Berardi, il Thomas Muller del Sassuolo

Neanche 40000 abitanti e una squadra in serie A. Spesso nel calcio si abusa del termine “miracolo” ma non ne viene un altro pensando a quello di cui è stato capace il Sassuolo e confrontandolo con quello che succede in numerosi centri che hanno due o tre volte gli abitanti della cittadina emiliana e la cui rappresentante calcistica non è mai stata neanche in serie B. L’avversario che incontra domani il Cagliari dopo un avvio disastroso (0-7 con l’Inter) si è rimesso in carreggiata grazie anche ad alcune correzioni apportate in corsa dall’ex nazionale romanista Di Francesco (13 volte azzurro) che siede in panchina dopo aver raggiunto la meritata promozione l’anno passato. La meraviglia del patron Squinzi, il presidente di Confindustria che con la sua azienda Mapei vinse tutto quello che c’era da vincere nel ciclismo abbandonando schifato per lo scandalo del doping nel mondo delle due ruote,  nasce dal fatto che la sua creatura dopo 13 turni di campionato è appena un punto sotto al Milan, la sua squadra del cuore. Il diesse Bonato pur con qualche errore di percorso (vedi il portiere Rosati avvicendato ben presto col sicuro Pegolo) ha costruito sull’attacco il vero punto di forza. Domenico Berardi al grande calcio ci è arrivato per puro caso. Le qualità le ha sempre avute, beninteso, ma spesso quelle da sole non bastano. In Calabria, a Cosenza, avrebbe continuato a giochicchiare per puro divertimento in una squadretta giovanile locale. Il caso volle invece che durante una vacanza di tre giorni in Emilia dove andò per trovare il fratello Francesco impegnato con lo studio, venisse chiamato come decimo giocatore per una partita di calcetto. Fece la differenza, ma se non fosse stato per la decisione con la quale un amico del fratello lo impose ad un allenatore delle giovanili del Sassuolo che conosceva non se ne sarebbe fatto nulla. E il tecnico che di cognome faceva Carlino, ci mise un attimo a promuoverlo nel provino fatto apposta per lui e a proporgli di trasferirsi in Emilia per giocare nella formazione allievi emiliana. Da lì alla Primavera nel giro di un anno e alla prima squadra ancora dodici mesi dopo. Gioca titolare nel campionato cadetto e segna 11 reti. I suoi 18 anni svegliano gli osservatori delle grandi e se la Juventus è la più sveglia a bloccarlo, persino il mitico sir Alex Ferguson ne rimane fortemente colpito per il Manchester United. Il Sassuolo vince il campionato, Berardi ha la fortuna di rimanere ancora nell’ambiente che ormai l’ha adottato e segna a più non posso: 7 gol in 9 partite sono tanti. Domenico ha un ottimo calcio, sia da fermo su piazzato che in corsa, ma è anche un attaccante utilissimo alla manovra. Per caratteristiche è decisamente atipico, forse in tutta Europa c’è solo Thomas Muller del Bayern che in qualche modo lo ricorda. O meglio, diciamo pure il contrario visto quello che ha già messo in bacheca il bavarese. Di sicuro entrambi si distinguono per accoppiare alle notevoli capacità realizzative anche un oscuro lavoro nei ripiegamenti correndo tantissimo durante i 90′ senza perdere lucidità sotto rete. Peraltro anche Zaza, classe 1991, è un altro dotato di qualità fuori dal comune. Ha segnato finora 4 gol tutti bellissimi al primo campionato di serie A (anche se partendo dai settori giovanili vi aveva già preso parte debuttando ai tempi dell’Atalanta e qualche altra presenza l’aveva fatta con la Sampdoria), dopo averne realizzati ben 18 l’anno scorso in B con l’Ascoli che pure non era uno squadrone. Il terzo attaccante è forse quello più conosciuto, cioè Floro Flores, ormai trentenne, ma sempre pericolosissimo soprattutto nei tiri potenti da fuori. Ha già realizzato più di 40 reti in A e sarebbero potute essere più del doppio se non avesse trovato in Guidolin nei lunghi anni trascorsi a udine, un tecnico che sicuramente non lo ha apprezzato più di tanto (un po’ come Quagliarella con Conte alla Juve: segna gol importanti e la partita seguente riparte regolarmente dalla panchina).

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