Il più grande merito di Zeman? Aver fatto ridiventare Totti un atleta che corre per 90′. Per questo sarebbe un delitto se Prandelli non lo riportasse in azzurro

Le quattro vittorie consecutive hanno rimesso in sella Zeman in tutto e per tutto. Soprattutto hanno zittito le critiche nei suoi confronti, critiche che come per tutti i personaggi scomodi diventano feroci più che per chiunque altro. Quel che penso di Zeman ho già avuto di scriverlo, c’è però un aspetto che secondo me molti ignorano o comunque tacciono. Tutti rimarcano la capacità del boemo di far segnare le sue squadre come poche altre (e infatti la Roma ha il miglior attacco); gli stessi evidenziano, allo stesso modo, le lacune difensive e i troppi gol presi.

Non sento però quasi nessuno che rimarchi come con Zeman per scendere in campo devi essere prima di tutto un atleta vero, uno che corre per novanta minuti più degli avversari. Se ci fate caso nessuno dei suoi giocatori, parlo di tutta la carriera del boemo, passati in seguito in altre squadre, ha fatto il pelandrone, quello che marcava visita, quello che giocava venti minuti.

 Può darsi che mi sbagli, ma sarei stato curioso di vedere Cassano alle sue dipendenze. Perché il barese è un finto scansafatiche, ma se sentisse gli stimoli giusti, cioè quella cultura del lavoro che nessuno gli ha mai inculcato, sarebbe un fuoriclasse completo.

Rimanendo invece alle certezze, un fuoriclasse completo è Totti, e se da mesi dico che Prandelli deve fare di tutto per rimetterlo in azzurro ai mondiali dell’anno prossimo, è proprio perché sapevo che con il ritorno di Zeman anche Francesco avrebbe ripreso le fattezze fisiche e i ritmi dell’atleta vero. Non è un caso che proprio nella precedente avventura romanista l’allenatore di Praga l’avesse trasformato da Pupone rotondetto (quante gliene diceva Mazzone per quei chili in più senza però riuscire a farglieli smaltire) in campione a tutto campo.

Oggi Totti è tornato ad essere quel giocatore, capace di correre dal primo al 90’ e di risultare determinante come ieri sera, quando oltre alla doppietta ha regalato l’assist vincente a Osvaldo proprio in chiusura. Non fosse stato lucido atleticamente, quel tunnel ai danni del difensore fiorentino per liberare il compagno alla conclusione non l’avrebbe neanche pensato.

Totti ha compiuto 36 anni e al tempo del mondiale brasiliano ne avrà 37 suonati da un pezzo, ma secondo me vale la pena di rischiare su di lui. Perché un altro così prima di ritrovarlo ce lo sogneremo per almeno 40 anni.

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