l’Atletico dopo il Real: nella Champions trionfano Madrid e il contropiede

Il calcio spagnolo continua a imperversare. Europei, Mondiali, Europei, il ciclo d’oro del Barcellona e ora la finale di Champions tutta madrilena. Qualcuno potrebbe obiettare che in questi casi sarebbe giusto spostare la sede nella capitale, ma nello specifico penso che Lisbona vada benissimo. Perché sia Real che Atletico hanno conquistato il loro ambito traguardo spopolando in trasferta, dove gli spazi più ampi esaltano la velocità dei rispettivi leader in contropiede. E quindi ben venga il Portogallo.  Mourinho del resto l’aveva detto che quest’estate a casa sua ci sarebbe andato comunque. E allora non se la prenda, con quel Chelsea ha già fatto un mezzo miracolo ad arrivare fin lì. Certo, l’1-3 di stasera dopo il vantaggio iniziale non può non lasciargli l’amaro in bocca, ma la sfida Ancelotti-Simeone per quest’anno non ammette discussioni.

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8 Pensieri su &Idquo;l’Atletico dopo il Real: nella Champions trionfano Madrid e il contropiede

  1. Credo invece che l’andamento di questa Coppa dei Campioni (.preferisco utilizzare la nostra lingua piuttosto che importare dall’estero anche i vocaboli) e in particolare delle semifinali ci suggerisca un’altra considerazione: Mourinho, come del resto ho sempre sostenuto, si è’ rivelato ancora di più un gran furbone o, se vogliamo, un grande equivoco. Infatti ancora una volta giocando un calcio penoso con una grande squadra ( non dimentichiamo che due anni fa un certo Di Matteo (italiano tra l’altro, ma noi, instancabilmente esterofili, pur con le pezze al sedere continuiamo a sperperare milioni di euro per ingaggiare imbroglioni stranieri) con questa squadra, allora più debole perché il santone portoghese e’ riuscito la scorsa estate a far la spesa, evidentemente scriteriata, con i milioni di Anramovich, aveva compiuto davvero un miracolo riuscendo a vincere la coppa) ha fatto l’ennesimo buco nell’acqua. Mentre al contrario il buon Carletto Ancelotti, con la squadra con cui Mourinho aveva oltraggiato il gioco del calcio lo scorso anno, e’ arrivato in finale a suon di gol e, in molte occasioni, di bel gioco permettendosi il lusso di stracciare in casa loro i presuntuosi campioni in carica tedeschi del Bayern per 4 a 0. Non è un caso del resto che proprio gli spagnoli del Real, resisi evidentemente conto di aver a che far con un millantatore arrogante e borioso e non col mago descritto da tanti addetti ai lavori poco addetti, la scorsa estate avessero deciso di silurarlo. Se, infine, vogliamo avere una conferma di quanto sopra basta guardare con un po’ di attenzione disincantata la bacheca dello smargiasso portoghese: in fin dei conti, a parte numerose coppe del nonno vinte, si badi bene sempre con squadroni milionari costruiti seguendo tutti i suoi, spesso maldestri, suggerimenti figurano, dopo tanti anni di attività, due sole Coppe dei Campioni vinte, e’ bene sottolinearlo ancora una volta in maniera rocambolesca, fortunosa e soprattutto giocando un calcio opportunistico e spettacolarmente penoso.

    • Beh “due sole” coppe dei campioni (pochi allenatori possono vantarlo) mi pare in effetti un po’ riduttivo, non é un mostro di simpatia però una di quelle due coppe le vinse con il Porto (certo non costruito a suon di milioni) e per il resto anche io preferisco altri allenatori, e da sempre Ancelotti, ma senza dubbio Mou é un vincente e porta sempre sino in fondo le sue squadre

