Stendardo fa infuriare Colantuono, al suo posto avrei fatto lo stesso

“L’esame per diventare avvocato c’è ogni anno. Stendardo deve ricordarsi che siamo dei professionisti ben pagati e che stavolta, visti gli impegni dell’Atalanta, la sua assenza ci costerà non poco. Per questo ritengo opportuno che la società prenda provvedimenti”. Tradotto: il giocatore si beccherà una multa salata. Forse.

Le parole sono di Stefano Colantuono, allenatore della squadra bergamasca impegnata in coppa Italia con la Roma. Il tecnico avrebbe voluto schierare per l’occasione il difensore napoletano insieme ad altri giocatori che non trovano molto spazio in campionato (Stendardo peraltro ha giocato da titolare le ultime 8 partite sino a quella di domenica in cui è scoppiato il bubbone ed è rimasto fuori).  

Il giocatore invece è volato a Salerno per la tre giorni di esame, compromettendo a detta del tecnico, anche la miglior efficienza per la partita di campionato di domenica prossima contro la Juventus.

Vista così, sembrerebbe il trionfo dell’ottusità sul buon senso; l’ennesimo luogo comune, oppure semplicemente la realtà, che il calcio professionistico in Italia pur con tutti i soldi che fa girare è un sport che non fa nulla per uscire dall’ignoranza nella quale (salvo casi non frequentissimi) è spesso vissuto.

Io non ci vedo nulla di strano in entrambi i comportamenti, anche se faccio il tifo per Guglielmo. Ha ragione l’allenatore che pensa al proprio tornaconto, o meglio a quello della squadra, e se ne infischia delle esigenze personali del giocatore.

 Ma se lo stesso difensore napoletano ha messo nel conto una sonora multa pur di poter prendere un’abilitazione non comune nella sua categoria e aprirsi una futura strada professionale (magari proprio come agente dei calciatori), ha fatto bene, anzi ha fatto l’unica cosa da farsi.

Aspetto di sentire cosa ne pensa l’associazione calciatori, ma più che il presidente Damiano Tommasi mi piacerebbe ascoltare Leonardo Grosso, il suo vice, che di professione fa proprio l’avvocato.

 Grosso, nato a Bra in provincia di Cuneo nel 1943, giocava in porta col Genoa ed era molto promettente. Purtroppo debuttò giovane in A contro la Juventus nel giorno sbagliato: la sua squadra, ultima in classifica e poi retrocessa, ne prese sette (a zero) e lui venne in un certo senso bloccato sul nascere anche se poi ebbe una onorevolissima carriera in B sempre con il Genoa, con il Perugia, con la Spal e con il Modena, giocando oltre 350 partite.

A margine della vicenda mi piace rimarcare comunque l’intelligenza di Guglielmo Stendardo (che ha anche un fratello Mariano, più piccolo di due anni, calciatore professionista in C a Treviso). Non è mai stato particolarmente dotato dal punto di vista calcistico, anzi, a dirla tutta è un lungagnone che cerca di sopperire in qualche modo con la grinta alle evidenti manchevolezze tecniche e ad una disarmonia nei movimenti perfino imbarazzante. Però è sicuramente un ragazzo intelligente. Pensate che debuttò in A col Napoli a soli 17 anni e che nel prosieguo della sua carriera è finito persino alla Juventus (dove in mezza stagione giocò 5 volte). Per anni il suo cartellino è stato della Lazio, gioca da otto anni nella massima serie pur non essendo mai stato titolare. Eppure nonostante i suoi limiti ha preso ingaggi altissimi, addirittura sul milione di euro, per diversi anni. E’ il classico esempio di un calciatore mediocre che riesce a entrare nel carrozzone giusto dei procuratori che contano e che grazie a quelli fa carriera e si arricchisce pur senza avere le qualità necessarie. Sotto questo profilo l’ho sempre considerato un “raccomandato” e l’ho quindi visto con poca simpatia. Però, il fatto che sia riuscito nel contempo a mettere al sicuro il suo futuro e a studiare mi mettono nella condizione di ammirarlo. E poi, non devo essere io a dirglielo, ma la giurisprudenza annovera diversi casi in cui un candidato può lasciare il posto di lavoro per sostenere un esame. Grande Guglielmo, le hai “studiate” proprio tutte. Ora supera questo benedetto esame di stato e poi se vai in causa non avrai problemi a difenderti. Casomai Colantuono dovrà cercarsi un avvocato…

