Santhiago evita la crisi del Cagliari (ma il Cile non c’entra)

Si legge Santhiago, ma con la capitale del Cile non centra  niente. Il tanto frastimato o se preferite murrungiato (per i non isolani: uno che le imprecazioni se le tira dietro) Thiago Ribeiro stavolta ha salvato il Cagliari da una crisi di grosse proporzioni, perché tutto sommato inattesa.

L’unica verità positiva che emerge per i rossoblù al termine di questo fastidioso, per certi versi addirittura inguardabile e in fin dei conti non disprezzabile 1-1 col Palermo, è che pur facendo di tutto per rovinarsi la vita, la squadra di Pulga e Lopez continua a tenere a debita distanza lo spettro della zona che fa paura.

Il fatto che a salvare le penne del gruppo sia stato  Ribeiro il brasiliero (o se preferite l’ultimo cangaceiro, anche se questa definizione non mi trova d’accordo perché quelli avevano ben altro temperamento) qualche dubbio sulla validità della prova deve insinuarlo. Ma non faccio il sofista e mi ripeto, questo pareggio acciuffato per la punta dei capelli alla fine evita una crisi bella e buona. Perché è vero che il neo palermitano Sorrentino (figlio per quanti non lo ricordassero di Roberto, portiere rossoblù in B in un periodo non proprio fortunato nella seconda metà degli anni Ottanta) ha salvato il vantaggio iniziale di Ilicic in almeno tre occasioni, ma se fosse finita 0-1 ora in casa Cagliari si parlerebbe con bel altri toni e la stessa panchina sentirebbe qualche spiffero più gelido della tramontana che pure calda non è.

Teniamoci stretto dunque questo 1-1 e ringraziamo per una volta Thiago anche, al solito, dal suo ingresso in campo non stava certo entusiasmando. Chissà che questa rete non lo smuova dal torpore e gli regali un po’ di verve. Servirebbe a lui e a tutto il Cagliari. Sorvoliamo per una volta sulla prestazione, sul tridente, sulle scelte e sulle prove dei singoli. Altro giro, altra corsa.

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3 Pensieri su &Idquo;Santhiago evita la crisi del Cagliari (ma il Cile non c’entra)

  1. Ero indeciso oggi tra Torres, partita di pallavolo di mia figlia e Cagliari in streaming su siti pirata (mai soldi a Cellino). Nel dubbio mi sono addormentato sul divano, ma rimpiango solo la prima mancata scelta

  2. Molto meglio seguire i figli impegnati nelle loro attività sportive. Oramai il calcio è diventato improponibile per coloro che credono nei valori dello sport. Alla partita della domenica, o del sabato o di qualsiasi altro giorno della settimana, si arriva dopo avere letto di tutto: contro gli arbitri, contro le Società che sarebbero protette dagli arbitri, contro chi pretende che vengano rispettate le regole del vivere civile, contro chi non spende soldi pubblici per costruire stadi e poi consegnarli ai padroni del calcio, contro i magistrati che voglionio vederci chiaro su certi affari, contro i Prefetti che non concedono licenze “a prescindere” e contro tutti quelli che vorrebbero si parlasse di calcio e basta. Mai una analisi tecnica approfondita senza le solite e perfino fastidiose dichiarazioni di comodo. E se a dire basta fossero i veri tifosi stuffi di essere presi in giro ?

  3. Condivido quanto scritto da Ilio. Vorrei tuttavia aggiungere alcune considerazioni e domande. Mentre sta per chiudere il cosidetto mercato di riparazione, un po’ tutti i presidenti delle Società di calcio giustificano un “mercato povero” parlando di crisi. E così i tifosi, che magari si attendono il potenziamento della squadra, sono sistemati. La domanda è questa : quale crisi ha colpito le Società di calcio ? Certo, pare sia diminuito il numero di tifosi che va allo stadio, ma di contro è aumentato il numero degli abbonati alle varie televisioni , le quali, a loro volta, distribuiscono centinaia di milioni proprio alle Società. E allora dove sta la crisi ? Non è che i presidenti, così facendo, tentino di far ricadere le proprie responsabilità sugli stessi tifosi perché non vanno allo stadio come una volta ( ma pagano l’abbonamento alle Tv per seguire le partite ben seduti nelle loro case), e sugli amministratori locali dai quali pretenderebbero contributi sotto forma di sponsorizzazioni ( lo sport cosidetto minore si arrangi), stadi nuovi a spese della collettività ( da mettere a disposizione dei signori del calcio), e agevolazioni varie ( comprese quelle fiscali) ?
    La verità è che certi Presidenti ( ma direi quasi tutti) pretendono la botte piena ( ovvero lo stadio) e la moglie ubriaca ( tanti milioni dalle Tv). E nessuno a domandarsi : ammesso che la crisi di liquidità esista, non è che dipenda dagli ingaggi da capogiro che vengono garantiti a certi giocatori ed a certi allenatori ? In merito sarebbe opportuna una bella e sicuramente più approfondita discussione. Ma nessuno parli di crisi del calcio; semmai ci fosse crisi, è crisi morale.

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