      • Penso che siano ben poche due coppe considerato che, a parte il caso fortuito con il Porto (ma allora cosa dovremmo dire di Di Matteo?) questo gran furbone ha sempre allenato squadroni ai quali, intelligentemente o meglio furbescamente, e’ sempre approdato nel momento più favorevole (cioè quando aveva tutto da guadagnare e niente da perdere, (il miglior Chelsea di Abramovich, la miglior Inter di Moratti ( e Mancini), il Real Madrid) e tranne l’anno del catenaccio selvaggio (2010) ha sempre rimediato gran brutte figuree magriSsimi risultati. E, fatto molto importante per comprenderne le non eccelse capacità e conoscenze tecniche da allenatore (che forse rappresentano l’unica vera dote decisiva di un allenatore) ha spesso preso grossissime cantonate con i consigli per gli acquisti ai propri generosissimi presidenti ( mi viene in mente, uno su tutti, il caso clamoroso di Quaresma strapagato da Moratti per spolverare la panchina e la tribuna di San Siro). Certo se poi vogliamo valutare le qualità di un allenatore in base al numero di “titula” conquistati (operazione per la quale non serve essere esperti di calcio ma è sufficiente disporre di una calcolatrice o di un pallottoliere) allora Mourinho e’ magari più bravo di Sacchi, di Mancini, di Guardiola, di Liedholm etc etc, cioè di personaggi che magari non hanno vinto altrettante coppe Italia e trofei Berlusconi ma hanno rivoluzionato il gioco e la storia di questo sport facendo divertire il pubblico (che, non dimentichiamolo) dovrebbe essere il primo e principale scopo di ogni spettacolo. Penso al contrario che sarebbero stati ben pochi i grandi allenatori che, col materiale a disposizione che ha avuto in carriera Mourinho, avrebbero vinto solo due coppe dei campioni. Perché tutto è relativo!

        • Sono d’accordo sul fatto che il Chelsea quest’anno abbia mostrato spettacoli tutt’altro che esaltanti, però a parte Willians non è che gli abbiamo messo a disposizione granché. E Lampard e Terry rispetto a soli due anni fa (quando hanno vinto la Champions con Di Matteo) con l’età che si ritrovano (soprattutto Lampard) sono scesi di un buon 50 per cento del loro rendimento. No, credo che Mou quest’anno abbia poco da rimproverarsi sui risultati. Anzi, è stato bravo a tenerli sempre in alto.

          • Va bene.allora diciamo che io penso che se allenasse il Sassuolo o il lanciano non farebbe molto il gradasso. Giocare con il catenaccio quando si guidano squadroni e relativamente facile. Un po’ come lo è stato per Schumacher (o qualunque normale pilota di F1) quando si guida una Ferrari come quella degli anni 2000 o la Red bull di questi anni scorsi

          • Torno un attimo indietro al tuo primo commento sul Porto, Andrea. Non era uno squadrone, ma il suo presidente Pinto da Costa successivamente venne condannato a due anni di squalifica per illecito sportivo perché in quegli anni in Portogallo aveva comprato diverse partite. Se tanto mi dà tanto….

  2. Spremendo i giocatori e lasciando squadre a pezzi ( vedi Inter). Anche per questo vorrebbe lasciare il Chelsea, giunto oramai alla fine . Contro l’Atletico Madrid, è stato dimostrato che la squadra di Mourinho è arrivata a questo importante appuntamento con poche energie. Certo, non possiamo sostenere che Mou sia un bluff, ma un bravo allenatore non può far spendere tanti soldi ( è stato sempre così) per costruire una squadra vincente per poi lasciarla, dopo pochissimo tempo, senza un futuro. C’è da augurarsi che i club italiani non si facciano incantare dal tecnico portoghese: l’esempio dell’Inter deve far meditare. .

  3. Il Mourinho-pensiero colloca il Chelsea in una fase crepuscolare: la catena difensiva Ivanovic-Cahil-Terry è a dir poco logora, Cole è in involuzione, ma sopratutto al momento cruciale dei cambi scegliere Schurrle per William, togliere Torres e mettere l’imbolsito Etoo lasciando in panca Oscar dimostra una ferrea volontà a non leggere la partita.
    Un grande elogio per l’Atletico, nonostante una situazione economica delicata sa vendere bene e rinnovarsi meglio, Koke e Godin sono l’anima della squadra e Simeone ha lavorato egregiamente; è stato il miglior modo per tornare con onore alla massima finale: nelle semifinali del 1974 fecero inorridire l’Europa col loro gioco violento e intimidatorio che li consentì di “eliminare” il Celtic.

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