Ma almeno per l’impegno l’Italia ha fatto dei passi avanti

Approfitto di un tema introdotto da Re Pastore, nei commenti alla prova dell’Italia col Brasile, per affrontare il tema della concentrazione con la quale gli azzurri erano soliti affrontare le partite che non fossero relative a Europei e Mondiali (e talvolta anche quelle, almeno per le qualificazioni). Uno dei pochi aspetti positivi di questa spedizione è proprio l’impegno, e di questo va dato atto a Prandelli. Se guardiamo il passato, recente e remoto, tutto quello che non fossero i due tornei canonici e più importanti venivano snobbati. Mi viene in mente un 4-1 subito dal Brasile nel torneo del Bicentenario degli Usa (1976). Era il Brasile di Rivelino e Zico, d’accordo, ma anche quello di Getulio e Geraldo. La partita precedente addirittura andammo in vantaggio 2-0 sull’Inghilterra e perdemmo 3-2, e poi con i verdeoro passammo in vantaggio e finimmo per prenderne quattro. Era l’Italia di Bernardini e Bearzot.

Saltando di palo in frasca vorrei citare anche le edizioni degli Europei subito dopo le buone figure ai Mondiali. Sembrava che i nostri rappresentanti ci facessero un favore a giocare. Con Bearzot, da campioni del Mondo in carica, nel 1983, facemmo pena nel girone di qualificazione riuscendo a vincere solo una gara su 8 e pareggiando addirittura con Cipro. Con Vicini nel biennio 91-92 dopo il terzo posto mondiale a Italia 90, venimmo eliminati grazie a un ko con la Norvegia (l’ultima gara, ormai fuori e sempre coi norvegesi, fu un pareggio interno con l’esordiente Sacchi in panchina). Per non parlare della Confederation Cup con Lippi, del 2009, nella quale le beccammo persino dall’Egitto dopo aver vinto per il rotto della cuffia con la Nuova Zelanda ed essere stati suonati dal solito Brasile. Fu solo l’antipasto dell’altra figuraccia subita ai mondiali del 2010 in Sudafrica. Il tecnico di Viareggio, ancora con la pancia piena per il successo del 2006, venne cacciato e dovette emigrare in Cina (pagato come un sultano) per tornare in pista.

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3 Pensieri su &Idquo;Ma almeno per l’impegno l’Italia ha fatto dei passi avanti

  1. E’ vero. L’Italia ha sempre snobbato per tradizione tutte le amichevoli nessuna esclusa, estendendo l’atteggiamento anche a partite considerate facili o non di cartello ma comunque ufficiali, come risulta dai tuoi esempi. Ora questo sta cambiando. La nostra pero’, oltre all’ammirevole abnegazione, e’ anche una fisicita’ a singhiozzo, ossia non gestita, vissuta ma quasi casuale, sfoderata grazie al cuore. E se pensiamo al 1.o tempo col Giappone, altro che amichevole: non c’eravamo proprio! (Ho letto che anche a Praga era stato un po’ cosi’) Ancor piu’ grave: dopo aver subito una mazzata tremenda in neanche 20 min a cavallo tra i 2 tempi, e’ successo cio’ che ritenevo impossibile (adesso e’ fatta, avevo pensato, non si rialzano piu’): il Giappone ha ripreso come se niente fosse! Merito loro, ma anche di una squadra che sempre piu’ spesso e’ sulle gambe, ferma come il proverbiale coniglio nei fari della macchina. Pensate agli ultimi Europei: gli ultimi 20 min eran sempre dolori -anche nella partita con la Germania. In finale poi, che si “doveva” perdere, ok, ma non necessariamente di goleada, vedendo gente che ci sfrecciava a destra e a manca come i Giapponesi questa settimana, vedemmo uomini stanchissimi (Prandelli si scuso’ 2 gg dopo di aver fatto giocare gente “per riconoscenza” o qualcosa del genere). Insomma, con la nuova forza di volonta’, da applaudire per la ventata di freschezza, persiste forse l’altra tradizione italiana del problema della tenuta fisica: a fine stagione perche’ sono stanchi e fa caldo (ma solo per noi), a inizio stagione perche’ non rodati (e la Federazione con la Lega ci mettono del proprio con l’ostinazione a aprire la stagione 3 settimane dopo gli altri paesi: occhio a Italia-Bulgaria il 6 settembre). Per questo dico che l’abnegazione dimostrata, per assurdo, mi preoccupa: tiriamo avanti con la forza dei nervi, a singhiozzo come chi non e’ in controllo, mentre i muscoli (o che altro?) latitano. Tutto esaltante e di certo un passo in avanti, ma scordiamoci di vedere di frequente rimonte come quella sul Giappone. La squadra trasuda buona volonta’ a palate, grande disponibilita’, ma anche un’incertezza di fondo che secondo me trascende dalle assenze di questo o quel titolare. E’ un problema che Prandelli fara’ piu’ fatica a risolvere che non quello di come motivare cuore e attributi, gia’ risolto. Se e’ un problema sistemico, siamo fritti fino a quando non riavremo almeno 6 o 7 campioni VERI in squadra. Si puo’ correre di meno, si’. Ma solo se non si sbagliano decine di passaggi con errori non forzati.

    • Tutto quello che dici, perfettamente condivisibile, mi dà un’ulteriore conferma sull’effimero valore del Giappone. Ho sentito tanti elogi per Zaccheroni, secondo me è una squadra ridicola (tre sconfitte su tre) e anche il tecnico ha le sue brave colpe.

  2. Il problema sta tutto nel ” 6 -7 campioni VERI”. Ora ce ne sono tanti mezzo fasulli : in difesa, in parte a centrocampo ma soprattutto all’attacco: Un reparto, appunto quello avanzato, leggerino senza Balotelli a fare da pivot, ma troppo condizionato proprio dalla presenza di Balotelli e dal suo modo di giocare che raramente concede spazi centrali per gli inserimenti a difesa “aperta”.

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