Limiti e virtù della Nazionale di Balotelli

Nell’estate del 2006 lavoravo per il Gruppo Epolis come caposervizio allo sport. Assegnavo i compiti ai redattori del mio settore, controllavo le pagine delle 19 edizioni da Torino a Palermo, molte delle quali sinergiche e quindi uguali , una a due locali. Scrivevo poco, ma ovviamente non mi lasciai sfuggire tutte le cronache azzurre del trionfo mondiale in Germania con Lippi Ct.

Finita la festa ricominciava il solito tran tran estivo, fatto di servizi da leggere sotto l’ombrellone. E finchè si trattava di parlare di calciomercato la cosa mi stuzzicava, molto meno quando c’era da proporre al lettore pagine e pagine sul nulla, ovvero sugli odiati ritiri precampionato. Non ho mai capito il senso della cronaca di una partitella contro una formazione di sei o sette categorie inferiore con tanto di tabellino e marcature, anche perché questo non avviene per le partitelle infrasettimanali invernali quando si affrontano in genere gli Allievi o la Primavera.

Si dirà che per le grandi squadre il problema non sussiste più da quando vanno a caccia di dollari nelle varie tourneé in giro per il mondo. Ma il Cagliari, giusto per stare nel mio orticello, al massimo sale sino a Olbia. Sono finiti i tempi delle partite in Sudamerica (ricordo che la squadra rossoblù ci andò nel ’66, venti giorni prima dell’arrivo di Scopigno al posto di Silvestri passato al Milan).

E così rifiutandomi di chiedere quanti palloni medicinali fossero usati durante gli allenamenti; se insieme alla pasta al sugo durante il pranzo fosse consentito mezzo bicchiere di vino rosso; oppure come fossero scanditi gli orari della sveglia, della colazione, o addirittura quale fosse la composizione delle stanze (chi stava in camera con chi: giuro che c’era qualche giornale che apriva la pagina con questa scemenza), mi organizzai uno studio non meno demenziale su quali fossero stati i calciatori più giovani dell’annata precedente utilizzati nei campionati professionistici.

Vinse senza storia un quindicenne del Lumezzane, utilizzato 2 volte in C1. Si chiamava Barawah e la cosa mi incuriosì al punto che feci una ricerca per parlare con l’allenatore che l’aveva utilizzato. Di Walter Salvioni non avevo il numero, ma dai tempi della memoria per le date di nascita, quando giocava a Foggia, ricordavo essere un Gorlago (Bg) 1953. Mi era rimasto impresso perché era lo stesso paese dei fratelli Beppe e Titti Savoldi, ma questa è un’altra storia. In piena era telefonini mi ostinai a cercare il numero sulle pagine bianche e fui fortunato, perché non solo lo trovai, ma trovai proprio il Walter che rispose al fisso.

Mi raccontò di un ragazzone esuberante, un po’ troppo guascone, che sapeva far tutto, ma che non si faceva amare dai compagni. Anzi a dirla tutta Salvioni cercava di fargli capire che a fare lo stronzo avrebbe finito solo per emarginarsi e non andare da nessuna parte. Passò un anno e mezzo e al Sant’Elia all’ultimo minuto di un Cagliari-Inter in cui Suazo aveva segnato per i nerazzurri il gol dell’ex e del 2-0 finale, Barawah, nel frattempo diventato Balotelli (dal nome della famiglia adottiva) fece il debutto in A proprio sotto i miei occhi.

Tutte queste menate per dirvi che ho più di un motivo per essere felice del successo di Supermario, però dopo il bel gol realizzato al Brasile ho letto solo lodi esagerate nei suoi riguardi e della nazionale. Per questo vorrei puntualizzare.

Anzitutto noto come da quando è arrivato al Milan nessuno osa più dare a Balotelli dello scavezzacollo, ma sia diventato addirittura uno dei primi cinque giocatori al mondo! Cosa possibile per il futuro, ma visto che in rossonero ha giocato solo 6 volte e altre 3 in azzurro ci andrei piano nonostante i gol.

E poi credo che per la nazionale sia indubbiamente un valore aggiunto, ma anche un problema. Tutti lo definiscono centravanti, ma Balo fa le cose migliori partendo da lontano, non certo in mezzo all’area dove appare persino goffo in certi colpi di testa. Probabilmente col tempo acquisirà il killer instinct delle prime punte, ma per il momento la penso come Carlo Mazzone che ho sentito recentemente in un dibattito alla radio.

Con uno così, che non è una prima punta ma che non saprebbe neanche convivere con una prima punta, la nazionale andrà forte finchè troverà gli spazi per attaccare (cioè in contropiede o sulle ripartenze che dir si voglia, ovvero una volta trovato il vantaggio). Ma soffrirà contro chi si chiude.

Trovo l’osservazione di Sor Magara giusta, persino scontata e oserei dire banale, e invece quando l’ha pronunciata ho sentito un gelido silenzio attorno a lui da parte delle grandi firme che partecipavano alla trasmissione di Radio Radio. Eppure è la scoperta dell’acqua calda.

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Un pensiero su &Idquo;Limiti e virtù della Nazionale di Balotelli

  1. Balotelli, secondo me, creerà non pochi problemi a Prandelli. Sarà sempre più difficile trovare un altro attaccante che possa giocare in coppia con lui ( ammesso che Balotelli sia un attaccante; condivido il forte dubbio di Mazzone). Tra l’altro, mentre gli altri corrono, lui passeggia, quasi mai riesce a superare l’avversario e spesso dà l’impressione che sia pronto a litigare. Certo, segna pure qualche gol, ma un giovane che sembra sempre incavolato con il mondo, finisce per creare un clima insopportabile. Speriamo che cambi e, soprattutto, capisca che si può praticare il gioco del pallone senaa considerarsi dei padreterni.

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