Farina? Meglio che vada in Inghilterra. Così i nostri presidenti potranno stare più tranquilli

Da ragazzino gli avevano fatto credere che nel calcio avrebbe potuto sfondare. Per uno nato a Roma, di fede giallorossa, approdare nel settore giovanile diretto da un mito come Bruno Conti era già come toccare il cielo con un dito. Immaginarsi vestire l’azzurro, seppur della Nazionale Under 15. Simone Farina aveva compagni che avrebbero fatto carriera. Primo fra tutti il portiere Amelia, che seppur senza giocare sarebbe diventato campione del mondo. Altri come Mesto e Calaiò sono diventati calciatori di serie A. Lui li superava tutti in previsioni, non c’era un osservatore che non vedesse quel terzino ai massimi livelli. Ragion per cui non hanno fatto di meglio che tarpargli le ali. Come?  Come avviene nella maggior parte dei casi. Dopo una splendida stagione nella Primavera giallorossa allenata dall’ex nazionale Aldo Maldera, recentemente scomparso, la Roma cedette alle lusinghe del Catania, allora in serie C1 e lo cedette. L’aveva richiesto Ciccio Graziani che della società etnea, a quei tempi di proprietà della famiglia Gaucci, faceva un po’ tutto. Cominciò da direttore generale per finire allenatore. Per Farina era la solita trafila si dirà, ma a quell’età (aveva 19 anni ed era il più giovane del gruppo) è facile perdersi se non sei seguito. E quello era un Catania di vecchi marpioni che non aveva tempo da perdere. Conquistò alla fine la promozione dopo aver cambiato quattro tecnici (Ammazzalorso, Vierchowod, Pellegrino e Graziani), con gente esperta come Edy Baggio, Fini, Demartis e Iezzo, e non c’era certo il tempo di sperimentare sui giovani.

Farina venne allora spedito a Cittadella, ma evidentemente qualcosa gli aveva bloccato la maturazione e dovette così accontentarsi di costruire una carriera nelle serie minori. Quando alla soglia dei 30 anni ha avuto l’opportunità di riannusare il calcio vero, perlomeno quello di B, ecco la vigliaccata dell’ex compagno Zamperini che gli propone la combine, e la coscienza che gli impone di smascherarla e di rifiutare i 200mila euro per attuarla (quattro volte il suo stipendio).

E qui scatta l’ipocrisia del calcio professionistico, un mondo in cui il detto “tutto cambia affinché nulla cambi” trova la sua attuazione più che nei salotti siciliani del Risorgimento così ben rappresentati da Tomasi di Lampedusa nel Gattopardo. A parole Farina diventa un benemerito, un eroe osannato da tutti (raduno in nazionale su idea di Prandelli, nomina di ambasciatore del calcio della Fifa impartitagli nientemeno che dal presidente Seep Blatter insieme a Pisacane della Ternana), nei fatti è costretto a rescindere il contratto che lo legava al Gubbio e a emigrare in Inghilterra, a Birmingham, perché solo l’Aston Villa ritiene che una persona di così saldi principi sia l’ideale per insegnare i veri valori dello sport ai più giovani: l’etica e il fair play. Non giocherà più a pallone in Italia perché evidentemente uno così onesto i presidenti non ce lo vogliono. Hai visto mai che possa rompere le uova nel paniere…

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3 Pensieri su &Idquo;Farina? Meglio che vada in Inghilterra. Così i nostri presidenti potranno stare più tranquilli

  1. Visto che non capiva con le buone, gli hanno fatto capire con le cattive due cose: 1)non vogliamo che nel nostro calcio esistano persone come te; 2) ciò che di negativo senti negli spogliatoi devi far finta di non averlo sentito; ciò che vedi in campo devi far finta di non averlo visto; infine, non devi mai parlare se le tue parole rischiano di rompere il giocattolo. Farina ha rotto il giocattolo e il calcio italiano gli ha spezzato le gambe. In Italia. Inutili gli appelli di Albertini e di qualche giornale. Farina va all’estero dove, evidentemente, la lealtà è apprezzata. In Italia non c’è posto per persone così.

  2. Le chiacchiere, in Italia, lasciano spesso il tempo che trovano. Si parla di economia, e tutti sono pronti ad elargire ricette miracolose ( oramai, in Italia, le ricette sono migliaia, spesso contradditorie proprio per evitare che le proposte vengano prese seriamente). Così resta tutto immutato. Si parla di corruzione, ma nessuno, in Parlamento, vuole una legge ad hoc; non si sa mai… Si parla di calciopoli, tutti sembrano mortificati per quanto è accaduto ( non una volta ma più di una volta), si chiede di voltare pagina, di essere inflessibili con i colpevoli, ma poi si lascia al suo destino chi ha osato ribellarsi davvero. Ecco, non sono molti a desiderare che le cose migliorino perchè nella confusione si vive meglio. Specie gli imbroglioni.

  3. Non sono Farina ma, nel mio piccolo, qualche anno fa ho lasciato la Sardegna per trovare lavoro all’estero dove, e’ vero, mancano il mare, il sole e tante altre belle cose della mia terra…ma non tornerei indietro neanche morto proprio per tutte le ragioni qui sopra evidenziate!! In Italia quasi bisogna vergognarsi di essere persone oneste con un minimo di senso civico….

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