Berlusconi vuole Seedorf il … delatore perché è nato il primo aprile come Sacchi e Zaccheroni che hanno vinto lo scudetto in rossonero

Dicono i maligni che se Berlusconi  ha deciso di puntare su Seedorf per sostituire Allegri è per lo stesso motivo per cui l’olandese è inviso a tutto l’ambiente rossonero: cioè perché è sempre stato l’orecchio del presidente nello spogliatoio. Non c’era spiffero che il vincente di Paramaribo non riferisse a sua Emittenza. E di questo suo ruolo, sempre secondo i maligni, ne approfittava: era per esempio l’unico che parcheggiasse regolarmente l’auto ai bordi dei campi di Milanello, cosa regolarmente vietata a tutti gli altri compagni e agli stessi tecnici. Sulla persona poi i pareri sono contrastanti. Da un lato c’è l’impegno sociale per i giovani del Suriname, attestato dalle onorificenze attribuitegli dalla stessa ex colonia olandese, dall’altro il menefreghismo per la sorte dei giocatori del Monza, società di cui divenne in pratica proprietario anni fa e lasciata poi andare allo sbando.

Di sicuro Clarence Seedorf non è un tipo comodo. Se ne accorsero alla Sampdoria quando arrivò appena diciannovenne dall’Ajax nel 2005. Il diesse Borea fece un gran colpo strappandolo per 7 miliardi alla concorrenza di tutta Europa. Quell’anno però Clarence giunse in sordina perché si fece un gran parlare dell’altro acquisto, Karemebeu, che poi invece pur vincendo tantissimo mantenne solo in parte le promesse. Seedorf non era esattamente il tipo che si facesse mettere il sale sulla coda. E sì che tra Zenga, Mancini, Evani, Mihajlovic, Ferri, Mannini ecc., di compagni esperti e con forte personalità non ne mancavano di certo. Lui del resto aveva già un pedigree eccezionale avendo vinto 2 scudetti, una coppa nazionale e soprattutto una Coppa dei Campioni con l’Ajax. In finale i lanceri avevano battuto il Milan di Capello con un gol di Kluivert che poi in rossonero avrebbe ballato una stagione sola. Don Fabio prese nota e dopo un solo anno in blucerchiato se lo portò a Madrid dove il nostro mise in bacheca la seconda Coppa dei campioni, quella Intercontinentale, Liga ecc.  Tre anni e mezzo di trionfi e poi il ritorno in Italia all’Inter, l’unica squadra in cui non è stato protagonista se non per un intermezzo poco simpatico nei confronti di Ronaldo (cherchez la femme….). Cuper non lo vedeva proprio e così, dopo tre mezzi campionati, il Milan se lo prende per un tozzo di pane dando in cambio Coco, uno che di grande aveva solo le prospettive mai sfruttate.

Dieci anni in rossonero con 10 trofei in bacheca, tra cui 2 Champions e il Mondiale per club, 432 presenze e 62 gol (nessuno straniero ha giocato più di lui nella storia del club). Unico giocatore al mondo ad aver alzato la coppa dalle grandi orecchie con tre squadre diverse.  Poi tanto per gradire un ritorno alle origini con scudetto annesso al Botafogo,  in Brasile, paese della sua compagna ma anche stato confinante col Suriname dove Clarence nel 1976, pochi mesi dopo l’indipendenza dall’Olanda, è nato il primo aprile. Come Sacchi e Zaccheroni che in rossonero hanno vinto lo scudetto. Sarà anche per questo, oltrechè per le…  delazioni, che Berlusca lo vuole in panchina. Galliani permettendo.

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