Cavani, un grandissimo con un limite: quel contratto che lo spinge a fare il solista

“L’ho tenuto con noi perchè se sono a Napoli non è per fare commercio ma per amore della squadra”. Parole e musica di Aurelio De Laurentiis, il presidente partenopeo che in assenza dei cinepanettoni, a Natale si consola ormai da qualche anno con i gol a ripetizione di Edinson Cavani. “Ho rifiutato per lui un’offerta di 55 milioni” ha detto tra l’altro il cugino del più celebre Dino, verosimilmente dal Manchester City o dal Psg. Cavani in effetti è il nuovo “oro di Napoli”, per lui si sono spesi giustamente fiumi di inchiostro perché trovare un calciatore con una dote rara è già difficile, lui ne accoppia due e questo lo rende unico. Segna come pochissimi nel mondo (88 gol in 117 partite da quando è a Napoli) e riesce a farlo correndo per tre e ripiegando sulla linea dei terzini come quei vecchi mediani che macinavano decine di chilometri a partita per coprire il regista di turno. Lodetti per Rivera, Oriali per Antognoni anche in nazionale, Bonini per Platini e così via.

Vien da sorridere pensando che per esplodere in Italia l’uruguaiano con avi di Maranello, patria della Ferrari, dovette aspettare l’esonero di Guidolin da Palermo. Il tecnico di Castelfranco Veneto, sicuramente tra i più preparati, non lo vedeva proprio e per giustificare la sua esclusione si rifaceva alla giovane età e al fatto che non solo non spiccicasse una parola di italiano, ma che non riuscisse a farsi capire e a capire neanche i compagni uruguaiani, perché lui nato a Salto, in terra di confine, usava un altro idioma. Tutte sciocchezze che si sono diradate in fretta.

Detto che Cavani ha portato il Napoli ai livelli più alti dall’abbandono di Maradona, non ritengo comunque sia stata una buona idea quella di fargli firmare un contratto dove balla un milione di euro a seconda del numero dei gol che realizzerà. Perché questo lo ha reso un corpo estraneo ai compagni più invidiosi e di fatto un corpo estraneo alla manovra della squadra. Non a caso il giovane Insigne, che dovrebbe beneficiare della sua vicinanza, di fatto soffre terribilmente la bulimia sottorete del noto compagno che non passa mai un pallone e li vuole tutti per sé. A pensarci bene può essere questo uno dei motivi per cui il Napoli non è solo in vetta alla classifica. L’altro è invece la paura dell’allenatore Mazzarri di spiccare il salto definitivo. Ma a questo si ovvierà l’anno venturo con la sostituzione del tecnico toscano.

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