All’inferno e ritorno: viaggio di un “progetto”

Le premesse di un crollo dalle conseguenze nefaste “per il progetto” c’erano tutte. Il Cagliari stava perdendo irrimediabilmente la sua terza partita su tre in casa, il capitano Conti non era assente per infortunio ma per scelta (e si sa quanto questo tipo di decisioni con personaggi di quello spessore possano avere ripercussioni perniciose sull’armonia di uno spogliatoio). Come se non bastasse la Sampdoria non si accontentava di aver segnato due gol senza rischiare minimamente in difesa, ma era arrivata a un pelo dalla terza segnatura che nella stessa azione gli era stata negata da un palo e da un salvataggio sulla linea di porta. Tutto questo quando la ripresa era cominciata già da un po’ e il tempo per rimediare cominciava a ridursi pericolosamente. Sì, il Cagliari nella prima mezz’ora aveva mantenuto un certo predominio territoriale. Ma proprio mentre riflettevo sull’inutilità dei ripetuti complimenti in sede di telecronaca, pensando che quel presunto dominio non aveva prodotto la benché minima occasione da rete, la Samp era passata in vantaggio. Certo, non c’era stata molta fortuna nell’occasione da parte della squadra di Zeman, perché l’arbitro avrebbe dovuto fischiare un fuorigioco di Okaka che non aveva toccato il pallone sul gol di Gabbiadini, ma aveva preso parte all’azione eccome visto il blocco dello stesso Okaka che aveva impedito ad Avelar di chiudere sull’autore del gol. Ma quel gol era stato anche il frutto del mancato intervento in marcatura di Pisano sullo stesso attaccante blucerchiato e del colpevole ritardo con cui Cragno era uscito prima del tocco finale. Insomma, si profilava una disfatta, se non fosse che il migliore fino a quel punto degli ospiti, il risoluto Cacciatore che aveva fin lì annullato Ibarbo, ha visto bene di falciarlo in area rimediando nel contempo un rigore contro e il secondo cartellino che gli è costato l’uscita anticipata. Il Cagliari, che in qualche modo è riuscito a trasformare il penalty con Avelar (avrei qualcosa da ridire sulla perfetta esecuzione…), da quel momento ha rivisto la luce, e dopo un quarto d’ora è riuscito a pareggiare con un acuto di Sau capace di trasformare in rete un dardo lanciatogli dallo stesso Avelar. Peraltro l’unico pallone diciamo così giocabile di tutto l’incontro per tentare la conclusione. Tutto è bene quel che finisce bene, anche se un punto su nove in casa non si può certo definire appagante, ma il Cagliari farà bene a tenere a mente alcune cosucce per il futuro. Intanto stavolta la tanto deprecata panchina qualcosa di buono l’ha prodotta. Il salvataggio di Benedetti sulla linea vale un gol fatto, e i due diciottenni lanciati nella ripresa (Donsah e Caio Rangel) hanno regalato brio e una marcia in più alla squadra. Peraltro non sarebbe male se mister Zeman oltre ad affinare fino alla nausea gli schemi, prendesse spunto dal suo estimatore Mihajlovic per sfruttare meglio i calci piazzati. Ogni punizione della Samp era un pericolo, ogni punizione del Cagliari era invece un pallone che sembrava scottare sui piedi dei rossoblù. La fretta di Crisetig nel batterle (peraltro sempre di fianco, mai per liberare un compagno al tiro o direttamente in porta) la dicono lunga. Per non parlare dei corner (sempre preda dei difensori) e dei rigori. Dopo Cossu anche Avelar ha dimostrato pur segnando di essere un rigorista improvvisato (spero di sbagliarmi), perché è vero che ha messo la palla in un punto in cui il portiere pur intuendo la traiettoria non ci è potuto arrivare, ma è anche vero che alzare la mira sotto l’incrocio dal dischetto è sempre pericoloso. Mi domando allora: perché il buon Marco Sau non dedica un’oretta al giorno ai calci piazzati? Possibile che un giocatore della sua bravura non sappia calciare punizioni e rigori? Magari diventa pure capocannoniere.

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4 Pensieri su &Idquo;All’inferno e ritorno: viaggio di un “progetto”

  1. Purtroppo è uno dei pochi difetti di Marco, è molto emotivo e di fronte al dischetto traballa, due anni fa ne calcio’ qualcuno segnando pure ma calciandoli comunque malissimo, da allora non si azzarda piu’, è un peccato, questo Cagliari non ha rigoristi implacabili alla Suazo o , udite udite, alla Larrivey (ebbene si, uno dei migliori). Sintomo di fragilità psicologica? Puo’ darsi.
    Comunque buona la scelta di affidarsi ad Avelar, l’avrei fatto anche io, i mancini sono i migliori nel calcio franco (e, in generale, nella tecnioca di calcio), io proverei anche Crisetig che mi pare anche abbastanza poco emotivo, in alternativa il “glaciale” Ekdal (anche se destro).

  2. Bene il carattere ed anche, diciamolo, la casualità di non aver incassato il 3-0…concordo su Avelar rigorista improvvisato (ero in distinti e la palla sarà passata ad un paio di cm dalla traversa…)
    Certo una mezza partita sarà poco per giudicare ma da quello che si è visto ieri il Cagliari non può certo permettersi di rinunciare a Donsah, mi è piaciuta la sua posizione in campo, la sua personalità ed intensità oltre ad una buona tecnica ed è stato l’unico che è riuscito ad innescare ibarbo (sino al suo ingresso desaparecido).
    Non mi è dispiaciuto neanche Capuano, aveva contro davvero un brutto cliente, Okaka è straripante in questo periodo…avergli concesso pochissimo è davvero meritevole senza dimenticarsi che era all’esordio.
    Certo siamo lontani dalla fluidità di gioco che immaginavamo quest’estate…

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