Per questo Cagliari ci vorrebbe Matzutzi Cullin

Il Cagliari è pericoloso per sé stesso e per quanti gli vogliono bene. Perché perde poco e quindi non fa intuire i rischi che corre continuando di questo passo. Ma perde poco fino a un certo punto, perché se guardiamo il suo cammino fallimentare dopo la prima vittoria con l’Atalanta, si noterà che due sconfitte e quattro pareggi equivalgono a una vittoria, un pareggio e quattro sconfitte: e vi sembrano pochi 4 ko in sette gare? Il suo problema è quello evidenziato anche in passato, cioè la mancanza assoluta e totale di una manovra in qualche modo finalizzata alla creazione di opportunità per tirare in porta. E’ vero che oggi mancavano tre giocatori importanti come Conti, Cossu ed Ekdal, ma il problema va oltre proprio perché abbondantemente emerso in tutte le uscite precedenti. Se Pinilla, e per quel poco che sono stati in campo, Sau e Nenè, non hanno meritato la sufficienza non è per demeriti loro. Ci fossero stati Cruyff, Gerd Muller, Pelè e Ri… (beh, non esageriamo. Lui qualcosa se la sarebbe inventata) avrebbero fatto la stessa fine. Ci sarebbe voluto forse Matzutzi, l’oriundo argentino interpretato da Jacopo Cullin nel film L’arbitro che “dal passo sembra uno che può crossare da un momento all’altro”. Uno che prende palla, se la lancia, dribbla tutti e poi tira e segna. Perché non c’era possibilità di risolverla in modo diverso. Invece purtroppo ho riscontrato un’altra analogia con lo strepitoso film di Paolo Zucca con Geppi Cucciari e Stefano Accorsi che vi consiglio di andare a vedere (come se poi a me ne entrasse qualcosa…) . Che il tecnico Diego Lopez vede il gioco allo stesso modo dell’allenatore Benito Urgu: cioè non lo vede. L’attore oristanese perché interpreta la parte di un cieco, l’allenatore del Cagliari perché da difensore in oltre 300 partite avrà superato la metacampo quindici volte in tutto, per cui forse non ha idea di quel succede oltre quel cerchio. E così ad un’Udinese tutt’altro che trascendentale è bastato trovare il primo golletto con un giocatore che rievoca i baretti del Poetto (quello vero è “Il Nilo”, la riedezione è stata “Da Nilo”… bibite fresche) per mettere i tre punti al sicuro. Il raddoppio di Di Natale (notare il doppio “di Di” che rievoca un grande del Brasile) ha chiuso la gara con largo anticipo. In chiave rossoblù si spera che qualcosa cambi, sennò altro che ritorno al Sant’Elia. Neanche all’Ossigeno li faranno entrare.

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