Immobile e Cerci da soli segnano quanto tutto il Cagliari. Bravi loro, ma Lopez si faccia un esame di coscienza

Immobile (17 reti) e Cerci (11) hanno segnato da soli quanto tutto il Cagliari messo insieme. Per meriti propri indubbiamente, ma anche per gli schemi di Ventura cui va dato atto di aver sempre costruito le squadre per far segnare gli attaccanti. Con Immobile non ci voleva molto perché qualche anno fa già a Pescara seppure in B, fu capace di toccare quota 28 reti, una cifra non di certo alla portata di tutti. Ricorderete infatti la meraviglia espressa in questo blog quando la Juventus lo infilò come resto delle caramelle per prendere Ogbonna (!).  Cerci invece deve la nazionale e tutto quello che ha fatto in carriera all’attuale tecnico. Fu Ventura a mandarlo in doppia cifra quando lo ebbe a Pisa in B, ed è sempre il tecnico genovese che lo ha valorizzato in questi due anni granata in cui ha segnato una ventina di gol. Per il resto a Roma dov’era cresciuto, a Brescia e a Bergamo dov’era transitato, del passaggio di questo giocatore non sono rimaste tracce, mentre a Firenze dove giocò due anni, fu considerato una delusione facendo molta panchina e finendo per cucirsi sulla maglia l’etichetta di mezzo giocatore. Domani Torino e Cagliari si affrontano dopo la vittoria rossoblù dell’andata e se andiamo a vedere la differenza dei sette punti in classifica a favore dei granata, è data soprattutto dal diverso rendimento degli attaccanti, perché le difese hanno subito lo stesso numero di gol (39). Il Cagliari in tal senso paga un disegno tattico che molto raramente libera le punte al tiro. Colpa di una manovra che verticalizza poco e colpa di un gioco che  porta raramente gli esterni (sia difensivi che offensivi) a crossare.  Poi ovviamente le posizioni dei vari Sau, Pinilla, Nenè e Ibarbo vanno valutate singolarmente. L’errore più evidente è quello di considerare il colombiano una punta, talvolta addirittura una prima punta. E questo spiega il suo magro bottino. Ma è stato anche quello di concedere una fiducia illimitata a Pinilla che quasi mai ha avuto la giusta condizione fisica. Nenè in rapporto all’utilizzo ha fatto tutto sommato quello che doveva fare, mentre il vero problema è stato Sau. Sempre danneggiato da una vicenda che ha origini nel rinnovo del contratto, l’attaccante non ha mai convinto né il presidente né l’allenatore risultando sempre un corpo estraneo ai loro occhi. La tribuna dell’altra sera è emblematica ed è solo l’ultima tappa di un percorso che il giocatore tonarese ha voluto intraprendere nonostante le avvisaglie della passata stagione l’avessero consigliato a scegliere altre strade. Alla luce di tutto questo ecco spiegato perché Ibarbo ha segnato solo 3 reti, Nenè 4, Sau 5 e Pinilla appena 1 su azione.

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