Lodi al Catania (in tutti i sensi), ma in trasferta ha fatto poco

Nell’anticipo di domani col Catania il Cagliari ha un’occasione ghiotta per riprendere un cammino spedito in campionato dopo lo stop per certi versi prevedibile di Firenze. La squadra siciliana è infatti settima in classifica a 15 punti, appena un più dei rossoblù (sono in sei racchiuse in un fazzoletto) ma in trasferta finora il suo rendimento ha lasciato piuttosto a desiderare. Appena 2 i punti conquistati sui 15 in palio nelle cinque gare giocate: il 2-2 in casa della pazza Roma in avvio di torneo e un altro 2-2 a Udine nell’ultima uscita fuori casa. In mezzo i ko di Firenze, Bologna e Milano con l’Inter. Meraviglia soprattutto la media di 2,5 gol a partita subita lontano dal Massimino (12 in 5 partite sono tanti), anche perché il gioco non è mai mancato e i consensi sono arrivati un po’ da tutte le parti.

 La squadra è allenata da Rolando Maran, tecnico esordiente del campionato. Trentino del 1963, vecchia colonna del primo Chievo di Malesani, giocava in difesa ed era il capitano di quella squadra che passò dalla C2 alla B;  gli mancò solo l’ultimo tassello, il più importante: la serie A. Ma giocò nove stagioni alla grande, sempre oltre le 30 partite l’anno eccetto l’ultima in cui l’età cominciava a farsi sentire. Alla fine lasciò dopo 280 incontri con i clivensi per spendere gli ultimi spiccioli di carriera a Valdagno e Fano.

Da allenatore ha fatto tre anni nei settori giovanili per poi cominciare col Cittadella in C e passare subito tra i cadetti dove ha allenato a lungo, talvolta con qualche esonero (Brescia e Bari), qualche altra tutto sommato bene (Triestina e Vicenza) e infine a Varese dove è arrivato a sorpresa nella finale per la A persa poi contro la Sampdoria.

A Catania per la verità di suo ci ha messo poco, nel senso che ha trovato un ingranaggio oliato negli anni scorsi e ha visto bene di non stravolgerlo. La squadra costruita da Pietro Lo Monaco (oggi direttore generale del Palermo) è nata oltre oceano. Ancora oggi ben 9 dei 14 giocatori utilizzati in pianta stabile dal tecnico sono argentini, solo 5 gli italiani.

I punti di forza sono gli attaccanti, tutti di taglia piccola. Gomez e Bergessio hanno segnato 7 gol in due, spesso trova spazio anche Barrientos che fino all’anno scorso sembrava un oggetto misterioso.

Tecnicamente il giocatore più valido è Lodi, uno dei più appetiti sul mercato nonostante sia del 1984. La sua posizione di centromediano metodista fu un’intuizione di Lo Monaco che lo aveva già avuto nell’Udinese e quindi lo conosceva bene. Lodi sia nell’Empoli che nella società friulana e a Frosinone giocava alle spalle delle punte e in alcune stagioni segnò anche parecchi gol (20 in Ciociaria un anno in B). Logico che con i piedi buoni (fondamentalmente il sinistro) arretrando il raggio d’azione e lontano dalle marcature più pressanti non poteva che trovarsi avvantaggiato e allungare la carriera. I gol poi continua a segnarli sui calci piazzati, soprattutto sulle punizioni che lo esaltano come cecchino implacabile.

Con lui mostra la risaputa tecnica Almiron e un buon dinamismo il nuovo arrivato Castro, mentre in difesa Legrottaglie sta vivendo una seconda giovinezza e Marchese sulla sinistra è uno dei fluidificanti più seri del campionato. In porta è tornato Andujar, poca continuità, grandi parate ed errori grossolani. Giocava con Larrivey nell’Huracan, in serie B. Domani almeno negli spogliatoi si ritroveranno.

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