Solo Alghero può regalare certe emozioni

Zia Mariuccia era in prima fila. Non segue il calcio ma i nipoti, seppur acquisiti, e quindi non poteva mancare. Gloria, pazza di Juve con l’autografo di Conte tatuato sulla gamba, aveva iniziato il lavoro al turno delle 5 del mattino per liberarsi alle 11 ed essere presente. Gigi, bomber di famiglia che avrebbe potuto fare una carriera da calciatore professionista se solo avesse deciso di spostarsi un po’ più in là di Bosa. Al Meta, quando sono arrivato alle 10,30, mi aspettava zio Carmelo, classe 1931, e a quel punto gli auspici erano tutti favorevoli. L’ultima volta che l’avevo incontrato, qualche anno fa, avevo vinto una gara di nuoto in mare aperto riservata ai master, risultato di scarso valore tecnico, ovviamente, ma ai miei occhi la più grande impresa sportiva di cui sia stato capace. Alghero è bella, bellissima, e non dico niente di nuovo, ma ieri era ancora più ridente del solito e, forse per la prima volta, l’ho sentita anche un po’ mia. I bimbi del Cagliari Academy; il sindaco Mario Bruno che dell’accezione comune del politico ha poco e nulla essendo soprattutto una brava persona che vuole fare, e che molto ha già fatto per la sua città. Snocciolava una formazione dell’Alghero primi anni Settanta (con Grillone in panchina credo, ma non ci giurerei) che partiva dal portiere Tedde. Bruno in quel periodo era un bambino di otto-nove anni al massimo. La platea era di un colore scintillante, la sala piena. Mio suocero Carmelo (un altro Carmelo Alfonso. Ad Alghero sono tanti i Carmelo e Luigi Alfonso) , artefice di cotanto spettacolo, al solito cercava di stare alla larga dalle luci della ribalta. Cosa impossibile visto che erano tutti lì per il libro del genero, e quindi per lui. Pretendeva addirittura di non sedersi al tavolo dei relatori, con il pluricampione Antonello Cuccureddu, che aveva (e non poco) contribuito a far conoscere quasi 50 anni prima; con il mio ex caposervizio Francesco Pinna, affettuoso come un fratello (sarà sicuramente l’esultanza per non dovermi avere più fra i piedi al lavoro); con Peppone Pirisi, istituzione algherese nello sport; e con lo stesso sindaco, calmo e disponibile con tutti. Ora dovete sapere che ad Alghero gli Alfonso sono una tribù immensa, si muovono tutti assieme per andare a mangiare la pizza. E nelle occasioni come quella di ieri non possono mancare. Tutti festosi e partecipi, nessuno che abbia chiesto un libro in omaggio: tutti si sono messi in fila per offrire il proprio contributo. Appassionati di calcio o meno. Come Tore, che di cognome non fa Alfonso ma che è un grande amico di Carmelo. O come sua moglie Tonina, la più competente di calcio fra tutti (gli altri mi perdoneranno), cagliaritana di Sant’Avendrace, diventata poi algherese per amore di suo marito. Questa tribù mi ha fatto felice, ha fatto felice la mia famiglia e ci ha regalato una giornata indimenticabile. Grazie Stefania per aver donato ai nostri figli robuste dosi di sangue catalano.

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