Cagliari: analisi di una caduta

Limitando l’analisi a quel che si è visto sul campo per quanto riguarda i giocatori, si chiamano Avramov, Conti e Astori le differenze fondamentali tra il Cagliari dell’anno scorso e quello di quest’anno. E’ quello che emerge, non senza sorprese, paragonando il rendimento dei calciatori rossoblù impiegati nella passata e nella presente stagione. Il portiere prese appena 25 reti in 23 partite, mentre il suo concittadino Brkic ne ha incassati la bellezza di 31 in appena 19 (non solo per demeriti suoi beninteso). E’ leggermente negativo anche il saldo tra Cragno (28 gol in 15 gare) e il duo Agazzi-Silvestri (11 pres. -19 gol e 3 pres. -5 gol rispettivamente). Fondamentalmente inadatti si sono rivelati sia Colombi quest’anno (3 pres -8 gol) che Adan l’anno passato (2; -4). Astori, che pure alla Roma è stato spesso in panchina, giocò 34 volte e con lui la difese resse molto meglio rispetto ai suoi sostituti Ceppitelli e Capuano (25-0 e 14-0 rispettivamente). In quanto a Conti, non c’è paragone tra il rendimento fornito l’anno scorso in regia dal capitano (31 partite e 4 gol) e la somma del suo rendimento di quest’anno (18-1) e quello di Crisetig (26-0) che in prospettiva se vuole raccoglierne l’eredità deve sveltire il gioco, verticalizzarlo e concludere a rete (mica poco beninteso). Per il resto tra vecchi e nuovi non c’è stata poi tutta la differenza che lo scoramento per la retrocessione vorrebbe far credere. Qualcuno dice che non ci saremmo dovuti privare di Ibarbo (13 pres. 2 gol) a gennaio, ma in fondo con lui la squadra ha fatto 13 punti, non è che stesse volando. Come importanza nell’economia dei valori della rosa, la cessione del colombiano fa il paio con quella, sempre a gennaio di Nainggolan (17 pres. 2 gol) l’anno passato. C’è chi poi rimpiange Pinilla (26 pres. 7 gol un anno fa), ma a ben vedere se mettiamo a confronto il rendimento del cileno (che peraltro segnò 6 reti dal dischetto e solo una su azione) e quello di Ibrahimi (25 pres e 2 gol), con i sostituti Joao Pedro (27-4) e Farias (28-6), il saldo è addirittura favorevole a questi ultimi. Casomai si sarebbe dovuta evitare la cessione di Pinigol a una diretta rivale visto che ormai è assodato che il primo anno lo fa sempre bene quando cambia squadra. E le 5 reti segnate da Nenè (in 23 presenze), sono omologabili alle 4 di Cop (in 14 presenze da gennaio). Continuando la disamina, contnua la caduta libera di Pisano che già l’anno scorso non brillò (13 presenze contro 23). Il neo acquisto Balzano (23-0) pur tra gli errori è stato più utile e combattivo del Perico (20-0) di un anno fa. Rimanendo alla difesa, Rossettini (30-3) si è grosso modo confermato (36-0 l’anno scorso),  così pure nelle amnesie in marcatura che hanno mandato spesso in gol l’avversario diretto. Il resto è tappezzeria: Benedetti (5-0) è partito a gennaio come l’anno passato fece Ariaudo (4-0), mentre Gonzalez (6-0) e Diakité (8-0) non hanno inciso come del resto accadde a  Oikonomou (1-0) e Del Fabro (3-0). A sinistra si è confermata la vecchia falla in copertura, dove Murru è passato da 21 a 6 presenze senza gol, mentre Avelar è salito da 20 a 30 (senza dimenticare l’inutile Bastrini utilizzato una volta l’anno scorso). In questo caso ballano 4 gol in attivo che l’anno passato non c’erano. A centrocampo fondamentalmente uguale il rendimento di Dessena (28-1 contro 33-0) e Cossu (22-2 contro 29-0 di cui però solo 5 intere); decisamente meglio invece Albin Ekdal, passato dalle 22 presenze con appena 1 gol, alle attuali 32 con 5 reti. Più consistente anche Donsah (21-2) rispetto a Eriksson (20-0), così come M’Poku (14-2) trovata la sua giusta collocazione ha inciso più di Vecino (9-2), acquistato anche lui a gennaio. I giovani Adryan (5-0) e Barella (1-0) e le meteore Tabanelli (3-0) e Husbauer (2-0) si sono equivalsi. Rimangono le 6 presenze del bimbo Caio Rangel (stessa età di Loi che ne fece 3) e rimangono due sciagure equiparabili: Longo (25 pres. e mezzo gol poi attribuito autogol) e Cabrera (19-1).  Simile nelle due stagioni il rendimento di Sau (26-5 quest’anno, 30-6 l’anno scorso). Tutto questo po’ po’ di cifre e rimembranze vuole arrivare a tre considerazioni. 1) la rosa non era tanto più scarsa della precedente e la differenza in negativo l’hanno fatta soprattutto i tecnici Zeman e Zola (per Festa il bilancio si farà alla fine e sarà comunque migliore dei predecessori). 2) Giulini ha ottenuto un risultato inferiore spendendo molto più di quanto spese Cellino l’anno passato . E questo è un aspetto al tempo stesso positivo e negativo. Positivo perché non è vero che il neo presidente ha il braccino corto; negativo perché certe spese come i soldi per Cop, 1 milione per Cragno, 1.2 per liberare Zeman (a parte l’ingaggio) dall’impegno col Bologna oltre ai soldi investiti per Ceppitelli, Capuano e prestiti vari, non sono stati dei buoni investimenti. A meno che non si riscatti e valorizzi nei prossimi anni gente come Donsah che potrebbe ripianare tutto. 3) Il lungo pontificato di Cellino consentì al vecchio presidente rapporti per così dire diplomatici col palazzo calcistico, che negli ultimi 11 anni di serie A gli permisero di ottenere i risultati  non solo sfruttando le forze in campo. Quante partite, vinte o perse, abbiamo visto negli anni scorsi sul genere di Palermo-Atalanta di una settimana fa? Forse anche per questo, senza più paracadute, il Cagliari di quest’anno non ha mai dato l’impressione di essere una squadra votata alla lotta. Non ci era più abituato.

