Zeman ha fallito una volta, ma Baldini-Sabatini sono recidivi

Miglior attacco, penultima difesa e ottavo posto in classifica. La Roma di Zeman è questa, ovvero un mezzo fallimento per quelle che erano le aspettative. Ma se ora il tecnico boemo rischia seriamente l’esonero (tra le ipotesi c’è anche il cambio della guida tecnica ha dichiarato senza mezzi termini il diesse Sabatini), cosa si dovrebbe dire del direttore generale Baldini e dello stesso  Sabatini che questo flop l’avevano già vissuto l’anno scorso? Perché nessuno chiede il conto a questi due signori che in due anni hanno dilapidato 140 milioni di euro sul mercato per ottenere solo briciole?

Nel momento in cui la piazza romana si accanisce con l’allenatore reo di aver fatto fuori De Rossi, il secondo totem dopo Totti, io questo quesito me lo pongo, e insieme mi chiedo perché si trovino strane le dichiarazioni di Zeman a proposito delle polemiche di Stekelenburg. Non è forse vero che una società seria debba intervenire sul fronte disciplinare quando è il caso? A Trigoria ognuno fa come gli pare perchè fondamentalmente manca il manico. Un presidente dall’avvento degli americani non è mai esistito, i dirigenti di cui sopra non hanno evidentemente l’autorevolezza per governare la società e l’allenatore alla fine non può che ondeggiare come una foglia in autunno prima di cadere.

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Un pensiero su &Idquo;Zeman ha fallito una volta, ma Baldini-Sabatini sono recidivi

  1. E infatti, se venerdi non dovesse vincere contro il Cagliari, Zeman cadrà. Ma non solo perché la Roma ha deluso dirigenza e tifoseria con risultati talvolta vergognosi, ma perché il boemo, per far esprimere al meglio la sua squadra, ha bisogno di giocatori giovani e bravi che vogliono affermarsi, quindi sempre disponibili a seguire alla lettera le direttive del loro allenatore. Se un allenatore, nel caso specifico Zeman , trova nella sua strada giocatori “navigati” e già affermati che non hanno voglia di seguire le idee tecniche e tattiche della loro guida, ma soprattutto rifiutano i sistemi di allenamento ritenuti antiquati, allora succede il patatrac. Come appunto è avvenuto alla Roma. Queste mie convinzioni sono confermate dai successi che Zeman ha avuto nelle squadre di provincia ( una volta il Foggia, ultimamente il Pescara) e gli insuccessi nei grossi club ( Lazio una volta, ora la Roma). Diamo a Zeman una squadra di giovani talenti e ne farà una grande squadra. Ma quali sono, oggi in Italia, i presidenti che vogliono rischiare di essere inizialmente presi a pernacchie dai propri tifosi se non presentano presunti campioni ? Meglio acquistare all’estero giocatori che costano poco o niente, magari reduci da grossi infortuni , spacciarli per dei destinati ad un grande futuro e poi scaricare le colpe sugli allenatori. Ecco, Zeman paga le colpe che derivano dalle sue idee sul calcio giocato e parlato, che nel tempo non sono mai cambiate, ma anche dall’incapacità di certi dirigenti di comprendere che i bravi giocatori vanno bene, ma anche i bravi giocatori devono seguire il loro allenatore. Sempre che si abbia davvero fiducia nella scelta tecnica fatta prima dell’inizio del campionato.

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