L’Italia appalta le panchine del mondo. Nessuno come i nostri tecnici

Già sicuri ci sono Ranieri a Montecarlo, Spalletti a San Pietroburgo, Zaccheroni in Giappone, Trapattoni e Tardelli in Irlanda, Di Canio nel Sunderland (oltre Zola a Londra ma in serie B) più i vari Zenga e Di Matteo freschi di esonero e altri in campionati minori. Per ora. Nel giro di qualche giorno forse potremmo vedere Ancelotti a Madrid, Capello a Parigi e Mancini a Mosca. Il calcio italiano almeno a livello di allenatori fa il pieno nel mondo, e per quanto sia in crisi siamo sempre i più ricercati. Anche se poi siamo costretti a importare tecnici che non spiccicano una parola di italiano come Garcia o a lanciare bambini allo sbaraglio come è successo all’Inter con Stramaccioni. Non sono fra quelli che si disperano della fuga dei nostri cervelli della panchina. Andiamo alla conquista del pianeta, che vogliamo di più? Passando dalla panchina alle scarpette bullonate, la Francia nel 1998 conquistò la Coppa del mondo con 14 giocatori sui 22 della rosa che militavano all’estero (7 nel nostro campionato) e gli altri 8 solo casualmente in quella stagione avevano giocato in Francia, ma anche loro in ogni caso fecero esperienze lontano da casa (5 di questi ancora in Italia). Eppure non risulta che nessuno Oltralpe ci piangesse su.

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