Finalmente al Mondiale i tifosi del Cagliari potranno vedere Ibarbo nel suo vero ruolo

Uno dei motivi per cui l’attacco del Cagliari ha chiuso la stagione al penultimo posto di tutta la serie A per gol segnati (appena 34) va ricercato a mio avviso nell’errata posizione in campo di Ibarbo. Il giocatore colombiano, potenzialmente il più forte della rosa, probabilmente uno dei colpi migliori del presidente Cellino (e non mi riferisco solo agli ultimi anni), sarà anche l’unico rossoblù a prendere parte al prossimo mondiale brasiliano. Ma se è così bravo perché non ha fatto la differenza che tutti si aspettavano da lui? Ibarbo, che all’anagrafe fa Segundo Victor Guerrero, è nato a Cali, in Colombia, e ha appena compiuto 24 anni. E’ arrivato a Cagliari due anni fa dopo quattro stagioni giocate nell’Atletico National consigliato a Cellino da Riccardo Calleri il suo procuratore. Cellino di quest’ultimo si fidava perché lo conosceva da ragazzino e perché era amico del padre Gianmarco, grande giocatore al tavolo verde nonché ex presidente di Torino e Lazio. Così il presidente rossoblù non ha esitato a versare 2 milioni e 300 mila euro cash per questo lungagnone sconosciuto, ben sapendo che se non lo avesse fatto lui c’era pronta l’Udinese che tra Armero, Zapata, Muriel e Cuadrado in Colombia aveva già lasciato il segno. Ibarbo a Cagliari si è ambientato subito anche per l’intelligente politica attuata  nei suoi confronti. Nel primo anno, quello dell’ambientamento, ha sempre giocato, seppur per pochi minuti la maggior parte delle volte, sommando 38 presenze su 38. Al secondo è maturato e il terzo è quello appena concluso. In totale ha già messo assieme 103 presenze con 13 gol, alcuni dei quali bellissimi (basti ricordare il primo a Catania e quello a Torino con la Juve di un anno fa). Ha anche segnato una tripletta (contro la Sampdoria) ma forse proprio queste perle hanno illuso Cellino e i tecnici che fosse un attaccante. Impiegato in quel ruolo ha avuto invece una media di realizzazione bassissima (appena 4 reti a stagione), e a tutt’oggi molti si chiedono se sia quel bel giocatore che tutti dicono. Io credo che lo sia, a patto che non venga utilizzato come prima o seconda punta. Da esterno destro è in grado di ricoprire tutta la fascia, conquistando palla nella propria trequarti (diciamo nel ruolo di Dessena) per poi portarla fino alla fine del campo e crossarla nel mezzo o concludere se si libera lo spazio in contropiede. Sarebbe l’ideale per il modulo di Prandelli che sulla destra schiera terzini con ovvii problemi nel cross quando arrivano a fondo campo. Se rimanesse al Cagliari (ma chissà perché credo che Cellino prima di vendere la società farà in modo di portarselo via, magari per cederlo in proprio) potrebbe farci rivedere il primo Nenè, il mitico Claudio Olinto, perché falcata e tecnica si assomigliano e perché anche l’ex del Santos era arrivato in Italia schierato come centravanti dalla Juve. Intanto per il mondiale brasiliano i tifosi cagliaritani avranno una seconda nazionale per cui tifare. Se l’Italia non dovesse andare come ci auguriamo, potremo sempre consolarci con la Colombia di Ibarbo.

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