieno di speranze che, non contento di aver fatto il triplo salto mortale per trasferirsi dalla sua terra in Umbria, si accingeva a farne un altro ancor più complesso per arrivare sino alla Scozia, ai Rangers, e spiccare definitivamente il salto verso il professionismo di successo.

I due erano stati compagni per due anni, così non appena il prode Max  firmò il contratto col Milan, vide subito di chiamare quel ragazzino che nel frattempo era diventato uno dei custodi dello spogliatoio rossonero, chiedendogli una mano per entrare nella giusta maniera a Milanello e per godere della fiducia della squadra. Gattuso si comporta da amico vero, fa sì che la vecchia guardia accolga il nuovo mister nella maniera migliore e a fine anno si festeggia lo scudetto con Rino titolare che supera le trenta presenze.

A questo punto qualcosa si rompe. Forse Allegri crede di aver imparato tutto e di poter andare avanti con le proprie gambe, forse ritiene di aver già restituito con la fiducia il favore all’amico, fatto sta che all’inizio della nuova stagione Gattuso comincia come riserva e poi per le note vicissitudini di salute rimane a lungo fermo tornando solo sul finire della stagione. Qui si attende che Allegri gli restituisca il favore, invece niente: panchina e tribuna. Al termine del campionato concluso con la rimonta della Juve saranno appena 6 le presenze del campione del mondo 2006.

Gattuso comincia l’attuale stagione in Svizzera con buoni risultati e l’Equipe, il più noto giornale sportivo al mondo, lo intervista. Più che sassolini dalla scarpa escono macigni. “Arrivavo a Milanello trequarti d’ora prima l’inizio dell’allenamento anche quando dovevo andare solo per fare terapia. Vedevo che l’andazzo generale era di arrivare dieci minuti prima. Mi arrabbiavo e i miei compagni della vecchia guardia la pensavano come me. Con l’andare del tempo questo clima non accennava a cambiare, una cosa impensabile per quello che ha sempre rappresentato Milanello. E allora mi sono detto: Gennaro, qui hai fatto il tuo tempo”. Questa dichiarazione fa seguito ad un’altra intervista in cui il giocatore diceva chiaro e tondo: “Io e Nesta siamo dovuti andar via perché il tecnico non ci voleva più”. Ma se quell’affermazione era una scelta del mister, quindi tutto sommato da accettare, dicendo che nello spogliatoio ognuno faceva come gli pareva Gattuso ha voluto screditare l’autorevolezza di Allegri. Un vero monito alla società che provveda a sostituirlo perché in un anno l’allenatore livornese a detta del centrocampista avrebbe vanificato il lavoro dei precedenti 25 anni quando si diceva che bastasse mettere piede dentro il cancello di Milanello per capire come doversi comportare.

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