Se Festa fosse arrivato dopo il ko con la Lazio… Perché non credo all’Atalanta retrocessa a tavolino

Devo ricredermi. Quando il 4 aprile scorso il Cagliari perse con la Lazio al Sant’Elia la partita che poteva valere la stagione, scrissi che la retrocessione era ormai sicura e che se fossi stato il presidente avrei sostituito Zeman con un allenatore del settore giovanile in possesso del patentino per concludere dignitosamente la stagione e non dare agli avversari l’idea di poter semplicemente presentarsi in campo per portarci via le vittorie.  La mia considerazione nasceva non tanto da un calcolo matematico, ma da una rassegnazione evidenziata dalla prestazioni incolori della squadra e dalle ripetute dichiarazioni di Zeman nei dopo gara (“Ci sono ancora a disposizione  33 punti, sono convinto di farcela…  ci sono ancora 30 punti, basta vincerne due in più dell’Atalanta… ci sono ancora 27 punti, non vedo perché non dovremmo riuscire a salvarci…”) che suonavano da un lato come avvilenti e dall’altro come una presa in giro per chi quelle partite le guardava e vedeva come la squadra non lo seguisse più o comunque non ci credesse assolutamente. Ebbene, oggi riguardando i cambiamenti in atto, sono convinto che il rimpianto sia maggiore perché invece la salvezza si poteva ancora raggiungere. Ovviamente a patto che Zeman avesse tolto le tende quel pomeriggio in cui i laziali segnarono tre gol, ne sfiorarono un altro con un salvataggio sulla linea e sbagliarono un rigore. Avendo a disposizione anche le partite con Genoa e Napoli, Festa avrebbe avuto concrete possibilità di compiere un miracolo calcistico e conquistare la salvezza. Acqua passata non macina più si dirà giustamente, ma sono volutamente partito da lontano per commentare il presente. Da un lato noto l’ottimismo a oltranza: “Sino  alla fine non ci arrendiamo”, che può essere interpretato in più modi; dall’altra il pessimismo imperante: “Bella forza vincere col Parma, quelli ormai sono retrocessi”.  Credo sia giusto partire da un presupposto: la serie A è ormai bella che andata. Su questo non credo ci siano dubbi e, parlando con un minimo di ragionevolezza, credo che nessuno abbia chiesto a Festa di ottenerla quando è arrivato. Questo non significa disfattismo, casomai realismo. E va visto in chiave positiva. Perché avevamo diritto tutti noi tifosi a vedere una squadra che scendesse in B con dignità e questo si sta verificando. Per cui Festa da questo punto di vista ha già superato il suo esame. Dire che il Parma era già retrocesso, è quindi sminuire quella vittoria. Perché vedendo cosa succedeva prima in casa nostra, ci stava anche di prenderle per 4-0 da una squadra retrocessa. In quanto alla frase “sino alla fine non ci arrendiamo” è giustissima. Se vogliamo anche nel senso di sperare un miracolo, che in quanto tale sfugge alla logica. Ma è giusta nel senso più nobile del termine. Come a dire: non ce ne frega nulla se siamo retrocessi, queste partite ce le giocheremo tutte perché è giusto così. Perché nello sport la competizione ci impone di dare sempre il massimo. Prima di tutto per noi stessi. Infine una considerazione personale su quanti mi hanno chiesto cosa ne pensassi della posizione  dell’Atalanta nel processo sulle scommesse. Dicono che al di là delle quattro sconfitte consecutive fosse il vero motivo dell’esonero di Colantuono (e questo potrebbe lasciar credere   che qualche peccatuccio da espiare ci fosse). Ma come al solito in Italia siamo sempre bravi a fare le leggi e poi a trovare gli antidoti alle stesse. Questo perché non c’è mai la certezza delle sanzioni. Mi spiego: ammesso e non concesso che l’Atalanta risulti colpevole e che quindi venga sanzionata con una penalizzazione,  esiste una sorta di ciambella di salvataggio che potrebbe evitarle la B. Basta che Palazzi vada in là con i tempi e che il verdetto venga emesso oltre luglio. In quel caso la penalizzazione verrebbe scontata nel prossimo torneo. Ora è normale che in caso di totale indipendenza dello stesso Palazzi, nessuno oserebbe pensare male. Ma siccome la Procura federale di cui Palazzi è a capo, è comunque un’emanazione della Figc (per essere chiari, se alla Figc non andasse bene il procuratore, lo stesso verrebbe sostituito alla successiva nomina) è naturale che i buoni rapporti delle società con la Figc possano comunque influire sui tempi. E volete che un dirigente navigato come Pierpaolo Marino, direttore generale dell’Atalanta, più volte indicato come successore di Antonello Valentini alla direzione generale della stessa Figc prima della nomina di Michele Uva, e nel calcio da una vita, non goda di grande prestigio in federazione? Via, non scherziamo. Sarebbe fargli un torto

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Un pensiero su &Idquo;Se Festa fosse arrivato dopo il ko con la Lazio… Perché non credo all’Atalanta retrocessa a tavolino

  1. ….ecco spiegato ,forse, il perchè non si parla più di questa questione… hanno un bel continuare a farsi domande senza risposta i tifosi cagliaritani nei vari blog…. Nanni se ci hai azzeccato ci resta solo da rabbrividire.

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