Il Cagliari in coppa ha fatto piangere spesso la Juve: perchè non schiera la migliore formazione?

Francamente mi sfugge il motivo per cui il Cagliari questa sera non debba schierare la migliore formazione possibile in casa della Juventus. Anzitutto perché le sfide con la Signora del calcio italiano sono sempre state molto sentite dalla tifoseria rossoblù. Quindi perché continuo a non trovare ragione per cui la Coppa Italia debba essere snobbata dai tecnici e dai giocatori che, fino a prova contraria, sono lautamente pagati per onorare tutte le manifestazioni. Infine mettiamoci anche la grande platea. Oltre al pubblico dello stadio c’è la diretta tivù sulla Rai, ovvero la trasmissione in chiaro per tutti, francamente per il Cagliari non è simpatico quest’andazzo di fronte a milioni di persone che lo guardano.

Tra l’altro nelle coppe la squadra cagliaritana ha una tradizione tutt’altro che disprezzabile con
la Juve. In Coppa Uefa la eliminò nei quarti del 93-94 superandola nel doppio confronto grazie all’1-0 del Sant’Elia (Dely Valdes) e soprattutto al 2-1 di Torino (Firicano e Oliveira in rimonta dopo Dino Baggio). C’è anche un precedente rossoblù vittorioso in Coppa delle Alpi, con un successo per 1-0 ottenuto a Basilea nel marzo del 1968, contrassegnato da un raro gol di Pierluigi Cera (la coppia d’attacco era Boninsegna-Hitchens, con Riva che saltò quella manifestazione per la pubalgia che rischiò di fargli perdere anche l’Europeo con l’Italia poi vinto).

E non è male neanche il bottino in Coppa Italia dove le due squadre si sono spartite la posta qualificandosi due volte a testa. Nel 68-69 il Cagliari superò i bianconeri ai quarti vincendo all’andata all’Amsicora 1-0 (Boninsegna) e pareggiando 1-1 a Torino (Brugnera e Bercellino su rigore). Grande protagonista nella gara di ritorno fu Adriano Reginato autore di grandi parate, mentre in entrambi i confronti si mise in luce il torinese Ferrero, jolly offensivo rossoblù e grande amico di Riva, che mise assieme appena 2 presenze in quel campionato. Ferrero era un tipo simpaticissimo e stravagante, sempre pronto allo scherzo. La sua specialità era quella di creare zuffe epocali alle feste con un metodo semplicissimo: armato di forbici si avvicinava agli invitati e tagliava loro la cravatta. Così, per il gusto di vedere come reagivano. Forse invogliato in tal senso dalla celebre trasmissione di Nanni Loi “Candid Camera”, dove l’attore-regista si divertiva a infilare la brioche nel cappuccino altrui per poi mangiarla con gusto.

Nell’agosto del 1984 con i rossoblù in B, la Juve passeggiò al Sant’Elia con un perentorio 3-0 (Briaschi, un ex seppure per poco,  Boniek e Vignola). Fu la gara d’esordio del 19enne Marco Branca, da anni braccio destro di Moratti all’Inter, portato a Cagliari da Amarugi l’anno prima (il presidente l’aveva scovato a Grosseto, città natale di entrambi).

Ancora un quarto di finale fatale ai bianconeri fu quello dell’edizione 86-87. Il Cagliari di Giagnoni, che si stava avviando mestamente alla serie C, si qualificò incredibilmente per le semifinali con due pareggi grazie alla regola del gol che vale doppio in traferta. 1-1 al Sant’Elia con reti del terzino Marchi (evento epocale il gol di quest’ultimo!) e di Vignola; 2-2 a Torino con Bergamaschi e Piras marcatori rossoblù, Soldà e Platini per i bianconeri.

L’ultimo precedente in coppa Italia risale al 1989 ed è favorevole alla Juve, quando segnò Zavarov ai supplementari al Sant’Elia dopo lo 0-0 nei 90’.

Come si vede i bianconeri non sempre (anzi, quasi mai) hanno avuto vita facile nelle coppe contro il Cagliari che fino a stasera è in vantaggio con 4 successi, tre pareggi e 2 sconfitte.

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