Pagelline rossoblù (34)

Avramov 6.5

Si sbraccia come un forsennato per segnalare il fuorigioco di Gilardino sul primo gol. Ma lui è nato certamente, non forse, e allora decide di rimediare: salva la squadra dal tracollo nella prima mezz’ora, ancora assopita per il mancato suono della sveglia dopo la pennichella pomeridiana. E alla fine, come tutti, cerca di stappare la bottiglia per il ritorno alla vittoria fuori casa. Non trova un cavatappi ma c’è Sturaro pronto per rimediare.

Pisano 6

La causa dei suoi problemi con gli infortuni più disparati va ricercata lontano, a Livorno. A forza di dirgli “meglio un morto in casa che un Pisano all’uscio” l’hanno frastimato davvero per benino.

Rossettini 6

Il vero avversario si chiama Luca Toni ed è impegnato a Bergamo col Verona. Quando segna lui Gilardino sente che il terreno azzurro gli crolla sotto i piedi e si impegna come un matto per tenere alta la considerazione di Prandelli. Ma l’ex senese in qualche modo la sfanga.

Astori 7

Giulio Verne avrebbe dovuto scegliere lui come protagonista del “giro del mondo in 80 giorni”. Dopo aver girato virtualmente le squadre dell’intero pianeta, ora sembra destinato al Tottenham di Max Allegri. La notizia gli mette l’allegria perché in campo è tra i migliori.

Avelar 6

Si disimpegna, non incanta. Del resto nessuno glielo chiede.

Conti 6

Il Genoa gli è simpatico perché fu il trampolino di lancio del grande padre. Forse per questo non ci mette la solita cattiveria. O semplicemente si rende conto che si può vincere senza dannarsi troppo.

Eriksson 6-

E’ molto discreto, al punto che per almeno venti minuti nessuno lo scorge fra i 22 in campo. Poi mette da parte la timidezza e fa qualcosa di più. Sebastian non è contrario, il Cagliari vince.

Dessena 6

Lotta, sgomita, spinge. Insomma, un casinista ma produttivo.

Ibarbo 7

Segna un gran gol, ne sfiora altri due. Da perfetto amante della natura, in trasferta trova spazi e praterie che lo esaltano. Un tempo l’avrebbero definito uno spirito libero, un figlio dei fiori. E non perché sia nato a Cali…

Sau 7.5

Per tecnica e temperamento è un giocatore da 18-20 gol a campionato, per questo intristisce vederlo vagare per il campo alla ricerca di un passaggio buono che non arriva mai. La mancanza di schemi offensivi nel Cagliari lo rende normale, ma lui fa di necessità virtù e gli assist se li fa offrire dagli avversari. Giocando a spizzichi e bocconi ha segnato 18 reti in queste due stagioni, non certo poche. Piuttosto accetti un consiglio: rimanga ancora in campo a fine allenamento per calciare punizioni e rigori. E’ assurdo che uno come lui non batta né le prime né i secondi.

Ibraimi 6-

C’è mancino e mancino. Lui per esempio corre in modo tale da far pensare di essere sempre infortunato perché usa il piede destro (ma sarebbe meglio dire l’intera gamba) a mò di stampella. Ma vogliamo sottilizzare proprio stavolta?

Nenè e Perico sv

Pochi minuti ma utili. Per perderli si intende. Il tempo passa svelto e Celi fischia la fine.

Cossu 8

Per la sopportazione. Sta per entrare nel finale ma arriva un contrordine e si rimette seduto. Ce ne vuole di pazienza!

Tabanelli 10

Da quando va in panchina costringe i titolari a dare il massimo per non perdere il posto. Gran motivatore. Al Leeds non avevano capito niente.

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