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10 Pensieri su &Idquo;Cagliari: analisi di una caduta

  1. Dal punto di vista numerico direi che l’analisi è perfetta, anch’io (per quello che conta il mio giudizio…) sono uno di quelli che ritiene la rosa di quest’anno non così scarsa. Credo però che la squadra di ques’anno vada analizzata più in profondità, a me è sembrata una squadra che spesso e volentieri ha denotato totale mancanza di personalità, sia nei giovani che nei meno giovani, a prescindere dall’allenatore. Cosa non ha funzionato? Io alla prima giornata (a Sassuolo) ho visto Cossu correre come un ossesso e mi sono detto:”Però, ha corso più oggi che in tutto lo scorso campionato”, dopo un po’ mi sono resco conto che era una corsa con poco costrutto, e così per altri, vedi Dessena, Balzano….., infatti, ogni volta che abbiamo incontrato avversari chiusi, ne siamo usciti con le ossa rotte. Potrei proseguire per ore: quasi mai pericolosi sulle palle da fermo, un incubo invece su quelle avversarie; imprecisione totale nei passaggi, sembriamo una squadra amatoriale….
    Cosa si è rotto? Non voglio credere che qualcuno ha giocato al tanto peggio…
    Sino alla fine del primo tempo di Cagliari-Fiorentina un’idea di gioco si era vista, poi cosa è successo?
    Io non so darmi una spiegazione, se qualcuno dovesse averne qualcuno, leggerò volentieri, ma non riesco a farmi una ragione di un fallimento simile.

