Sau: non è possibile!

Potevamo esultare per un pareggio a Torino? Certo che potevamo! Quando esci imbattuto dal campo della squadra Campione d’Italia che in classifica ti precede di 52 punti saresti un pazzo a non fare salti di gioia. Eppure ti girano, ah se ti girano! Quella palla gol capitata a Sau in pieno recupero, poco dopo il pareggio di Rossettini, grida vendetta. Era perfetta per il suo destro, ma anche per un mancino che il destro non lo usa mai. Bastava spingerla di precisione con un piatto a mezza altezza se non proprio rasoterra. Un gesto semplice, semplice, con una traiettoria che non avrebbe incontrato nessun avversario. Invece cosa ti combina l’attaccante di Tonara? Come al solito non può fare a meno di calciare a giro, a rientrare. L’unica maniera che Sau sembra conoscere, di sicuro l’unica di cui abusa da sempre. E la palla è finita incredibilmente alta e in curva. Peccato, i tre punti avrebbero costretto tutti a sperarci ancora, stavolta con ritrovata convinzione. Avrebbero messo un po’ di tremarella all’Atalanta e soprattutto avrebbero consentito al Cagliari di far godere i suoi protagonisti e tifosi per almeno una settimana. Certo, la Juve era una Juve per modo di dire: non tanto perché appagata dallo scudetto matematico (se fosse stato quello il motivo, a Genova una settimana fa le sarebbe bastato pareggiare e invece ha vinto). E forse neanche preoccupata per l’importantissima gara di ritorno fra quattro giorni a Madrid col Real (dei titolari di oggi se ce ne saranno pochi). Aggiungo che anche le riserve avrebbero avuto i numeri per sistemare il Cagliari senza troppi patemi. Non è stato quindi un problema di scarsa qualità per i bianconeri, casomai di desuetudine alla partita (Pogba, autore del vantaggio in coppia con Ceppitelli, era fermo da due mesi, Romulo non aveva mai giocato, Pepe, Matri e Coman pochissimo, Vitale, un bimbo di ottobre ’97, in prima squadra aveva pochi minuti ecc.). In tutto questo devo dire che nell’applauso globale rivolto ai rossoblù stona lo scarso impegno di Farias, un giocatore dotato di buoni numeri quando li mette al servizio dei compagni, ma anche di un’indolenza fastidiosa. Dopo un primo tempo discreto, il brasiliano è praticamente rimasto negli spogliatoi per tutta la ripresa, non rincorrendo mai l’avversario, sbuffando se il passaggio del compagno non era sui suoi piedi (emblematico un servizio di Donsah che dopo aver recuperato un difficile pallone in difesa l’ha lanciato per il contropiede e lui non si è degnato di accorciare di un passo lasciando via libera allo juventino di turno). Dulcis in fundo due parole le merita Gianluca Festa, il tecnico che sta mostrando ogni giorno di più tutto il suo valore. Arrivato per gestire una squadra che lasciava via libera a tutti, il Marine ha restituito fiducia, ha fatto scelte importanti, ha rimesso a posto la difesa che prima prendeva 2 gol a partita e ora ne ha subiti appena 3 in 4, senza contare che zitto zitto ha portato a casa 7 punti in 4 gare.

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