La squadra tipo non esiste. Quanto durerà la rivoluzione di Benitez?

La Roma che vince per la decima volta consecutiva non è più una notizia. Casomai lo sarebbe l’aver vinto con un certo affanno (almeno nel punteggio risicato) visto che affrontava un Chievo male in arnese, forse il peggiore della sua ormai lunga e consolidata esperienza in A. Secondo me il vero fatto nuovo del campionato è il Napoli di Benitez. Non tanto per l’incedere svelto e per i progressi rispetto a quello di Mazzarri che sembrava per molti insuperabile (tre punti in più per lo spagnolo). Quanto per i continui cambiamenti nella formazione. Dieci partite e dieci formazioni diverse, l’esatto contrario di come si comportava non solo il predecessore, ma una scuola di pensiero che accomunava i maestri del calcio in contropiede (da Rocco a Trapattoni fino a Bagnoli, Lippi e Mourinho) quanto gli amanti del possesso palla (Liedholm, Sacchi e Guardiola) e mille altri. Scegliere una formazione base e puntare su quella è sempre stato considerato prima di tutto un fatto di opportunismo prima che una scelta tecnica. Perché gestire uno spogliatoio dove sono radicate le gerarchie è indubbiamente più facile anche per un allenatore di spiccata personalità. Tutti sanno qual è il loro posto e in teoria le alzate di capo sono più limitate, anche se poi non è detto. Non so se Benitez possa andare avanti con questo metodo sino alla fine con gli stessi risultati, sicuramente sarebbe il primo a farlo.

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