Il latte è ormai versato, non ci resta che coccolarci Zeman

Tagliavento, paravento, paragnosta, paraculo. Chiamatelo come volete. Il dramma è che se fosse stato designato un altro al suo posto non credo sarebbe stato diverso. Purtroppo per un Moggi che ha pagato (nel portarsi gli arbitri da casa intendo) ce ne sono altri che continuano a farla franca. Ma c’è qualcosa di più importante cui dedicarsi, credo, ed è la situazione del Cagliari. Dai commenti che leggo i tifosi sono divisi: i rassegnati alla retrocessione, quelli che ancora sperano nella salvezza; gli arrabbiati per il nuovo corso societario, e quelli dispiaciuti ma tutto sommato consolati dal fatto di scendere in B con una formazione che produce un gioco piacevole. In tutti una piccola speranza suppongo ci sia ancora, sennò non saremmo tifosi, ma se devo essere sincero non sono fra quanti si accontentano di vedere una squadra che “comunque gioca”. Resto dell’idea che per chi si pone la salvezza come obbiettivo sia più semplice arrivarci curando anzitutto la parte difensiva. E sotto questo profilo se potevo derogare in estate quando c’era il tempo per rimediare ad un eventuale insuccesso del credo zemaniano, arrivati a dicembre quando si è deciso di cambiare avrei puntato su un allenatore per così più tradizionale. Sostenni la tesi Cagni per indicare un tecnico alla Mazzone della prima volta (cioè uno che venne a Cagliari considerato quasi un ex, e seppe riciclarsi facendo la fortuna sua e nostra, cioè della squadra) impiantando un sistema di gioco meno rischioso, più sicuro, e alla lunga anche piacevole. Peraltro, non immaginavo francamente che Zola potesse essere così “temerario” (mi verrebbe da dire “sprovveduto” ma sarei troppo severo) dal punto di vista tattico. A maggior ragione quando la permanenza di Gianfranco si è fatta imbarazzante, non sarei tornato dal boemo. Perché sarà una mia fissazione, ma non credo che il Cagliari sia una squadra così scarsa come dice la classifica e come i due tecnici ci hanno indotto a credere. Anche la società in questo ha mostrato tutta la sua inesperienza. Perché senza tentare altre strade tattiche ha lasciato crescere in tanti la convinzione che sia stata fallimentare la campagna acquisti, dandosi quindi la zappa sui piedi. E magari lo è stata davvero, ma avrei gradito una controprova che invece non avremo mai. Purtroppo giunti a questo punto temo non si possa tornare indietro prendendo un italianista. E allora cerchiamo di coccolarci Zeman e cerchiamo di continuare a coccolarci soprattutto il Cagliari. Hai visto mai…

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11 Pensieri su &Idquo;Il latte è ormai versato, non ci resta che coccolarci Zeman

  1. Io non ho visto il secondo tempo. Però, per quanto riguarda il primo, non capisco come si faccia a parlare di gioco piacevole e soprattutto non vedo proprio come una squadra che gioca in quel modo ( senza riuscire mai a fare un tiro) possa pensare di vincere una partita. Perché, non so se la squadra è il tecnico lo hanno capito e se, nel caso, siano interessati veramente alla salvezza, per evitare la b servono vittorie. Anche i pareggi, ad iniziare da ieri, ormai servono a poco o nulla.

  2. Vorrei aggiungere un’ultima considerazione. Molti denigratori di Cellino dovrebbero avere il coraggio e l’umiltà di ricredersi pubblicamente ed ammettere che ciò che è riuscito a fare per vent’anni sa quasi del miracoloso. Ma io, modestamente, devo dire che lo sostenevo da tempi non sospetti. Forse il Cagliari per salvarsi potrebbe chiedere la sua disponibilità ad allenarlo.

  3. Caro Nanni, il Cagliari precipiterà in B. Ma non è questo il male.

    Il dramma è che con questa società rischiamo di sparire, di tornare ai tempi di Amarugi buonanima o, peggio di Moi.

    Povero Cagliari, come ti hanno ridotto!

    Cari saluti

    Antonio D.R.

