Allegri è un amante del calcio, Inzaghi un amante del gol. Solo Totti ha saputo accomunare le due filosofie

Comunque vada sarà un successo. Parlando in generale raramente mi capita di non schierarmi e quello dell’anticipo di stasera tra Milan e Juventus è uno di quei casi. Perché sia Allegri che Inzaghi sono due tecnici che per motivi diversi stimo. Acciuga l’ho conosciuto personalmente a Cagliari tanti anni fa da giocatore e l’ho ritrovato poi da allenatore. Egoisticamente preferivo il primo perché mi regalava un titolo al giorno con le sue dichiarazioni argute, intelligenti, dissacranti e fuori dalle righe. Da allenatore l’avrei preferito forse un po’ meno aziendalista, ma poi in effetti la sua personalità è riuscito a mostrarla anche con datori di lavoro non esattamente facili come Cellino, Berlusconi-Galliani e ora Agnelli-Marotta. Rivendica una dura gavetta e ne ha tutto il diritto, soprattutto in contrapposizione alla scarsa esperienza del suo rivale di stasera e di sempre Pippo Inzaghi. Non mi meraviglia che Max sia entrato in rotta di collisione con Superpippo per il semplice motivo che il primo è sempre stato un amante del calcio mentre il secondo un amante del gol. Sono due cose molto diverse se ci pensate bene, forse solo Totti e pochissimi altri dalle nostre parti sono riusciti in carriera ad accomunarle. E credo che da questa differente filosofia sia seguito tutto il resto. Allegri non sopporta il centravanti vero, non lo sopporta nella sua concezione del calcio. Non lo concepisce proprio uno che sta lì senza saper giocare a pallone. Anche se la butta dentro con regolarità come faceva Inzaghi. Per lui il massimo era Ibra che costruiva, rifiniva e realizzava. Inzaghi invece l’ho sempre stimato per la sua memoria elefantiaca e perché è un amante delle statistiche.  Ricordo quando lo intervistai per Mediaset al suo rientro a Cagliari dopo un lungo infortunio. Gli dissi che in quella occasione aveva raggiunto il numero di presenze in rossonero di Shevchenko pensando che neanche lo sapesse. In genere sono quei dati che incuriosiscono i tifosi ma non i protagonisti. Lui invece lo sapeva benissimo e fece un sorriso compiaciuto perché ci teneva. Voleva chiudere la carriera in rossonero arrivando a quota 300 gare tonde, tonde e ci è riuscito, voleva raggiungere i 50 gol in Champions e ci è arrivato. Se glielo chiedi ti sa raccontare non solo il nome di tutti gli avversari cui ha fatto gol, ma anche il minuto, come si è svolta l’azione, che giornata c’era, chi lo marcava e via andare. Stasera si affrontano due squadre inedite. Perché una Juve già così pronta dopo l’addio di Conte era difficile ipotizzarla, e un Milan così pervaso da un sano spirito di entusiasmo, per certi versi tipico della provincia più che della metropoli, idem. Ecco perché, comunque vada, sarà un successo.

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