Juve sicura dopo la svolta di Roma. Garcia dia a Florenzi il ruolo che merita e usi Destro

Roma e Juventus escono dall’ultimo turno di Champions con stati d’animo decisamente differenti. I campioni d’Italia pur confermando a Malmoe limiti eccessivi in zona gol (per il loro potenziale beninteso) hanno dato l’idea di essersi ormai avviati in  una comoda discesa. La svolta non si è avuta per la verità ieri ma qualche giorno prima all’Olimpico. Quel rotondo 3-0 alla Lazio ha generato autostima e riportato la convinzione nei propri mezzi ai massimi livelli. Certo, vedendo in Svezia la metamorfosi di Vidal viene da chiedersi che fine abbia fatto il protagonista degli scudetti di Conte. Il cileno sembra irriconoscibile, involuto, privo di entusiasmo, l’ombra del giocatore che fu. Al punto che Allegri dovrebbe cominciare a provare qualche soluzione alternativa, magari dando più minutaggio a Giovinco che impiega col contagocce. Alla Roma invece più della classifica del girone, del gol subito in pieno recupero e dell’inopinata sconfitta del Bayern a Manchester, dovrebbero preoccupare altre cose. Anzitutto l’uscita infelice del portiere (mi riferisco a quella dialettica del dopogara, perché in campo, ahimé, è rimasto inchiodato fra i pali nell’occasione topica della gara). De Sanctis non è un pivello, ha 37 anni suonati, e il fatto che abbia addossato le responsabilità sul gol subito (“quel cross non sarebbe dovuto partire”) a qualche compagno è uno scaricabarile che denota pericolosi scricchiolii interni, ben più pericolosi delle manchevolezze denotate sul campo dalla squadra. La quale, parliamoci chiaro, non è stata neppure fortunata. Sia per gli errori in fase conclusiva che per la tripletta inglese di Aguero davvero impensabile contro i tedeschi. Ma al di là della pericolosa fragilità mostrata da De Sanctis in campo e soprattutto fuori, anche il tecnico Garcia dovrebbe cominciare a rivedere certe convinzioni troppo radicate. La prima riguarda Florenzi. Tecnicamente è il migliore dopo Totti, fisicamente ha due marce in più dei compagni, eppure per lui il precariato sembra essere una condizione eterna. Schierarlo terzino è un obbrobrio e un insulto alla sua bravura e alla sua classe, il tecnico gli trovi un posto stabile nelle zone importanti del campo, quelle in cui può davvero fare la differenza. C’è poi l’enigma Destro. L’attaccante non sembra uno per cui valga la pena sbracciarsi troppo. Nel senso che spesso assume atteggimenti un po’ altezzosi che non invitano certo alla benevolenza nei suoi confronti. E se vogliamo dirla tutta non è neanche quel tipo di attaccante che cambia il volto di una partita ma un semplice terminale dell’azione offensiva. Con tutto ciò resta un goleador da 15-20 reti a stagione, e come tale non può stare fuori. Che Totti non gradisca una prima punta perché gli toglie spazio può anche essere vero, ma l’allenatore deve convincere il capitano che per il bene della squadra un terminale offensivo è necessario. Senza contare che anche l’eterno numero 10 può sfruttare in quel caso il vantaggio di non dover essere il nemico numero uno per gli avversari e quindi potrebbe godere di maggiore libertà. Se Garcia affrontasse questi due problemi sarebbe già a metà dell’opera.

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