Scrivi Juventus e leggi Conte: mai prima d’ora un tecnico aveva inciso così tanto sullo scudetto

Si dice sempre che sono i grandi campioni a fare  grandi le squadre e gli allenatori. In genere è così, ma mentre osservo le pacate celebrazioni degli juventini per la conquista dello scudetto numero 29 (se ne facciano una ragione, ormai la decisione di revocare due titoli è archiviata. Forse qualche goleador nel conto totale della carriera rivendica reti annullate?), penso che il vero artefice di questa cavalcata, la seconda consecutiva, sia Antonio Conte.

Se analizziamo uno per uno gli elementi della rosa non individuo giocatori in grado di fare la differenza assoluta con gli avversari. D’accordo, tanto di cappello alla carriera di Buffon e Pirlo, ma a 35 e 34 anni non sono certo gli stessi di quando avevano vinto il Mondiale del 2006, e Chiellini, che per temperamento è sicuramente il più vicino al mister, ha giocato solo 20 volte per infortuni vari. Ci sarebbero Marchisio e Pogba, ma il primo non è stato continuo e il francese solo nell’ultima fase ha giocato con regolarità. In tutta la rosa non ce n’è stato uno in grado di andare in doppia cifra se non Vidal con tanti rigori. Vucinic è a un passo, ma pensando anche a nonno Di Natale che ne ha fatti 20 è davvero poca cosa. Generalmente nelle squadre che vincono gli scudetti giocano sempre gli stessi, qui a parte tre o quattro, nessuno ha raggiunto le 30 presenze.

E poi il blasone è una bella cosa, ma dare la paga a tutti con Caceres, De Ceglie, Giaccherini, Peluso, Padoin e compagnia non è semplice. Se andate a vedere quanto sono stati impiegati questi signori vi renderete conto che qualcuno di loro in campo c’era ogni domenica o quasi.

Conte è stato bravo anche ad arrangiarsi in corsa, perché Isla (8 presenze) e Lucio (appena una e poi mandato via) erano stati annunciati dalla dirigenza con squilli di tromba degni delle star. Per non parlare di Bendtner e Anelka che non si capisce bene perché fossero stati ingaggiati.

Insomma, lodi alla società per la parte che le compete e al presidente Andrea Agnelli che dopo la falsa partenza con Delneri ha inanellato un prestigioso due su due, ma credo che nella storia recente e meno recente del libro d’oro del calcio italiano, solo l’allenatore leccese sia riuscito a fare le nozze con i fichi secchi, cioè a vincere con un gruppo “normale”. E a ben vedere è proprio per questo motivo che da qualche giorno sta mettendo i puntini sulle “i” in vista del rinnovo del contratto. Con la pochezza che c’è in Italia questa rosa è stata sufficiente per dominare, ma per tornare grandi Europa serve altro.

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