Casal e Cellino verso le nozze d’argento

Ogni tanto ritornano. E’ il caso di Paco Casal, la cui identificazione come semplice agente di calciatori sarebbe oltremodo riduttiva. In Uruguay ci fu un periodo (diciamo circa vent’anni dal 1985 al 2005) in cui era così potente che in nazionale non solo metteva l’allenatore che voleva, ma riusciva a far sì che i giocatori suoi assistiti più importanti non ci giocassero, perché ormai avevano raggiunto la popolarità e bisognava preservarli per i club. Così per anni la Celeste non ha vinto più nulla perché veniva interpretata come una palestra per mettere in mostra i nomi nuovi, in modo che le società europee li ingaggiassero. Niente più che una vetrina insomma.

Quando Cellino con un’abile operazione acquistò il Cagliari nel giugno del 1992, il procuratore sudamericano aveva già raggiunto una grande popolarità nell’isola. Merito dei suoi assistiti Francescoli, Fonseca ed Herrera che in due anni erano diventati beniamini del pubblico contribuendo non poco a far salire alle stelle l’entusiasmo della gente. I tifosi avevano rivisto il Cagliari nuovamente nell’Olimpo del calcio italiano dopo sette lunghi anni in cui la squadra aveva rischiato prima di scomparire e poi di finire in C2.

Dei tre rimase più a lungo Pepe Herrera, sicuramente il meno dotato da madre natura, ma comunque entrato nel cuore dei tifosi per la sua combattività. Francescoli approdò al Torino rimasto incantanto e bastonato da un sonoro 5-0 inflitto a domicilio dal Cagliari nel finale di stagione, in cui il Principe era stato protagonista. E infine Daniel Fonseca, l’uomo che rappresenta il motivo principale per cui Massimo Cellino è entrato nel mondo del calcio rimanendovi 21 anni e chissà quanti altri ancora.

Fu grazie al suo passaggio al Napoli che il presidente entrò a stretto contatto con Paco Casal e in breve tempo gli rubò i segreti per ambientarsi alla perfezione nell’azienda pallonara (non fu l’unico insegnante peraltro, anche Moggi, sempre presente quando c’erano operazioni che riguardavano il Napoli, gli fece da scuola guida).

Per la verità da allora in avanti Casal non fu più così bravo nel portare in Sardegna grandi giocatori. Con l’eccezione di Fabian O’Neill, l’ultimo dei grandissimi uruguaiani arrivati in rossoblù, sbarcarono tecnici e giocatori affidabili come Tabarez, alla lunga Dario Silva, Lopez (oltre 300 partite prima di diventare allenatore) e Abeijon , ma anche pacchi clamorosi come Tejera, Romero, Carini, Rosano, Peralta, Bizera, e l’allenatore Perez, per tacere di Saralegui che fortunatamente venne rifilato dal duo Casal-Moggi al Torino di Borsano non senza che i due se la fossero tentati anche con il Cagliari. Aggiungo negli ultimi tempi Ceppelini e per ora mi tengo buono su Cabrera sperando che sia un giocatore vero come a sprazzi ha lasciato intendere.

Non saprei dire poi se un’altra colonia di bidoni, stavolta argentini (Penalba, Matheu, Larrivey) avesse lo stesso marchio di origine, ma ne dubito.

Ora Casal si rifà vivo con Avenatti, l’attaccante che ci ha distratti, ma soprattutto con una nuova telenovela nel suo rapporto ormai ultraventennale con Cellino. Buon per Lopez questa ritrovata amicizia fra i due se gli consentirà di restare  in panca. Durerà a lungo? Arriverà almeno alle nozze d’argento? E’ quello che vedremo nelle prossime puntate.

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