Juve-Champions: Morata l’unico campione in carica, Pirlo, Tevez ed Evra l’hanno già sollevata. Quando Lantieri e Cau giocavano col franco-senegalese

Una rivincita attesa 12 anni. Gianluigi Buffon è l’unico superstite dell’ultima Juventus che arrivò a una finale di Champions League e che la perse ai rigori contro il Milan (3-2 dopo che anche i tempi supplementari erano finiti 0-0) il 28 maggio del 2003 a Manchester. Per il portierone recordman di presenze in azzurro è uno dei pochissimi trofei che ancora manca. Nell’odierna finale di Berlino sono solo quattro i bianconeri che hanno già messo in bacheca la più importante competizione europea per squadre di club. Evra e Tevez vinsero la Champions del 2008 col Manchester United (anche quella partita finì ai rigori, 6-5 contro il Chelsea dopo l’1-1 al 120’). Tevez peraltro conquistò anche l’omologo trofeo sudamericano, la Coppa Libertadores, con gli argentini del Boca Junior  nel 2003. Pirlo invece ha già assaporato la gioia di sollevare la coppa dalle orecchie grandi per ben due volte con la maglia del Milan (2003 appunto, quando battè proprio la Juve di Buffon, e 2007 quando con i rossoneri si prese la rivincita sul Liverpool di Benitez che aveva vinto nella rocambolesca finale di due anni prima rimontando dallo 0-3. Ma tra i 22 titolari in campo stasera e panchinari al seguito, l’unico campione in carica che può sperare di difendere il trofeo conquistato l’anno scorso è Alvaro Morata. Spedito in campo da Ancelotti nel derby al posto di Benzema al 79’ sull’1-0 per l’Atletico, il giovanotto prese parte alla grande rimonta che dopo il pareggio di Sergio Ramos in pieno recupero si concluse sul 4-1 per i Blancos ai tempi supplementari. In panchina tra i bianconeri partirà stasera Alessandro Matri, che la Champions l’ha vinta seppur molto alla lontana, nel senso che faceva parte della Primavera del Milan (debuttò proprio quell’anno in serie A con i rossoneri lanciato da Ancelotti nell’ultima gara di campionato) nel 2003.

Tra i tifosi sardi che seguiranno con trepidazione l’evento ci sono due vecchi compagni di squadra di Patrick Evra agli inizi della carriera del franco-senegalese.  Marco Lantieri (1979), promosso allenatore degli allievi nazionali del Cagliari dopo il passaggio di Festa alla prima squadra, nel 1998 giocava nella Primavera rossoblù e venne ceduto in prestito al Marsala in C1 dove giocò poco 4 partite da fluidificante di sinistra, proprio il ruolo attuale di Evrà che però allora, appena 18enne, veniva schierato da Agatino Cuttone come mezza punta (24 gare e 3 gol). L’attuale juventino, che fece poi una carriera stratosferica prima al Monaco e poi al Manchester United di Alex Ferguson, l’anno dopo passò in B al Monza, dove però sia l’ex perugino Frosio che l’ex milanista Antonelli, i due tecnici che si alternarono sulla panchina brianzola, lo vedevano poco. Quell’anno Evrà giocò solo 3 volte e a Siniscola c’è oggi un suo compagno di allora, Roberto Cau (1976), ex promessa che il Bari schierò 4 volte in A facendolo debuttare a 19 anni, può vantare un impiego maggiore quell’anno coi brianzoli, essendo stato schierato in 9 occasioni. Cau, mezza punta mancina, non sarebbe diventato l’erede di Zola come molti gli avevano pronosticato (fece il professionista girando una quindicina di squadre tra la C e le serie minori), ma di certo può raccontare ai nipotini questo suo piccolo primato.

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