Ritrova la Roma e Zeman che l’hanno lanciato, ma Vucinic non si emozionerà

Mirko Vucinic, 29 anni fra tre giorni, ha iniziato quest’anno il suo tredicesimo campionato in Italia, calcisticamente si può dire che sia un prodotto del calcio di casa nostra. Merito di Pantaleo Corvino, uno dei direttori sportivi più preparati ancorché sia attualmente disoccupato, che lo scovò in Montenegro per portarlo al Lecce quando non aveva ancora 17 anni. L’approccio non fu dei più teneri: schierato dai salentini in una gara del campionato Primavera il prode Mirko vide bene di prendersi una squalifica pesantissima per aver minacciato di morte il direttore di gara con un gesto emblematico che stava a significare un poco affabile “ti taglio la gola”.

A Niksic, sua città Natale non distante da Podgorica, patria di campionissimi quali Savicevic e Jovetic, Vucinic fa in fretta a diventare qualcuno. Debutta nel Sutjeska il giorno dopo aver compiuto 16 anni e va subito in gol stabilendo un record ancora imbattuto nel campionato di Serbia e Montenegro (dopo la divisione della Jugoslavia i due stati rimasero uniti dal 2003 al 2006 dopodiché si divisero).

Corvino sente parlare di questo bambino che ha segnato 4 gol in 9 partite e se lo porta in Puglia. All’inizio fa molta Primavera ma trova anche il modo di debuttare in A giocando due volte a 17 anni. Prima di sfondare gioca altre tre stagioni, rimanendo anche a lungo fuori per un brutto infortunio ai legamenti. Quando qualcuno (ma non Corvino) comincia a chiedersi se non sia un’eterna promessa mai mantenuta, ecco che a Lecce arriva Zeman e come d’incanto Mirko esplode: 19 gol in 28 partite e tutti gli osservatori cominciano a fargli la corte. Stranamente però prima di partire passa un altro campionato, 9 reti per via di un’epatite, e a quel punto, con il Lecce retrocesso, la Roma lo porta via in prestito.

Altri guai al menisco, un’operazione, una prima parte della stagione persa, poi arriva il Manchester United. Se c’è una cosa di cui Vucinic non dubita sono i propri mezzi, e contro la squadra di Ferguson gioca la partita della vita risultando il migliore in campo, decisivo per la vittoria. Lo stesso succederà l’anno dopo quando eliminerà il Real Madrid con un suo gol. Sembra che solo le squadre fortissime tirino fuori il meglio delle sue non certo limitate risorse. La Roma per acquistarlo lo paga salato: quasi venti milioni sommando le due metà, con un bilancio di 46 reti in cinque anni. Mette sotto anche il Chelsea con una doppietta, vince una Coppa Italia e una Supercoppa ma incontra molti problemi nell’ultimo anno con Ranieri, con cui non mancano gli scontri verbali. E’ ora di cambiare aria e per 15 milioni passa alla Juve nell’estate 2011. A Torino come al solito rende al 70 per cento del suo valore (colpa  della sua indole che lo porta a dare il massimo solo quando la posta è altissima), ma vince il primo scudetto della sua carriera. Quest’estate ha messo lo zampino nella vittoria della seconda Supercoppa contro il Napoli e per Conte è diventato l’unico attaccante veramente insostituibile. Ora ritrova la Roma e Zeman, entrambi lo hanno fatto diventare grande, ma se pensate che domani possa emozionarsi non lo conoscete proprio.

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