Il rito di Nuvoli e le mie nipoti: svelato il segreto della Dinamo

Man mano che avanza nella sua formidabile stagione, scopriamo sempre qualche tassello in più della Dinamo e dei suoi protagonisti. Anche un ignorante completo in materia oggi sa per esempio che Dyson non è il nome di un pugile pronunciato da una persona raffreddata. Così come credo non ci siano più dubbi sul fatto che il vero nome del “muro” Lawall sia TheWall.  Continuando sul tema, Bryan è uno che conosce bene i Ferry del mestiere, e nessuno sa entrare a canestro al ritmo di Logan (il Logaritmo appunto). Certo, anche gli avversari non scherzano. Ieri notte, pur distrutti dopo la sconfitta, non hanno voluto venir meno al solito rito della cena dal traditore Cau (Kaukenas). Loro ce l’hanno messo tutta del resto, soprattutto con  Cervi detto Peppone in onore del grande Gino (e non del sempre inimitabile Pirisi, rimanendo in tema di basket e di Banco di Sardegna). Ma non potevano nulla contro Don Camillo Sacchetti, il padre che ha sempre una parola buona per tutti salvo fargli saltare la mosca al naso.

Quello però molti non sanno, è che la vittoria in gara sei ha un nome e cognome che non compare a referto, quello di Sandro Nuvoli. Questi è un poliedrico signore che nella vita riesce in qualunque campo: dalla sanità alla scrittura, dal commercio al tifo. Ma è soprattutto una persona umile che mai si prenderebbe i meriti di un successo che pure gli spetterebbero in maniera innegabile. Chi scrive, testimone di quanto accaduto nelle ultime 48 ore, potrebbe liquidare l’argomento con un semplice “cosa non si fa per la scaramanzia”, ma bisogna conoscere i dettagli per capire.

Domenica pomeriggio chiamo il mio amico Sandro dopo il solito pranzo pantagruelico di famiglia. “Le mie nipotine non hanno mai dovuto presentare i documenti alla dogana di Macomer per entrare in territorio sassarese – gli dico – come già in passato vorrebbero acquistare due biglietti per la partita di mercoledì a Sassari. E’ ancora possibile?”. La risposta non si fa attendere: “Scordatelo Nanni, io e mia figlia siamo abbonati, ma non riuscirei a trovarne altri nonostante il diritto di prelazione”. 30 ore dopo il Banco perde a Reggio e poco dopo arriva un sms: interessano ancora i due biglietti? Le mie nipoti sono due personaggi radiosi, belle da frequentare perché trovano sempre un aspetto positivo in tutte le situazioni e sanno cosa significhi sorridere alla vita. Non avevano fatto un dramma dopo il primo no, ma non ci mettono un attimo a dire ora di si. E così ieri, di primo pomeriggio, sono partite e intorno alle 18 si sono presentate a casa del prode Sandro per prendere possesso dei preziosi tagliandi. “Stasera mi dedicherò al ballo sardo di Bonorva per la festa di San Giovanni” si è giustificato il mio amico nel consegnarglieli, ma ovviamente era un penosa bugia cui non ho creduto neanche per un attimo. In realtà perso per perso anche Sandro lunedì dopo il ko si è affidato alla scaramanzia: la vittoria del Banco a costo di rinunciare a vederlo. Cosa che puntualmente è avvenuta.

L’episodio mi ricorda qualche pazzia analoga che feci in gioventù, a metà tra fioretto e superstizione. La corsa da Capoterra a Cagliari con il mio compagno Maccu Perdiu il giorno stesso dell’esame di maturità per scongiurare la bocciatura al fotofinish; le mani sui santissimi per tutta la durata degli incontri a partire da Italia-Argentina ai mondiali dell’82; il “sacrificio di Ifigenia” con il lancio del pallone in mare spinto al largo dal forte maestrale agli Europei del 2000. Purtroppo a differenza degli altri riti quello riuscì sino alla semifinale con l’Olanda, poi entrò lo scirocco che riportò in riva il pallone per la finale con la Francia che infatti venne decisa dal golden gol transalpino.

Alla fine dei conti c’è però qualcosa che non mi torna: capisco il fioretto di Sandro, ma c’era proprio bisogno di inserire nel contratto anche la figlia? Comunque sia caro presidente Sardara, al duo Nuvoli dovresti come minimo regalare un abbonamento a vita. Così come alle mie nipoti del resto.

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5 Pensieri su &Idquo;Il rito di Nuvoli e le mie nipoti: svelato il segreto della Dinamo

  1. Ho capito che aveva vinto da sopra il palco, durante unu ballu tundu, vedendo le facce degli avventori di un bar della piazza. Domani non so cosa farò, ma se funziona, sabato mi presento da Sardara per la riscossione

  2. Poter dire “io c’ero” è una grande soddisfazione, ma per di più esser riuscita a far la foto con Datome è stato il massimo..
    Ora l’unica cosa che posso fare è imparare a memoria “faccia di turra” entro domani

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