Cannata, Pettinau e il nuoto di fondo. Ecco i miei campioni

Sin da piccolo sono stato un amante dello sport e non solo del calcio che pure è la mia disciplina preferita per colpa di Gigi Riva. Mi hanno sempre commosso le imprese leggendarie e ancor oggi mi viene la pelle d’oca, se non addirittura i lucciconi agli occhi,  quando mi trovo a leggere la vita di Zatopek che per scelta si allenava correndo nella foresta sino a svenire; o quella di Agassi e del suo padre aguzzino che gli voleva bene a modo suo e l’ha fatto crescere colpendo un milione di palline l’anno con una diavoleria sputa palle di sua invenzione, per diventare il numero uno al mondo. Se vedo un filmato di Gino Bartali che dopo una gara durissima inforcava la bici nuovamente per farsi la Milano-Firenze e vedere il figlio appena nato; o un altro di Valentino Mazzola che si rimboccava le maniche suonando la carica ai granata; oppure un’acrobazia del Bomber capace di far gol in mezzo a cinque avversari. Mi basta anche un vecchio film di Totò  (Gambe d’oro) in cui Memmo Carotenuto faceva l’allenatore e insegnava ai suoi ragazzi del Cerignola (capaci di battere addirittura la nazionale in allenamento) i veri valori dello sport. Nel mio piccolo penso che avrei potuto ottenere qualcosa dal nuoto, disciplina che ho praticato solo da adulto ottenendo anche qualche titolo regionale master sui 1500 sl. Mi sono preso una grande soddisfazione quando un paio di anni fa gareggiando per la mia società di sempre, la Promogest di Quartu,  ho vinto nella mia categoria una gara in mare aperto dalle parti di Olbia, sui 4,5 km con onde tutt’altro che tranquille. E tra i racconti più belli che ho sentito metto al primo posto quello del mio amico Paolo Pettinau, che della Promogest è il fondatore nonché il presidente. Pettinau prima che un grande dirigente (presidente regionale della Fin), allenatore di nuoto e pallanuoto è stato un grandissimo atleta, e poco più che ventenne venne ingaggiato dalle Fiamme Oro. Il suo allenatore Branko Zizek, slavo, vera icona del nuoto in quel periodo, lo condusse a un soffio da una grande impresa, quella di vincere la gara dello stretto di Messina. In realtà Pettinau che in quel periodo era pressoché imbattibile, venne sconfitto da Giulio Travaglio, futuro campione del mondo e vincitore di una Capri-Napoli, unicamente perché qualche figlio di buona donna che indirizzava la rotta della barca guida, vide bene di allungare il percorso del nuotatore cagliaritano. Zizek insistette perché Pettinau si prendesse la rivincita proprio nella Capri-Napoli, ma questo avrebbe significato un anno di rinuncia all’insegnamento (Paolo era già professore Isef) e quindi non se ne fece nulla. Non conosco Davide Cannata, so solo che è uno studente cagliaritano di 20 anni, che nuota per l’Esperia e che è stato capace di tuffarsi dalla spiaggia del riso a Villasimius per arrivare dieci ore dopo allo stabilimento d’Aquila al Poetto. 32 chilometri possono dire poco a chi non ha idea di cosa significhi. Per me, che proprio qualche giorno fa ammiravo il panorama dalle curve di Solanas verso la Sella del Diavolo,  sognando una traversata del genere, è un’impresa fantastica. Bravo Davide, non ti conosco, ma sei entrato nella ristretta cerchia dei miei idoli.

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