Il limite di Mazzarri? Punta solo sui fedelissimi. Una volta sarebbe stato un pregio, oggi si gioca troppo per ignorare gli altri

Nei successi di una squadra la gestione del gruppo è basilare. Francesco Totti, che in questi giorni di festa viene interpellato su qualsiasi argomento, ha dichiarato per esempio che rispetto alla Juventus pigliatutto la sua Roma è forse superiore come valore dei singoli, ma non regge il confronto perché i bianconeri nell’insieme rappresentano una forza ben più coesa.

Ogni tanto si tira fuori il ricordo, peraltro verissimo, della Lazio che vinse il primo scudetto, quello del 1974. Una squadra dove i giocatori si detestavano, non si parlavano e arrivavano alle mani, e anche fisicamente le due fazioni della rosa erano divise nello spogliatoio. Eppure anche quella formazione riusciva ad avere un ideale unico per il quale tutti lottavano, grazie alla bonomia di quell’uomo splendido e quell’allenatore capace che era Tommaso Maestrelli.

In genere, rimanendo in tema di allenatori, i più intelligenti, o i più paraculi (talvolta ma non necessariamente le due cose coincidono), puntano tutto sul leader o sui leader, ovvero sui giocatori più forti perché gli altri vadano a traino. Quando invece sono gli stessi giocatori a trovarsi il leader in un compagno che non necessariamente è fra i migliori, i problemi possono essere maggiori, perchè questi può agire con il secondo fine di voler giocare a tutti i costi, ma questo è un altro discorso.

Scopigno fece la sua fortuna puntando tutto su Riva, ad esempio, ma in quel caso era sin troppo facile. Solo un pazzo, con Rombodituono all’apice della carriera, non l’avrebbe fatto. Ma il filosofo puntò tutto anche sulla formazione titolare (credo che il record di aver schierato gli stessi undici per 14 volte consecutivamente nel 68-69 sia ancora insuperato).

Mazzarri vorrebbe fare lo stesso nel Napoli con Cavani e con i titolarissimi, ma il suo progetto di continua ascesa della squadra campana nei risultati rischia di svanire proprio sul più bello. Perché a tutto c’è un limite e forse il tecnico toscano l’ha superato.

Sul fatto che Cavani si sia rivelato un fuoriclasse, almeno per il nostro campionato, non ci sono dubbi. E’ altrettanto vero che l’uruguaiano dovrebbe essere grato al suo allenatore che l’ha plasmato come terminale centrale, spostandolo dal ruolo di seconda punta in cui giocava al suo arrivo in Italia. Però è anche vero che nell’emergenza bisogna adeguarsi e questo Mazzarri non sembra averlo fatto. Prendiamo la gara di questo turno contro il Torino. Con il giocatore affaticato dalla volata transoceanica, per giunta con problemi di ritardo sul volo, il tecnico ha fatto intendere che tenterà in tutti i modi di recuperarlo nonostante sia presumibilmente uno straccio. Forse avrà ragione lui (Mazzarri dico), ma mi metto nei panni del povero Calaiò, tornato a Napoli fra mille speranze e mai calcolato, e penso che l’allenatore ha ridotto a zero un capitale non indifferente di cui avrebbe potuto disporre. Prima considerandolo solo una riserva dello stesso Cavani (come a dire: non giocherai mai!). E adesso ignorandolo anche in assenza del titolare, giacchè il tecnico nei giorni scorsi ha dichiarato che in caso di forfait avrebbe schierato il tandem Insigne-Pandev.

Mi chiedo: che gruppo coeso potrà mai cementarsi se queste sono le premesse? Potrei andare avanti con lo stesso Insigne, considerato riserva di Pandev nonostante il talento. Tornando indietro nel tempo la fissazione per giocatori come Aronica, decisamente inadeguati per una squadra che vuol puntare in alto.

Usando questo metro di trattamento non ci si deve poi meravigliare se dividendo i giocatori in fedelissimi e… altri, quando questi ultimi sono chiamati in campo vadano incontro al naufragio. Del resto, per capire il limite di Mazzarri, basta dare uno sguardo alle ultime campagne acquisti del Napoli dove sono arrivate solo riserve scarsamente utilizzate. Finchè l’allenatore non capirà che è passata un’era geologica da quando i tecnici potevano puntare solo sui primi 11 della rosa, credo che non potrà definirsi un allenatore da grande squadra.

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