Pinilla, Cossu e Ibarbo: tre nodi per il Cagliari

Che fine ha fatto Pinilla? Dove si è nascosto quel centravanti che nel girone di ritorno dello scorso campionato ha salvato un Cagliari in picchiata realizzando otto reti? Quest’anno di lui si sono perse le tracce. Abulico contro le difese avversarie, allo stesso tempo rissoso e irascibile contro tutto il mondo, finora il suo rendimento è stato altamente deficitario. Quando venne acquistato dicevano che il suo problema era la testa, intendendo una mancanza di professionalità in senso lato. Ma se fosse vero, perché il Cagliari non fa niente per riportarlo sui giusti binari? L’ha pagato più di tre milioni (solo il riscatto della seconda parte), che per il parsimonioso Cellino non sono bruscolini. Il presidente aveva puntato sul cileno dimenticandosi volutamente di rinnovare il contratto a Nenè che va in scadenza a giugno, e ora rischia di perdere il giocatore più in forma a vantaggio di quello più ingestibile.

Un’altra situazione non facile è quella relativa a Thiago Ribeiro. Per un campionato e oltre è stato impiegato nel ruolo di punta che proprio non gli si addice, ora è stato reimpostato dietro gli attaccanti e la musica è cambiata. E’ stato più utile anche se non sembra proprio uno di quei giocatori che hanno molto sangue nelle vene. Oddio, lui sul nuovo progetto è ancora recalcitrante (e questo non depone a suo favore),  ma nella nuova posizione ha lasciato intuire di poter essere in qualche modo utile. Il problema è che il nuovo ruolo va a cozzare con quello di Cossu, cui evidentemente lo sfibrante rapporto con Ficcadenti ha tolto brillantezza e lucentezza. Il cagliaritano non sta attraversando un buon periodo di forma, sembra involuto e soprattutto lento nel leggere l’azione. I suoi passaggi filtranti si vedono sempre meno, mentre è più accentuato il possesso di palla che spesso finisce per rallentare l’azione e consente agli avversari di chiudere il territorio agli attaccanti.

Tutto questo però non influirà nella prossima trasferta di Milano con l’Inter, perché in trasferta e contro le grandi il Cagliari trova lo scenario psicologico a lui più confacente senza la responsabilità di dover fare l’incontro. E anche gli spazi ideali per far risplendere l’Ibarbo più opaco degli ultimi tempi.

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