Non perdete tempo a leggere questo pezzo: correte a comprare il libro di “8nello”

Antonello è un ragazzo particolare, unico. In oltre trent’anni di giornalismo ho conosciuto fra i colleghi gente di tutti i tipi, ma un altro come lui, un amico tengo a sottolineare, non potranno mai inventarlo. Perché in apparenza è pieno di contraddizioni, e invece è lineare come pochi. Passa per essere un tanalla e ti ricopre con slanci di generosità che non ti aspetti; sembra aperto e gioviale e in realtà sono pochissimi a raccogliere le sue confidenze; certe volte ti dà l’idea di uno che esagera a crearsi stress e problemi, e te lo ritrovi compagnone di tavolate e ti fa sbellicare dalle risate. Professionalmente fa di tutto per apparire poco innamorato del suo mestiere, salvo scoprire che come topo di biblioteca per le ricerche dei suoi pezzi è di una pibincheria e una precisione che unite a una memoria da elefante pochi altri possono mettere sul piatto. Ha poi una cosa che per quelli della mia generazione è impagabile: tira fuori sempre racconti e abitudini degli anni Sessanta, con una varietà e un’originalità tale che se per caso le storie sono quelle che ti ha già raccontato, diventano comunque diverse e quindi nuove. In ogni caso imperdibili.  Da uno così non potevo che aspettarmi qualcosa di originale, e così quando un po’ di tempo fa suonò al citofono di casa per chiedermi di scendere, non mi meravigliai. Dopo aver scacciato in fretta l’idea che mi volesse vedere per un regolamento di conti (non ne avrebbe avuto ragione, ma rimanendo in stile con le storie di quel periodo poteva starci un: “calandi a basciu chi ri ongu una bussinara”), mi mise in mano un libro che aveva appena fatto stampare dalla Cuec, con un gesto dal quale traspariva tutta la sua impazienza per sapere cosa ne pensassi. “Eravamo giovani nel 1967” sottotitolo: “La storia mai raccontata del Cagliari in America”. “Nanni, dobbiamo parlarne. Cosa vogliamo fare?”. Antonello, intanto me lo leggo, perché già dal titolo ho capito che mi piacerà moltissimo. E poi francamente non saprei. Anch’io ho finito il mio libro ma non mi sembra il momento giusto per lanciarlo ora. Ti ringrazio e ti prometto che ci metterò molto tempo per leggerlo”. Mi guardò con una faccia strana, ma poi capì che voleva essere un complimento. Ogni volta che mi capita fra le mani qualche libro che apprezzo particolarmente, cerco di allungarne la lettura all’infinito, perché so già che al momento in cui chiuderò l’ultima pagina mi verrà un velo di tristezza. Cosa volete, un bel libro (questo lo è di sicuro e mi sembra di essere fin troppo banale nel dirlo) è sempre un compagno di viaggio, un rifugio piacevole che ti fa star bene. E come tale vorresti tenerlo al tuo fianco all’infinito. Perché la scusa di partenza era saperne di più su quella tournée un po’ squinternata vissuta dal Cagliari nel ’67 in giro per Stati Uniti (e se vi fidate di uno che sulla storia rossoblù qualche cosa l’ha letta, è tutto un susseguirsi di racconti inediti e curiosissimi). In realtà Antonello Deidda, mi scuso con voi e con lui se solo ora cito nome e cognome del protagonista, scrive cinque libri in uno. C’è la parte sportiva;  ci spiega la quotidianità e i sogni dei giovani cagliaritani di quel periodo; traccia una sorta di almanacco di tutti i gruppi del firmamento musicale e dei Club che imperversavano nella nostra città e nella nostra regione; ci racconta com’era, cos’era, cosa si proponeva di essere Cagliari con i suoi tram, i casotti, i biliardini e le mille abitudini; è una sorta di enciclopedia del fumetto e dei film “musicarelli”.  Con la schietta ironia, con l’applicazione di quel “parla come mangi” che solo il mio amico Antonello poteva dare. E leggendo pagina dopo pagina, tra un allenamento di Giulio, in attesa dal dentista, in aereo e persino su una panchina di piazza Galilei, non mi sono affatto vergognato di ridere a voce alta. Passando agli occhi di chi mi guardava allibito come uno di quei personaggi pittoreschi raccontati nel libro. Che per tutti è titolato “Eravamo giovani nel 1967”, ma per me suona meglio con il grido di battaglia con cui salutavo Deidda nella redazione della Nuova Sardegna ogni giorno che lo incontravo: “Oh Antonello!!! …Oohh Tonello”””… Ottonello… “8Nello….”.

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4 Pensieri su &Idquo;Non perdete tempo a leggere questo pezzo: correte a comprare il libro di “8nello”

  1. Leggeremo questo libro non foss’altro che per la curiosità che hai destato tu.
    Attendiamo con impazienza anche le tue ultime fatiche che ci stai facendo disigiare da tempo

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