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4 Pensieri su &Idquo;Stendardo fa infuriare Colantuono, al suo posto avrei fatto lo stesso

  1. Con un po’ di buonsenso il caso si sarebbe risolto prima ancora che scoppiasse. Tra l’altro, il giocatore, a quanto pare, tempo fa ha avvertito la Società dell’esame che avrebbe dovuto sostenere in questo periodo. Il calendario di coppa Italia, purtroppo , non ha tenuto conto delle aspirazioni di un giovane trentunenne che, conclusa la carriera di calciatore, frequenterà, da avvocato, i palazzi di giustizia. Certo, la Società ha ragione nel pretendere il rispetto degli impegni da parte di un suo dipendente, ma è quanto meno strano che improvvisamente un giocatore poco utilizzato diventi indispensabile per una partita di coppa. Se non è un dispetto questo… Ora Stendardo pagherà la multa ( ammesso che non ci sia un ripensamento da parte della Società), ma il caso non potrà chiudersi con un “multa si-multa no”. Lega, Società, Associazione calciatori e Coni dovranno affrontarlo ed esprimersi. Non pro o contro Stendardo, ma pro o contro le legittima aspirazioni di un giovane che vuole organizzare il suo futuro. Senza dimenticare. naturalmente, di tutelare il club di appartenenza del calciatore.

  2. Concordo con te sul fatto che sia molto positivo che ogni tanto qualche calciatore venga alla ribalta per esempi come questo di Stendardo; tra l’altro non è l’unico caso, se non ricordo male all’albo forense appartegono pure gli ex Fabio Pecchia (buon centrocampista che segnava parecchio e che giocò pure con Juve e Napoli) oltre al nostro ex portiere (ma anche del Milan) Mario Ielpo il quale probabilmente è stato uno di quelli col migliore rendimento in assoluto al Cagliari.
    Detto questo, almeno che non ci sia un altro fine da parte dell’Atalanta, in realtà sarebbe più professionale da parte sua rinviare l’esame di avvocato, che potrebbe sostenere ogni anno, una volta accertata la contrarietà da parte della sua società.
    A parer mio la vita è anche una questione di scelte, se per assurdo smettesse di giocare oggi per dedicarsi alla professione di avvocato Stendardo sarebbe senz’altro da ammirare: a tal proposito (e con questo concludo con i miei esempi!!) come non ricordare Giovanni Sulcis, difensore del Cagliari tra il 98 ed il 2000, che solo qualche anno dopo aver impallinato Van der Saar nonostante avesse ancora un contratto in serie A col Perugia prima della soglia dei 30 anni abbandonò il calcio professionistico per dedicarsi completamente alla conclusione degli studi di Medicina e quindi alla professione di medico..

  3. Bravissimo Michele per avere ricordato Mario Ielpo e Giovanni Sulcis , entrambi arrivati alla laurea : il primo in giurisprudenza, il secondo in medicina ( ha lavorato nell”ospedale di Bosa). Alla laurea sono arrivati anche Renato Copparoni, e, in tempi più lontani, Fabio Frugali ( architettura). E chissà quanti altri giocatori del Cagliari hanno discusso la tesi finale. E’ un bene che ciò accada: nell’interesse dei giocatori che studiano e lavorano contemporaneamente, e dello sport in generale. Ora, come ha scritto Carmine, c’è da sperare che prevalga il buonsenso. Il caso Stendardo, secondo me, dovrebbe essere un esempio per l’impegno negli studi, ma anche per come ci si deve più correttamente comportare nei confronti del datore di lavoro per non incorrere in provvedimenti disciplinari.

  4. “Con un po’ di buonsenso il caso si sarebbe risolto prima ancora che scoppiasse.” (Cit. Carmine). Basta e avanza quello che ha scritto Carmine. Non aggiungo altro.

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