  2. “un risultato inferiore spendendo molto più …”

    senza considerare il fatto che poi sia arrivata una retrocessione, la nuova dirigenza aveva annunciato un nuovo modo di intendere il calcio a Cagliari e invece la mentalità in campo è rimasta tale e quale quella delle stagioni scorse.
    non c’è nulla di male a proporre calcio attendista ma perchè proclamare invece che si vuol fare calcio propositivo come marchio di fabbrica quando calcio propositivo non se ne vede neanche con Zeman?

  3. Le responsabilità di questa retrocessione vanno giustamente distribuite a vari livelli. Ma, a mio modestissimo parere, le differenze tra la rosa di quest’anno e quella dello scorso campionato ci sono, eccome. Oltre a quelle di Astori e di Nainggolan (andato via a gennaio 2014, è vero, ma non rimpiazzato degnamente né allora, né poi), si è sentita l’assenza di Ibarbo, uno che magari non segnava, ma un rigore o qualche cartellino a carico degli avversari lo portava a casa spesso. Così come si è sentita la mancanza di un centravanti di peso, capace di spizzarti un pallone di testa, di farsi sentire in area, di tenere alta la squadra. Almeno uno tra Pinilla e Nené, insomma, andava confermato, in questo sciagurato campionato 2014-2015. Poi, ancora, ci sono mancati il miglior Sau (a proposito, hai trascurato di menzionarlo nella tua analisi…), e, forse più di ogni altra cosa, la giusta “cattiveria”, quegli “attributi” tanto reclamati dai tifosi anche ieri, alla fine di una partita che avremmo potuto (oltre che dovuto) vincere, nonostante tutto. Magari sarebbe servito a poco, giusto a posticipare di una settimana un verdetto già scritto da tempo. Ma si sa, la speranza è l’ultima a morire, tanto più per chi ha sangue rossoblù nelle vene.
    Ora non ci resta che sperare in una pronta risalita in serie A. Non sarà facile, ma io voglio crederci fin d’ora.

    • non essendoci per ora stata la sbandierata rivoluzione delle geometrie rapide, del gioco a due tocchi tutto rasoterra, senza lanci e cross e via dicendo… e invece alla fine si giocava come sempre… e si che ci sarebbero serviti Ibarbo per creare scompiglio, Pinilla o Nenè per spizzarti un pallone di testa, farsi sentire in area e tenere alta la squadra… e magari ci serviva anche Cabrera!

    • Hai ragione, Sau l’ho inserito in un secondo momento. Per lui un campionato in linea con quello dell’anno scorso (26 presenze e 5 gol quest’anno, 30-6 l’anno passato): entrambe le stagioni sottotono rispetto a quello che ci aveva fatto vedere nella prima.

  4. Nanni, complimenti per l’analisi; con supporto dei numeri hai dato la conferma a ciò che pensavo da tempo.
    Io, nello spiegare il disastro di quest’anno, aggiungerei anche il fattore “società”. Il Cagliari Calcio (o la Cagliari Calcio come amava dire l’ex presidente) era fondamentalmente “one-man company” e questo se da una parte deresponsabilizzava i giocatori dall’altra li rendeva direttamente responsabili davanti al loro datore di lavoro. La nuova proprietà ha dato un’impronta diversa, se vogliamo più “professionale”, con figure intermedie dove i contatti Proprietario-Calciatori non sono sempre sembrati così diretti come in passato. La nuova situazione avrebbe avuto necessità di “professionisti” in tuitti i sensi, ovvero calciatori meno “bambini” ed area tecnica più competente e consona alla situazione.
    Rimanendo sempre sul fattore “società”, la precedente gestione era una delle più longeve ed anziane della serie A, aveva maggiore ‘leadership’ (per dirla con termine esotico) e quindi “pesava” maggiormente nella stanza dei bottoni. L’attuale ha dovuto pagare lo scotto del noviziato (un po come l’ospite invitato per la prima volta nella bisca) e la posizione non proprio felice tenuta durante l’elezione del presidente della FIGC (infatti se già camini sull’orlo del precipizio, basta una piccola spinta per farti cascare – al riguardo vedasi alcune partite di metà campionato). Se poi scegli pure Zeman, con tutto il suo trascorso, beh allora ……

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