Altobelli e l’ingresso nella storia del calcio in punta di piedi

E’ andato in paradiso a dispetto dei santi e della sua nomea di scavezzacollo, entrando quasi senza volerlo nella storia del calcio italiano. Alessandro Altobelli che oggi compie 57 anni (Sonnino, 1955) debuttò nella serie C che allora era unificata con la maglia del Latina quando non aveva ancora compiuto i 18 anni. Non fu una grande stagione quella dei pontini, anzi, a dirla tutta fu davvero disgraziata. La squadra dell’ormai vecchio Panzanato, neopromossa dalla D, si piazzò ultima in splendida solitudine e segnò appena 15 reti in tutto il campionato. Altobelli, più Spillo che mai in quegli anni e già padre di famiglia, ne fece 7, quasi la metà e naturalmente attirò le attenzioni dei club di serie superiore. Roma e Lazio l’avevano seguito ma a sorpresa spuntò il Brescia del ds Govoni, allora in B. Giocò subito, prima di compiere 19 anni, e la vittoria delle rondinelle a Catanzaro gli regalò la fama di portafortuna. Naturalmente la mentalità non era ancora quella di un professionista e l’allenatore Pinardi ci mise del bello e del buono per farlo rigare dritto. Al secondo anno le cose andarono meglio, segnò 11 reti e l’anno dopo 13. La serie A ormai gli strizzava l’occhiolino anche se in quell’annata le maggiori attenzioni erano riservate a due attaccanti più giovani di lui: Paolo Rossi (1956) che con il Vicenza mise a segno 21 reti e Pietro Paolo Virdis (1957) che ne fece 18 col Cagliari. Fu così facile per l’Inter acquistarlo senza doversi svenare più di tanto. In nerazzurro cominciò la parentesi più fortunata per il giocatore che in 11 campionati andò ben 8 volte in doppia cifra, raggiungendo il top a quota 17 nell’85, a un solo gol dal capocannoniere Platini,  e nelle altre occasioni si fermò comunque a 9. In un’occasione segnò 4 reti al Catania (6-0 nell’84) che schierava Sorrentino tra i pali, Ciampoli e Ranieri coppia centrale difensiva. Vinse lo scudetto dell’80 e due coppe Italia, senza dimenticare che quasi in silenzio divenne campione del Mondo nell’82 in Spagna realizzando persino un gol nella finale con la Germania Ovest. Bearzot non ne aveva una grande stima, lo chiamò per la prima volta a 24 anni per gli Europei dell’80, ma solo perché Rossi era squalificato e Pruzzo proprio non lo sopportava. Ma piano piano Altobelli seppe entrare nel gruppo tanto caro al Ct e finì per giocare 61 volte in nazionale, addirittura capitano nelle ultime uscite. Il suo miglior mondiale fu quello dell’86 in Messico dove nonostante l’eliminazione dell’Italia mise a segno 4 gol in altrettante partite. Meglio di lui nella storia dei bomber azzurri hanno fatto solo Riva, Meazza e Piola e questo dice tutto. Anche se per le statistiche i suoi gol non sono 28 ma 25 perché la tripletta realizzata al Guatemala nell’86 (4-0 per gli azzurri) non venne conteggiata in quanto gara non ufficiale (che sciocchezza!). Chiuse col grande calcio nella Juve (una stagione con 15 gol tra campionato e coppe) prima di tornare ancora un anno a Brescia. Il suo bilancio nell’Inter è stato di 128 reti in A, 46 in Coppa Italia e 35 in Europa.

 Tra le cose che non potrà dimenticare la corsa che dovette fare al Sant’Elia di Cagliari dopo aver fallito un rigore per evitare le ire del tecnico Bicicli (altra ex gloria nerazzurra). Dagli 11 metri si può sempre sbagliare, ma lui fece la rincorsa a zig zag prima di regalare la palla fra le braccia di Corti e quello no, non poteva essergli perdonato.

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2 Pensieri su &Idquo;Altobelli e l’ingresso nella storia del calcio in punta di piedi

    • Più che un attacco al nostro calcio ci vedo un attacco al calcio brasiliano che da allora si è europeizzato. Basta ricordare l’inguardabile finale del ’94 con l’Italia dove si registrarono pochissimi tiri in porta Oltre ovviamente al rammarico di un giocatore che aveva tutto per coronare la sua carriera con un Mondiale e lo perse inopinatamente. Del resto se èvero che quella squadra verdeoro aveva tanti campioni, è anche vero che gente come Valdir Perez e Serginho d noi avrebbero faticato in B.

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