Novità da Novi Sad

Considerazione immediata: Adan non è un portiere fortunato. Come lo definireste voi uno che decide di emigrare dalla Spagna dopo aver conosciuto (anche se a spizzichi e bocconi) la gioia di difendere i pali del Real Madrid e giusto la settimana dopo la sua firma scopre di avere come concorrente Nembo Kid, Superman, o giusto per rimanere in Spagna, la reincarnazione di Ricardo Zamora, il portiere più forte di tutti i tempi? Così decisivo che nel mondiale del ’34, quello che l’Italia doveva vincere a tutti i costi per esaltare il regime fascista, venne addirittura rapito per non giocare la ripetizione di un quarto di finale contro gli azzurri. Sto parlando evidentemente di Vlada Avramov, il signore di Novi Sad, stessa città natale di Vujadin Boskov,  che ha fatto cinque parate di cui almeno tre strepitose, spiattellando ai quattro venti la sua fede per la Juventus (è un modo di dire) che rimane così sola in vetta alla classifica. Già, perché se la Roma ha perso il primato lo deve a questo incredibile 34enne, in Italia da tredici anni, di cui ben otto trascorsi in panchina. Per la verità già in estate la società rossoblù aveva tentato di promuoverlo titolare dopo aver visto che con Agazzi c’erano problemi sul rinnovo. Solo che nell’amichevole col Catania il buon Vlada aveva preso una rete non proprio ortodossa, da panchinaro arrugginito insomma, e così l’esperimento era stato rinviato. Ma dopo le parate messe in mostra stasera sarebbe un peccato se tornasse subito dietro le quinte. Avrà tempo per una carriera da pensionato di lusso. Più volte Avramov ha espresso il desiderio di chiudere la carriera in Sardegna e di rimanerci. Seguendo l’esempio di Adriano Reginato che la prima volta venne solo per dire che a Cagliari non si sarebbe mai trasferito e ci vive invece da 47 anni. Vlada sugli scudi dunque, ma il resto? Perché la Roma si è inceppata? Quali sono stati, portiere a parte, i meriti del Cagliari? Beh, probabilmente avremmo parlato di tutt’altre cose se almeno una delle tre occasioni costruite dai giallorossi nei primi cinque minuti si fosse tramutata in gol. Poi col passare del tempo è emersa la pochezza di un attacco senza giocatori di ruolo e nel contempo i rossoblù hanno potuto confermare che gente come Dessena ed Eriksson, inutili o quasi quando si tratta di condurre le danze, fanno in pieno la loro parte nel chiudere gli attacchi altrui. Potrei dire lo stesso per Ibarbo ma il colombiano merita un capitolo personale. Perché queste sono le sue partite. Giocare in trasferta contro le grandi squadre significa “avere gamba” e grande forza fisica, ovvero le doti in cui Ibarbo eccelle. Al punto da trasformarsi in uomo ovunque. Gli avversari se lo trovano sempre in mezzo ai piedi quando attaccano, sono costretti ai falli sistematici quando devono acchiapparlo, insomma, finchè il Cagliari ha il risultato positivo in mano è il migliore su piazza. Diverso quando gli spazi sono chiusi e lui sembra un’anima in pena, ma non è stato oggi il caso. Bravo Cagliari e peccato per la Roma che attende con impazienza il rientro di Totti. I giallorossi avrebbero meritato il gol soprattutto col piccolo Florenzi, uno che calcia al volo come pochi. Ma quel signore di Novi Sad non ne voleva proprio sapere.

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