Mancini Ct: il curriculum parla chiaro

Le dimissioni di Prandelli da Ct della nazionale oltre a denotare la serietà dell’uomo impongono la scelta di un sostituto. Nella lista non c’è il più appetibile, cioè Ancelotti, perché sta bene a Madrid. Lo stesso dicasi per Conte che rimane alla Juve. Spero non ci sia più Zaccheroni (il suo sponsor è sempre stato Sacchi) che salvo la coppa d’Asia col Giappone non ne azzecca una dai tempi di Bierhoff a Udine e dallo scudetto col Milan (roba di quindici anni fa). Ranieri si sta mordendo le mani perché ha firmato l’accordo con la Grecia; poi ci sono Spalletti, Mancini e Allegri tutti e tre a spasso. Ci aggiungerei Donadoni perché più maturo rispetto alla sua esperienza in azzurro, e per via di quello scippo subito da Lippi nel 2008 che grida ancora vendetta. Soprattutto se Albertini, suo vecchio compagno, dovesse diventare il presidente federale come successore di Abete, potrebbe tornare in sella. Capello (sta contando i soldi che gli danno i russi) e Trap (pare lo rivoglia la Costa d’Avorio) hanno fatto il loro tempo come indicano i risultati.  Credo comunque che il curriculum debba valere qualcosa e allora dico che Ranieri, Grecia o non Grecia, sarebbe un intruso. Nessuno come lui ha avuto la possibilità di vincere tanto in Europa guidando le squadre più forti e più ricche (Chelsea, Juventus, Inter, Roma, Monaco) e in misura minore Atletico Madrid, Valencia e Fiorentina, eppure è riuscito nell’impresa di non aggiudicarsi mai lo straccio di uno scudetto. Luciano Spalletti idem, in Italia cos’ha mai vinto? Giusto qualche coppetta quando aveva la guida di una signora Roma. Per portare qualcosa a casa (e neanche tanto) ha fatto spendere una vagonata di soldi ai russi dello Zenit, rimediando figuracce non appena la sua squadra usciva dai confini per giocare in Champions. Massimiliano Allegri uno scudetto l’ha vinto, col Milan, ma per il resto anche lui non è che abbia fatto vedere chissà che. Gode però dell’appoggio rossonero e non è davvero poco sul fronte politico. Quando il discorso passa a Roberto Mancini le cose cambiano. Non sarà per molti un modello di simpatia, ma grazie a Dio tutto quello che ha toccato calcisticamente parlando si è tramutato in oro. A parte la carriera da calciatore,  di gran lunga superiore a quella dei colleghi (due scudetti con Samp e Lazio, 36 maglie azzurre),  anche in panchina ha vinto dieci volte tanto. E non solo in Italia con l’Inter  (tre scudetti, due se non contiamo quello di cartone). Uno l’ha ottenuto in Inghilterra col Man City che non lo vinceva da oltre quarant’anni; con quello la coppa che in Inghilterra ha un valore quasi uguale. Se poi andiamo a contare le coppe nazionali ne ha una bacheca piena (detiene il record sia da giocatore che da tecnico in Italia avendone conquistato oltre una decina dappertutto, Turchia compresa). Oltretutto Mancini a differenza dei colleghi che ripiegherebbero sull’azzurro per mancanza di alternative, ha sempre dichiarato di avere l’ambizione di guidare la nazionale. E solo per questo la meriterebbe più degli altri.

 

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8 Pensieri su &Idquo;Mancini Ct: il curriculum parla chiaro

  1. Preferisco Allegri, piu’ giovane e che faccia giocare un 4-3-3 d’attacco di galeoniana memoria, al Milan lo hanno soffocato, Max ha mentalità d’attacco (vedi l’esperienza con Sassuolo e Cagliari)

  2. Mancini, a parte la questione simpatia, avrebbe però bisogno di almeno due o tre giocatori di classe superiore, a sua immagine e somiglianza, che forse al momento non ci sono (forse Verratti o sperare ancora in Cassano).
    e se qualcuno allora dicesse Nevio Scala?

  3. Il problema C.T. della nazionale è serio e va affrontato con intelligenza e lungimiranza. ma molto più serio, secondo me, è il problema giocatori: Con questi mondiali ritengo che si sia conclusa l’esperienza azzurra di gente come Pirlo, Buffon e forse De Rossi, Chiellini e qualche altro. Le prospettive non sono molto incoraggianti. A parte Sirigu, Verratti e Candreva , all’orizzonte non vedo grandi giocatori. Certo, per l’immediato potremo ancora contare su Rossi e sperare in Immobile, Darmian, Cerci e qualche altro ( per quanto riguarda la mancata ” promessa” Balotelli, lascerei che continuasse a divertirsi con le sue fissazioni) , ma la nazionale è obbiettivamente da ricostruire. Magari passando anche verso una diversa organizzazione del calcio italiano ( utilizzo degli stranieri, impiego dei giovani, calendario del campionato meno dispersivo, Lega più attenta alle esigenze della nazionale e meno disponibile nei confronti delle televisioni), In sostanza, cose da fare ce ne sono , e tante. Compresa, ovviamente, il ripristino dei vertici federali. Magari lasciando a casa qualche dinosauro della vecchia politica calcistica.

    • Non mi sembra il tipo capace di lavorare con giocatori che vede una volta ogni tre mesi. E poi, ebbi già modo di parlarne, il suo curriculum in Europa è un pianto. Se nel ranking europeo torniamo sempre più indietro è per i risultati negativi che le squadre italiane ottengono in serie. E la sua Udinese era sempre tra le prime a uscire di scena.

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