Gasperini nel Palermo ci è cresciuto, ma ora deve mettere da parte la presunzione che ha avuto a Milano

L’allenatore Giampiero Gasperini, 55 anni da Grugliasco nella cintura torinese, neo tecnico del Palermo, viene da una brutta esperienza con l’Inter. Non solo perché ha sciupato la miglior chance avuta in carriera, ma soprattutto perché mai come in quel caso, si vide chiaramente che ad esonerarlo era stata soprattutto la squadra, ovvero i giocatori. Quella serie nera di sconfitte a ripetizione, fino all’epilogo del clamoroso e inguardabile ko di Novara, non erano nient’altro che un invito perentorio a Moratti e al suo staff di mandarlo via perché il gruppo storico nerazzurro, composto in gran parte dal clan degli argentini, mal digeriva i suoi metodi. Questo non significa che a Milano Gasparini sia stato vittima senza colpe. Tutt’altro. Ha mostrato una presunzione nelle scelte che farà bene a cancellare se non vorrà incorrere in analoghi risultati.

A Palermo c’è già stato da calciatore e, seppur in tempi diversi, ci ha vissuto per cinque stagioni durante le quali è maturato da giovanotto di belle speranze a centrocampista di buona tecnica e rendimento. Al suo arrivo aveva 20 anni, veniva dal vivaio juventino anche se era già uscito di casa per giocare a Reggio Emilia, ed era cresciuto in una nidiata successiva a quella che produsse Paolo Rossi, Nick Zanone, Marangon e Miani (tutti del 1956). Con lui c’erano la grande promessa mai realizzata Capuzzo, piccolo centravanti che giocò anche nel Cagliari, Schincaglia e Della Monica che sarebbero rimasti sempre ai margini della serie A nonostante buone doti tecniche.

Anche da allenatore Gasperini ha cominciato col vivaio bianconero (con Moggi diggì), vi rimase così tanti anni che sembrava destinato a non arrivare mai al calcio professionistico. Invece a 45 anni ebbe una chance a Crotone e non se la lasciò sfuggire, usandola come trampolino di lancio per il Genoa dove divenne per anni un eroe dei tifosi perché riuscì a vincere tre derby di seguito.

Nel suo staff dovrebbe esserci l’agherese Bruno Caneo, ex terzino cresciuto nel Thiesi con il centravanti Francesco Pinna (attuale redattore capo della Nuova Sardegna, mio caposervizio per anni nel giornale sassarese), anche lui con un passato genoano.

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8 Pensieri su &Idquo;Gasperini nel Palermo ci è cresciuto, ma ora deve mettere da parte la presunzione che ha avuto a Milano

  1. Gasperini, a Milano ( sponda Inter) ha avuto il torto di considerare tutti i giocatori meritevoli di pari attenzioni. Questo non gli è stato perdonato dai senatori, i quali, seconda una regola tacita, pretendevano di comandare.Gasperini, che a Genova aveva dimostrato tutto il suo valore, non c’è stato. Ed ecco la “mano contraria”. A Palermo, sempre che operi con l’umiltà dimostrata negli anni scorsi, Gasperini può fare bene. Bisogna dargli il tempo necessario. Certo, se Zamparini ha fretta di recuperare quanto è stato perduto nelle prime tre giornate, difficilmente Gasperini mangerà il panettone. Per il presidente del Palermo sarebbe un altro passo in avanti verso il potenziamento del “primato esoneri”.

  2. Di quella primavera era fortissimo anche Walter Lanni, un peperino imprendibile, un ala e anche il difensore Francisca. Entrambi entrarono nella rosa di 1° squadra.
    Ciao Nanni, ti ho incontrato tanti anni fa all’Amsicora per seguire il Cagliari Primavera, io scrivevo per un giornalino milanese di calcio giovanile, c’era Cagliari-Milan, allenatore dei rossoneri Fabio Capello e terzino sx Paolo Maldini (che avera ancora l’età degli allievi..) da noi (allenava , per modo di dire, il buon Reginato)invece il piu’ forte era Podda (quartese, tiro terrificante) e il romano Pistilli, pitticca sa differenza..

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