Ritiro della maglia e mancata esultanza per il gol dell’ex: ne vogliamo parlare?

Nel calcio di casa nostra esistono alcune abitudini odiose che vanno cancellate. Parlo ovviamente dal mio punto di vista e non ritengo di essere depositario di verità assolute, ma voglio soffermarmi almeno su due consuetudini che detesto soprattutto perché rischiano di disorientare i bambini che su certi comportamenti costruiscono le loro passioni e fanno dello spirito di emulazione la loro forza. Mi riferisco alla mancata esultanza per un gol contro una ex squadra di appartenenza e al ritiro delle maglie all’abbandono  di un grandissimo. Nel primo caso mi domando perché mai uno debba violentarsi e far finta di nulla se per tutta la settimana (o addirittura per mesi quando non per anni) non ha fatto altro che sperare di far gol in quell’occasione.  Realizzare una rete è una liberazione, è il raggiungimento di un obiettivo se non proprio di un sogno a lungo inseguito. Vi immaginate se Francesco Pisano dopo aver atteso quasi 200 partite col Cagliari non avesse esultato per il gol alla Roma dell’anno scorso? Non sarebbe stato normale. Poi, per carità, può anche capitare il caso di quello che per un suo modo di essere preferisce non mostrare in pubblico la sua gioia. Sono rari gli esempi ma ci sono stati. Ma dover reprimere a tutti i costi la propria felicità solo perché hai indossato la maglia che ora affronti da avversario mi sembra una stupidaggine. Continuando così si arriverà a scrivere nel contratto, al momento di un  trasferimento ad altra squadra, che il tale non scenderà in campo contro i suoi vecchi compagni quando ci sarà lo scontro diretto! Se poi vuole essere una forma di rispetto verso gli antichi tifosi, per lo stesso motivo rappresenta una mancanza di rispetto verso gli attuali. Altra scemenza è il ritiro della maglia dei più grandi. E qui l’esempio mi tocca più da vicino perché se non fosse esistito Gigi Riva sapete bene, e se non lo sapete sappiate (per quel che può importare), che probabilmente non mi sarei mai appassionato tanto al calcio. Quando scrissi “Un tiro Mancino”, il libro che celebrava le gesta dello scudetto del Cagliari e del nostro Bomber, raccolsi tra le varie testimonianze quella di Gianfranco Matteoli che mi raccontò una simpatica consuetudine della sua infanzia. A Ovodda, il suo paese, tutti i bambini quando giocavano scendevano in campo con la maglia numero 11, portiere compreso. E smisero di fare capricci quando dovevano tagliarsi i capelli da quando il barbiere inventò il taglio alla Gigi Riva. Ora io non dico di raggiungere livelli da ricovero come qualcuno di mia conoscenza che non tirava mai col destro e non esultava quelle poche volte che segnava con quel piede, perché lo considerava un tradimento al Bomber, ma certo è che questa storia della maglia ritirata mi sembra una gran scemenza. Se fosse valsa questa regola in passato Rivera non avrebbe mai indossato il numero 10 perché prima di lui nel Milan l’aveva avuto Schiaffino. E allo stesso modo Platini nella Juve avrebbe dovuto scegliersene un altro perché c’era già stato Sivori. Ma per favore!

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2 Pensieri su &Idquo;Ritiro della maglia e mancata esultanza per il gol dell’ex: ne vogliamo parlare?

  1. L’altra sera ho avuto il piacere di cenare con sua Maestà e gli ho ricordato di quell’amico comune che, quando giocava, non utilizzava il piede destro per rispetto. Ha riso di gusto e ha classificato me, umile seguace, e l’amico comune come due casi da ricovero.

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