C’è Inzaghi da salvare. Il Cagliari marchi stretto l’arbitro

Mente o comunque non dice tutta la verità chi sostiene che nel calcio i risultati sono tutto. Mi rifaccio a quel che succede nel Milan per averne un esempio concreto. Posto che il crollo dei rossoneri è cominciato per evidenti ragioni economiche (da quando Berlusconi ha dovuto chiudere i rubinetti non ne hanno azzeccato più una), di certo lo staff dirigenziale rossonero non ha saputo adeguarsi alla nuova situazione. In particolare Galliani, che ha sempre avuto mano libera per decidere in rapporto al budget, non si è rivelato all’altezza. Con fatturati nettamente inferiori tante altre società hanno saputo far meglio, in particolare la Lazio del pur discusso Lotito. Da qualche anno poi Galliani sembra più interessato a privilegiare il suo potere in seno all’azienda anche a discapito degli stessi risultati. Fino a questo momento se l’è potuto permettere grazie alla lunghissima carriera da dipendente del Milan, con conseguente super buonuscita maturata in caso di saluti (motivo per cui ha rimesso al suo posto Barbara Berlusconi quando questa ha cercato di metterlo in pensione. Berlusconi avrebbe dovuto riconoscergli una vagonata di soldi e ha lasciato le cose come prima) e all’enorme potere via via cresciuto in Lega in quasi trent’anni. Questo, oltre a regalare ai rossoneri piccoli ma non insignificanti vantaggi nella stesura per esempio dei calendari, di anticipi e posticipi, e degli stessi orari delle gare (la cosa risultava più evidente quando c’erano le coppe), ha consentito loro di esercitare un “fascino” non indifferente sulla classe arbitrale, perché le ex giacchette nere ben sapevano e sanno che su quel fronte non possono sgarrare, pena la fine della carriera. Lo squalo di Monza ha poi saputo usare a suo vantaggio la stampa come pochi (con cotanto maestro…). E come dicevo tutto questo potere personale Galliani lo ha messo al primo posto anche a discapito dei risultati ottenuti dal Milan. L’esempio Seedorf è emblematico. L’anno scorso a metà stagione l’olandese venne imposto dal Gran Capo, e nonostante un rendimento più che ottimale considerati gli scarsi mezzi (leggi una media punti di gran lunga superiore a quella del successore Inzaghi) subì una campagna denigratoria dalla stampa vicina a Galliani che costrinse lo stesso Berlusconi a licenziarlo a fine stagione per mettere l’insignificante Pippo, telecomandato dal geometra di Monza. In questa stagione Galliani ha dovuto passare più tempo a difendere il suo allenatore dagli scarsi risultati (è diventata una barzelletta la proroga di fiducia della società, ormai a scadenza bisettimanale, concessa puntualmente al tecnico dopo i tanti rovesci) che ad occuparsi di rendere competitivo il Milan. In questo contesto va inserita la prossima difficile trasferta del Cagliari. Difficile non solo per la delicata posizione di classifica dei rossoblù, ma anche e soprattutto per quella di Inzaghi che deve essere difeso a ogni costo. Per questo non mi meraviglierei se sabato alla 20,45 Zeman più che di Menez o Bonaventura dovesse preoccuparsi di trovare una degna marcatura per l’arbitro di turno. A buon intenditore…

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4 Pensieri su &Idquo;C’è Inzaghi da salvare. Il Cagliari marchi stretto l’arbitro

  1. I problemi del Cagliari non sono gli arbitri o, eventualmente, Galliani. Non sono gli arbitri perché , nel corso di un campionato, più o meno tutte le squadre subiscono dei torti dovuti ad errori, e , nel caso specifico, non può essere Galliani che non va in campo. I problemi del Cagliari sono le conseguenze dei tanti errori commessi la scorsa estate quando è stata costruita la squadra per affidarla ad un allenatore non abituato a lottare per restare in serie A. Un altro allenatore, forse, sarebbe riuscito a salvare il Cagliari, ma soprattutto avrebbe preteso l’acquisto di giocatori “veri”, ed evitato i non pochi abbagli i commessi dai responsabili.

  2. Il Cagliari di quest’anno ha tantissimi difetti, negarlo è impossibile. E’ altrettanto impossibile negare quanto scritto da Nanni nel suo post; il milan ha necessità di un po’ di ossigeno, e quale miglior vittima di una squadra messa già male di suo? In più, ma è una mia considerazione, deve essere particolarmente intrigante, per lo squalo, mandare all’inferno un presidente interista…

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