La serie d’oro del Cagliari con l’arbitro Celi: roba da vittoria della Champions

Si chiama Domenico Celi il miglior giocatore del Cagliari. Il presidente Massimo Cellino farebbe bene a fargli un contratto per dieci anni, o eventualmente a rinnovarglielo se per caso l’avesse già fatto. L’arbitro barese che (per i misteri che solo le ex giacchette nere potrebbero spiegare) faceva parte della sezione di Campobasso per poi tornare a quella della sua città, ha una tradizione con la squadra rossoblù più che favorevole, al punto che non ci sarebbe da meravigliarsi se le prossime avversarie del Cagliari lo ricusassero in caso di designazione. Si scherza ovviamente, ma è certo che un portafortuna del genere, per usare un argomento caro a Cellino, non lo si trova ovunque. Ma vediamo la serie positiva di Celi con i rossoblù, ricordando peraltro che a inizio carriera le cose andavano in maniera diametralmente opposta quando lo dirigeva. Prima della vittoria di ieri a Torino per 1-0 c’erano stati l’anno scorso due rotondi 3-0 ottenuti in casa contro Genoa (espulsione del ligure Moretti al 21’ st) e Catania, inframmezzati dallo 0-0 di Udine. L’anno prima, cioè nel campionato 2010-11, addirittura un 5-1 ai danni della Roma (espulsione del giallorosso Burdisso al 22’ e rigore trasformato da Matri); quindi la vittoria per 2-1 a Brescia (con rigore per le rondinelle). Facendo due conti sono 5 vittorie e un pareggio per il Cagliari nelle ultime sei gare dirette, media scudetto, Champions League, Libertadores e Mercosur già che ci siamo. Celi, che non ci risulta essere parente della buonanima di Adolfo Celi, uno degli attori protagonisti della serie di “Amici miei” per intenderci, nel 2008 rischiò di essere defenestrato. Non tanto per aver commesso un grave errore non espellendo l’argentino Dellafiore del Torino dopo averlo ammonito per due volte, quanto per averlo ammesso in seguito. Si sa che l’errore tecnico ammesso dall’arbitro è l’unico modo per cui si può, anzi si deve, ripetere una gara. Ma come spesso succede, poiché l’incontro era finito 4-1 per la Roma (e quindi sarebbe stata una beffa se la squadra che già aveva subito il torto della mancata espulsione di un avversario, si fosse vista annullare anche la vittoria), si adottò una soluzione all’italiana e la cosa passò sotto silenzio senza che succedesse nulla. E’ vero che lui si chiama Celi, sinonimo di Nascondi, ma in quel caso a nascondere le magagne furono i responsabili della Figc.

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