  4. Concordo su quasi tutto
    Appartengo alla schiera di quelli arrabbiati con la società che si è data la zappa sui piedi prendendo Zeman pur avendo un organico ampiamente da salvezza
    Credo che la società debba iniziare da ora a progettare la risalita iniziando a cercare un tecnico serio e competente (meglio un giovane )
    quanto alla partita di ieri credo che tagliavento abbia fornito un alibi a Zeman perché anche senza il rigore il cagliari avrebbe perso ma non ci sarebbe stata la scusa

  5. “coccolarci Zeman”

    Quando? Quando arriveranno i ritmi alti in campo?
    Ma qual’è il senso di aver ingaggiato Zeman se poi la squadra gioca a ritmi bassi come la quasi totalità delle squadre della serie A.

  6. si certo, la mia voleva essere una riflessione personale a voce alta … nel senso che si è chiamato Zeman ma poi non si gioca alla Zeman… cioè se si devono fare manovre lente e laterali in attesa di un possibile inserimento vincente oppure lanci lunghi a spiovere in area perchè aver chiamato Zeman… cioè sarebbe stato meglio tenere uno dei tecnici che avevamo o entrambi e tenerci anche Pinilla , Nenè, Ibraimi e Cabrera, Vecino, utilizzare meglio Ibarbo e magari con le critiche di tutti si galleggiava qualche buon punto sopra il baratro.
    Comprendo di più se chiami Zeman e si sta in fondo alla classifica ma facendo calcio zemaniano, cercando di applicare integralmente quel tipo di calcio, ritmo compreso e se si riretrocede si continua uguale il “progetto”-

  7. Zeman era e resta un allenatore inadatto a guidare squadre che devono lottare in serie A per salvarsi. Questo si sapeva, così come si doveva sapere che Zola non avrebbe potuto fare miracoli con i giocatori che gli venivano messi a disposizione ( a parte Brkic). ” Non ci resta che piangere”, è il titolo del famoso film di Benigni e Troisi. Ecco, alla Società non resta che piangere e nel contempo rivedere l’organizzazione interna ( e magari , o soprattutto, il gruppo di osservatori), ristudiare con un altro allenatore la ricomposizione della “rosa” per un campionato meno tormentato e, infine, fare il mea culpa per la stagione fallimentare. ” Casi” Tagliavento a parte ( che comunque fanno parte della stagione fallimentare).

  8. Pienamente d’accordo con chi afferma che le squadre di Zeman, ormai di “zemaniano” hanno ben poco. Lo avevo notato col boemo alla Roma. Un tecnico, “estremista” per giunta, che perde convinzioni, “perde” anche la squadra. Onore al grande “sdengo”, ma i quasi 70 anni potrebbero averlo imborghesito.
    Quando invece leggo di “calcio meno rischioso e piú sicuro” (Nanni Boi), faccio fatica a capire. La storia della Serie A é piena di retrocessioni “col catenaccio”. Non ho mai capito perché, se retrocede Zeman é da ingenui e se retrocede Cagni é “inevitabile”. A Napoli una volta, per retrocedere “saggiamente” tolsero la squadra al boemo e la diedero a Mondonico. Ha senso questo? Una squadra ha un potenziale, ed é l’aspetto psicologico – figlio dei “dettagli” pro-contro nelle partite – che mortifica o esalta quel potenziale, che sottrae o aggiunge punti. Zeman, con squadre poco attrezzate, in Serie A ha dimostrato piú volte di saperci stare. Se ben ricordo, in massima serie non é mai retrocesso. Adesso (ma non lo auguro) sembra la volta “buona”. Se come controprova Zola (grandissimo calciatore) non basta, che dire? Un pó di partite a qualche altro e alla fine torna Zeman. E se scende lui, tranquilli, non c’é miglior parafulmine. AUGURI comunque.

    • Non sono un’italianista a oltranza, ero curioso su quello che avrebbe potuto fare Zeman e, a differenza di quanto ho scritto mesi dopo per l’arrivo di Zola, non avevo preclusioni. Però, una volta appurato che le cose andavano male, avrei provato a vedere se col metodo più tradizionale (posto che Cagni sia tradizionale) questo Cagliari avrebbe potuto farcela. Magari poi sarebbe finita anche peggio, ma mi sarei levato il dubbio. Così sappiamo solo che le cose non vanno, ma non sappiamo se la squadra è inadeguata per come è stata strutturata o se è inadeguata per quel calcio.

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